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Cavi sottomarini, nuovi investimenti globali entro il 2029 per 16 miliardi di dollari

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Secondo il nuovo report di TeleGeography nei prossimi anni crescerà la domanda di banda e nuove reti di cavi differenzieranno le rotte internazionali dei dati, anche per ridurre i rischi di interruzioni.

Le reti di telecomunicazioni aumentano la domanda di cavi, spinta in alto da AI, cloud, streaming video e servizi

La nuova corsa globale ai cavi sottomarini accelera. Secondo i nuovi dati diffusi da TeleGeography attraverso il servizio di ricerca Transport Networks Research Service, il valore dei nuovi sistemi sottomarini che entreranno in servizio tra il 2026 e il 2029 supererà i 16 miliardi di dollari, confermando una fase di espansione delle infrastrutture digitali mondiali.

Negli ultimi nove anni, gli investimenti annuali in nuove reti di cavi sottomarini hanno già superato mediamente i 2 miliardi di dollari l’anno, ma la nuova ondata prevista per il quadriennio 2026-2029 segna un ulteriore salto di scala rispetto al recente passato.

Il trend appare particolarmente significativo se confrontato con il 2025. Fino a oggi, infatti, il settore aveva già mostrato una forte accelerazione, ma i nuovi progetti annunciati indicano che la crescita non solo continuerà, bensì aumenterà sensibilmente di intensità.

TeleGeography sottolinea che, fatta eccezione per alcuni anni anomali, il mercato non registrava un livello di investimenti così elevato dal biennio 2000-2001, quando l’espansione della rete internet globale spinse operatori e investitori a costruire dorsali oceaniche in ogni continente.
La differenza rispetto a allora è che oggi la domanda è sostenuta da una base economica molto più solida: cloud computing, streaming video, intelligenza artificiale, hyperscaler e traffico dati internazionale rappresentano una pressione strutturale e continua sulla capacità delle reti.

È l’Asia a trainare il dispiegamento di nuovi cavi sottomarini

La geografia degli investimenti mostra con chiarezza dove si concentrerà la nuova crescita digitale. Negli ultimi tre anni l’Asia è stata la principale area di sviluppo, con circa 2 miliardi di dollari investiti in nuovi cavi, seguita dalle rotte transpacifiche con 1,7 miliardi. Ma è proprio osservando il periodo 2026-2029 che emerge la portata della nuova espansione.

In Asia potrebbero entrare in servizio sistemi per oltre 3,7 miliardi di dollari, il valore più elevato a livello globale.

Ancora più impressionante la crescita prevista per il Pacifico, dove una serie di nuovi progetti guidati da Google, Meta e altri grandi operatori internazionali porterà investimenti aggregati superiori ai 3 miliardi di dollari. Si tratta di infrastrutture strategiche che collegheranno Stati Uniti, Asia e Oceania, rafforzando la capacità di trasporto intercontinentale e sostenendo l’esplosione del traffico generato dai servizi cloud e dall’intelligenza artificiale.

Cresce la domanda mondiale di banda, rischio saturazione concreto

Dietro questa corsa ai nuovi cavi sottomarini ci sono motivazioni tecnologiche, economiche e geopolitiche. La prima riguarda la crescente scarsità di capacità disponibile sulle rotte più trafficate.
Sebbene molti sistemi non abbiano ancora raggiunto il limite teorico di utilizzo, la domanda globale di banda continua a crescere a ritmi tali da rendere inevitabile la costruzione di nuove infrastrutture. TeleGeography evidenzia che l’utilizzo della capacità sulle principali rotte oceaniche ha ormai superato il 50% e, senza ulteriori investimenti, il rischio di saturazione diventerebbe concreto nel giro di pochi anni.

Un secondo elemento decisivo riguarda l’evoluzione del modello economico dei grandi operatori digitali. I content provider globali, da Google a Meta fino ai grandi hyperscaler cloud, sono oggi i maggiori consumatori di capacità trasmissiva internazionale.
Per queste aziende, acquistare semplicemente banda da operatori terzi non è più sufficiente né economicamente efficiente. Quando il traffico cresce oltre una certa soglia, investire direttamente in nuovi sistemi sottomarini permette di ottenere capacità “a costo industriale”, assicurandosi il controllo di grandi quantità di spettro o intere coppie di fibra ottica. È anche una questione di sovranità tecnologica e di controllo delle reti strategiche.

Diversificare le reti di cavi sottomarini per ridurre il rischio di interruzioni

C’è poi il tema della resilienza. Le reti sottomarine costituiscono l’infrastruttura invisibile che sostiene internet globale: oltre il 95% del traffico dati internazionale viaggia attraverso i cavi posati sui fondali oceanici. Costruire nuovi collegamenti significa aumentare la diversificazione delle rotte e ridurre il rischio di interruzioni causate da incidenti, eventi naturali o tensioni geopolitiche.

In un contesto internazionale sempre più instabile, la ridondanza delle infrastrutture digitali è diventata un requisito essenziale per garantire continuità ai servizi finanziari, alle piattaforme cloud, ai mercati energetici e alle comunicazioni governative.

Anche l’evoluzione tecnologica contribuisce a spingere il ciclo di investimenti. I nuovi cavi vengono progettati con capacità enormemente superiori rispetto alle generazioni precedenti, consentendo di abbattere il costo unitario per bit trasportato, si legge nel report.
In altre parole, più capacità significa maggiore efficienza economica per gli operatori, soprattutto in una fase in cui il traffico globale continua a crescere in modo esponenziale. Parallelamente, molte infrastrutture storiche si avvicinano alla fine del proprio ciclo economico.

La competizione globale si sposta sulle infrastrutture critiche digitali

I cavi sottomarini vengono generalmente progettati per una vita minima di 25 anni, ma la loro sostenibilità dipende sempre più dalla competitività rispetto ai nuovi sistemi ad altissima capacità. Anche se non completamente saturati, molti vecchi collegamenti rischiano di diventare rapidamente obsoleti dal punto di vista economico.

La nuova stagione dei cavi sottomarini mostra dunque come la competizione globale si stia spostando sempre più sul terreno delle infrastrutture digitali strategiche. La domanda di dati cresce senza sosta e con essa aumenta la necessità di reti oceaniche più veloci, resilienti e capaci.
I 16 miliardi di dollari previsti entro il 2029 non rappresentano soltanto un nuovo record finanziario: sono il segnale che la connettività internazionale è ormai considerata un asset critico per la sicurezza economica, industriale e geopolitica dei prossimi decenni.

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