Cellnex ha mostrato un solido avvio del 2026 e le prospettive future nel nostro paese potrebbero rivelarsi alquanto promettenti, dopo la rottura fra INWIT e i suoi principali clienti, Fastweb + Vodafone e Tim, sul contratto di locazione dei siti per le torri cellulari. Nel frattempo, sul fronte delle torri Tv procedono le trattative fra Rai Way ed EI Towers per la nascita di un popolo unico delle torri di broadcasting, ma il tempo stringe e la deadline per trovare la quadra è fissata al 15 giugno.
Cellnex, ricavi primo trimestre in aumento del 5%
Nel primo trimestre i ricavi hanno raggiunto 984 milioni di euro, registrando una crescita organica pro forma del 4,7% su base annua, sostenuta dalla continua domanda di densificazione delle reti sull’intero perimetro del Gruppo. L’EBITDA Adjusted è aumentato a 832 milioni (+6,4% organico pro forma), mentre l’EBITDA after leases (EBITDAaL) è salito a €595 milioni (+7,2% organico pro forma). Il margine EBITDAaL è cresciuto al 60,5%, rispetto al 58,8% del Q1 2025, grazie a efficienze operative, a una gestione proattiva dei terreni e a una elevata leva operativa.
Le perdite si sono ridotte a 37 milioni rispetto ai 49 milioni dell’anno precedente.
Il miglioramento a livello operativo si è tradotto in una significativa accelerazione nella generazione di cassa. Il Recur-ring Levered Free Cash Flow ha raggiunto 378 milioni, in aumento del 12,2% organico pro forma, mentre il Free Cash Flow è tornato positivo a 118 milioni, rispetto a un rosso di 66 milioni nel Q1 2025.
Le Torri primo driver degli utili
Le Torri hanno continuato a rappresentare il principale contributore agli utili, generando ricavi per 801 milioni, mentre le attività di diversificazione hanno contribuito per 56 milioni da Fiber, Connectivity & Housing Services, 61 milioni da DAS, Small Cells e RAN e 66 milioni dal Broadcasting.
Marco Patuano, Ceo di Cellnex, ha commentato: “Il Q1 2026 rafforza ulteriormente la prevedibilità del nostro profilo di utili e conferma che Cellnex ha superato il punto di flessione nella generazione di Free Cash Flow, attestando la robustezza del modello di business. Questa accelerazione riflette disciplina operativa, espansione dei margini e una intensità di capex strutturalmente più bassa. Al contempo, continuiamo a dare esecuzione alle priorità di ottimizzazione del portafoglio, rafforzamento della struttura patrimoniale e remunerazione disciplinata degli azionisti”.
Allocazione del capitale, struttura finanziaria e visibilità
Nel corso del trimestre, Cellnex ha continuato a dare esecuzione al proprio modello di allocazione del capitale. Il dividendo da 250 milioni pagato a gennaio rappresenta la prima tranche della distribuzione complessiva da 500 mi-lioni prevista per il 2026, con la seconda tranche da 250 milioni in calendario il 15 luglio 2026. Il programma di riacquisto di azioni proprie è avanzato in linea con il piano, con 60 milioni eseguiti nel Q1, raggiungendo 260 milioni completati al 31 marzo sui 500 milioni complessivamente annunciati.
L’ottimizzazione del portafoglio ha ulteriormente rafforzato la flessibilità della struttura finanziaria, con 373 milioni generati dalla cessione del business dei data center in Francia e 170 milioni dal fondo DIV II. In parallelo, Cellnex ha affrontato proattivamente le esigenze di rifinanziamento attraverso l’emissione di bond dual-tranche per 1,5 miliar-di, estendendo le scadenze e fissando il costo del debito al 3,4%.
Al 31 marzo 2026, Cellnex ha riportato una liquidità pari a circa 6 miliardi, composta da 3 miliardi di cassa e 3 miliardi di linee di credito non utilizzate. Circa il 78% del debito lordo è indicizzato a tasso fisso, con un costo medio del debi-to del 2,1% e una scadenza media di 4,3 anni, mantenendo un profilo finanziario resiliente e adeguatamente protet-to.
Prospettive
Cellnex ribadisce la guidance finanziaria per il 2026 e il 2027, supportata da ricavi contrattualizzati a lungo termine, churn limitato, espansione dei margini e un miglioramento della conversione in cassa. Il management rimane fiducioso nella capacità del Gruppo di continuare a generare una crescita sostenibile del Free Cash Flow, garantendo al contempo una allocazione del capitale disciplinata e rendimenti progressivi per gli azionisti.
La società gestisce attualmente un portafoglio di oltre 112mila siti, al netto delle installazioni pianificate fino al 2030, in 10 Paesi europei, con una forte presenza in Spagna, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia.
Mercato italiano delle torri in fermento dopo la rottura fra INWIT e Fastweb + Vodafone e Tim
Il mercato italiano delle torri, intanto, è in fermento. INWIT, prima tower company del paese, sta vivendo una situazione difficile con lo scontro sui contratti in essere con i principali anchor tenants, vale a dire Fastweb + Vodafone e TIM, che hanno revocato il contratto rispettivamente a partire dal 2028 e dal 2030. Una situazione fa rivedere a INWIT la sua Strategia per il futuro, dal momento che i due anchor tenants rappresentano circa l’80% dei ricavi complessivi.
Ricordiamo l’annuncio di una joint venture fra Fastweb + Vodafone e Tim per la realizzazione in autonomia di 6mila nuovi siti 5G entro il 2030: una iniziativa che rafforza ulteriormente l’alleanza sulle infrastrutture 5G, dopo il precedente accordo di RAN sharing delle torri 5G nei comuni con meno di 35mila abitanti.
Faro Antitrust su joint venture Fastweb + Vodafone e Tim per torri 5G
L’obiettivo è migliorare l’efficienza, ridurre i costi (risparmi stimati tra 250 e 300 milioni di euro a testa in 10 anni) e accelerare la copertura nazionale del 5G. L’Antitrust ha acceso un faro su questo accordo e sta valutando l’apertura di un’istruttoria per analizzare potenziali profili critici sulla concorrenza. L’alleanza tra i due principali operatori potrebbe limitare la competizione nel settore delle infrastrutture mobili.
Il progetto rappresenta una sfida diretta a INWIT (che gestisce oltre 25mila torri in Italia), tanto da aver causato un crollo del suo titolo in Borsa e l’annuncio di battaglie legali da parte del tower operator per presunte violazioni contrattuali.
INWIT in trattativa con Wind Tre per rilevare il business dei data center?
Nel frattempo, secondo Bloomberg, la stessa INWIT starebbe tentando di trovare vie alternative per portare avanti il business, in particolare starebbe trattando con Wind Tre per rilevare il business dei data center dell’operatore per un totale di 100 milioni di euro.
Il gruppo delle torri, secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, sta valutando l’acquisto di data center e centrali di telecomunicazione dall’operatore controllato da Ck Hutchison. Secondo quaonto riportato da MF, la potenziale operazione potrebbe entrare in un momento di svolta nei prossimi giorni: le indiscrezioni riportate dalla stampa fanno riferimento a un deal con una valutazione intorno ai 100 milioni di euro e di un’offerta vincolante che il gruppo delle torri guidato dal direttore generale, Diego Galli, potrebbe presentare già questa settimana.
La lite fra Fastweb + Vodafone e Tim con INWIT apre nuovi scenari nel mercato delle torri, scenari certamente potenzialmente positivi per Cellnex e altre tower company più piccole, come ad esempio Phoenix Towers che potrebbero trarre vantaggio dalla rottura fra le parti.
Torri Tv, intesa RaiWay-EI Towers: deadline per un accordo il 15 giugno
Nel contempo, sempre sul fronte delle torri ma in questo caso quelle televisive, la partita per la nascita di un operatore unico delle torri televisive entra nella fase decisiva, con Rai, F2i e MFE-MediaForEurope che stanno cercando di trovare un accordo entro il 15 giugno.
Secondo Il Sole 24 Ore, l’obiettivo è integrare Rai Way ed EI Towers in una società unica da circa 4.700 siti e oltre 500 milioni di ricavi, mantenendo la quotazione in Borsa.
Il quadro resta complesso. Un Dpcm impone alla Rai di conservare una partecipazione non inferiore al 30%, mentre il negoziato si è già esteso oltre i tempi previsti dal memorandum firmato il 19 dicembre 2024, prorogato il 26 settembre 2025 e nuovamente a fine marzo.
In assenza di un’intesa entro metà giugno, il progetto rischia di essere archiviato, con la possibile riapertura della vendita di una quota di Rai Way superiore al 50%, pari a circa il 15%.
Polo unico torri Tv, ma quale futuro industriale?
Di un polo unico delle torri di trasmissione broadcasting si parla da anni.
Se ne parlava da anni, e ora i negoziati sono ufficialmente aperti.
Il dossier è in stand by, mentre il 15 giugno rappresenta una scadenza chiave per evitare il fallimento di un progetto ritenuto strategico per il settore.
C’è da dire che il tempo di vita del digitale terrestre va verso la fine, resta quindi aperto il nodo non certo secondario del futuro industriale di questo nuovo polo se mai vedrà la luce.
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