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Che cos’è ‘splinternet’?

splinternet

“Splinternet”, ovvero l’idea che il web, da sempre immaginato come una grande community globale online, si trasformi in un labirinto di piccole entità regionali e nazionali, regolato da una miriade di leggi in conflitto fra loro. Il rischio “splinternet” non è poi così remoto, secondo l’Economist, che ripercorrere la storia della Rete dai suoi albori, quando i pionieri del web sognavano un cyberspazio libero, in grado di sottrarre potere agli stati nazione.

Ma ormai da tempo Internet ha smesso di essere il parco giochi di alcuni pochi smanettoni, per diventare invece lo strumento più importante per gestire il nostro mondo.

I governi stanno guadagnando sempre più spazio in rete, sfruttando le potenzialità del Cloud per fornire i servizi più svariati attraverso i dati, o meglio i Big Data, che peraltro non sono un’entità astratta, ma si trovano immagazzinanti in enormi data center che hanno sedi fisiche in stati nazionali. Stati sovrani che possono quindi gestire questi dati.

Ed è per questo che i governi nazionali, soprattutto quelli dei grandi paesi, possono imporre alle aziende le loro leggi e i loro regolamenti anche in materia di privacy.

Dal 2012 ad oggi, secondo i dati del think tank Internet & Jurisdiction, si contano più di un migliaio di casi di problemi giurisdizionali legati alla rete creati da governi e tribunali.

Non passa giorno che un nuovo caso salga agli onori della cronaca.

Ad esempio, qualche settimana fa Facebook è finita sotto indagine in Germania, con l’accusa di non fare abbastanza per limitare l’hate speech sulla piattaforma.

Il 2 dicembre in Francia il Consiglio di Stato discuterà un appello del CNIL, il Garante Privacy di Parigi, nei confronti di Google accusato di non far rispettare il diritto all’oblio su richiesta degli utenti.

Per finire, la Russia ha da poco bloccato l’attività di LinkedIn nel paese, per non aver rispettato la norma secondo cui tutte le web company attive nel paese devono conservare i dati sul territorio russo.

Insomma, l’idea di un’unica rete libera è seriamente a rischio e nel giro di 10 o 20 anni potrebbe lasciare spazio ad una rete frammentata e divisa, secondo le previsioni dell’Economist, secondo cui per mantenere l’attuale forma del web è necessario una costellazione di organizzazioni multi stake holder, aperta a tutti coloro che vogliono dire la loro su temi specifici.

Certo, trovare consenso intorno a questa idea dal punto di vista legale e politico sarà molto più complicato che dal punto di vista tecnologico.

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