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Caos Brexit in UK, Tensioni Spagna-Catalogna, Discorsi di fine anno di Merkel e Macron

Regno Unito, il Partito Conservatore resta avanti nei sondaggi nonostante il caos sulla Brexit

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Nonostante le divisioni interne, il caos sulla Brexit ed i timori sul futuro del Regno Unito, il Partito conservatore resta in testa nelle preferenze degli elettori britannici: e’ questo il dato piu’ significativo, in parte anche sorprendente, dell’ultimo sondaggio realizzato dalla societa’ YouGov di rilevazioni statistiche dell’opinione pubblica e commissionato dal quotidiano “The Times”, che ne pubblica i risultati nella sua edizione in edicola oggi mercoledi’ 2 gennaio. In base a questa ricerca, dunque, i Tory raccolgono l’adesione del 41 per cento dei votanti, contro il 39 per cento ottenuto dal Partito Laborista. Scendono invece tutti gli altri partiti minori presenti a livello nazionale: il Partito liberal-democratico si conferma al terzo posto, ma cala dal 9 al 7 per cento; il Partito per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP) passa al 5 al 4 per cento e pure i Verdi perdono scendendo dal 4 al 3 per cento; i resti sono conquistati dai partitini “regionali”, dal Partito nazionale scozzese (SNP) alle formazioni che in Irlanda del Nord raccolgono l’adesione rispettivamente dei lealisti protestanti (DUP, Partito democratico unionista) e dei repubblicani cattolici (Sinn Fein). I due punti in piu’ dei Conservatori rispetto ai Laboristi, commenta il giornale, confermano la tendenza che si era andata affermando nel corso di tutto il 2018: anzi, i Tory hanno persino ampliato il proprio vantaggio, che era di un solo punto percentuale nel sondaggio precedente realizzato tra il 16 ed il 17 dicembre scorso, quando i due maggiori partiti del paese erano dati rispettivamente al 39 ed al 38 per cento. Non sembrano dunque aver modificato questo equilibrio, le grandi turbolenze registrate alla fine dello scorso anno a Westminster, nel “Palazzo” della politica, soprattutto all’interno del Partito conservatore: a titolo esemplificativo, il “Times”ricorda che il primo ministro Theresa May ha dovuto subire una sfilza di dimissioni dal suo governo di ministri e sottosegretari, a causa dell’accordo sulla Brexit da lei sottoscritto il 25 novembre scorso con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker; che alla Camera dei Comuni in piu’ di un’occasione le e’ venuta meno la stampella rappresentata per il suo governo dai dieci parlamentari del DUP; e che ha sofferto una umiliante sconfitta nel voto di fiducia interno al partito, in cui ha si’ vinto, ma un terzo dei deputati conservatori le ha votato contro. E tuttavia, secondo il sondaggio, l’apprezzamento degli elettori per la sua personalita’ politica e’ tornata a quei buoni livelli che la premier non vedeva da prima delle disastrose elezioni anticipate del giugno 2017. La ragione sottostante a questi sorprendenti risultati del sondaggio, secondo il “Times”, risiede principalmente nel fatto che la Brexit e’ un terreno minato anche per il Partito laborista e per il suo leader Jeremy Corbyn: il 50 per cento dei suoi elettori nel referendum del 2016 voto’ per restare nell’Ue ed il 22 per cento invece si schiero’ a favore dell’uscita del Regno Unito. Negli ultimi tempi Corbyn ha cercato di uscire dall’ambiguita’ sulla Brexit, durata due anni e dettata da considerazioni di carattere tattico: ha dichiarato che il divorzio dall’Ue ci sara’ anche se il suo Partito laborista dovesse vincere eventuali nuove elezioni anticipate e si e’ detto convinto di poter strappare a Bruxelles un accordo migliore di quello accettato dalla premier May. Ciononostante sulla questione restano le profonde divisioni che attraversano il suo gruppo parlamentare, i militanti del partito e gli elettori laboristi; mentre cresce la pressione interna perche’ si schieri a favore di un secondo referendum sulla Brexit.

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Usa, il repubblicano Mitt Romney attacca Trump dalle pagine della “Washington Post”

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Mitt Romney, deputato repubblicano dello Utah e candidato conservatore alla presidenza Usa nel 2012, ha rivolto una dura critica all’indirizzo del presidente Donald Trump tramite un editoriale pubblicato sulla “Washington Post”. Romney, che giovedi’ assumera’ la carica di senatore, afferma che la presidenza Trump ha imboccato “una ripida discesa” il mese scorso, con la decisione dell’inquilino della Casa Bianca di ritirare il contingente militare statunitense in Siria e le conseguenti dimissioni del segretario della Difesa, Jim Mattis. Il senatore in pectore rivolge a Trump le accuse mossegli dall’ala “neocon” del Partito repubblicano nelle scorse settimane: con la sua decisione, il presidente avrebbe “abbandonato alleati che lottano al nostro fianco” ed esposto gli Usa al rischio di attentati terroristici. Nel suo editoriale, Romney rivendica di non aver sostenuto la candidatura di Trump alla presidenza Usa, nel 2016, e accusa il presidente di alimentare le divisioni nel paese con la sua retorica. A urtare l’esponente repubblicano, pero’, e’ soprattutto l’uscita dalla sua amministrazione di tanti esponenti dell’establishment conservatore e atlantista, che lo stesso Romney elenca nel suo editoriale: “Rex Tillerson, Jeff Sessions, Nikki Haley, Gary Cohn, H.R. McMaster”, (John) Kelly e Mattis”. Secondo Romney, la condotta di Trump, “specie negli ultimi due mesi”, costituisce la prova che l’inquilino della Casa Bianca “non e’ stato in grado di elevarsi alla dignita’ del suo ufficio”. Romney esprime il proprio appoggio ad alcune delle priorita’ politiche del presidente, dalla riduzione della pressione fiscale a carico delle aziende alla deregolamentazione, dalle nomine sul fronte giudiziario sino al contrasto alle “pratiche commerciali scorrette” della CIna. Secondo Romney, pero’, si tratta di “politiche che i Repubblicani mainstream hanno promosso per anni”, e che non bastano a compensare una presidenza priva “della leadership e delle qualita’” necessarie a reggere una nazione “divisa, risentita e arrabbiata”.

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Usa, esponenti di primo piano del Partito democratico preparano la candidatura alle presidenziali 2020

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Dall’ex vicepresidente Usa Joe Biden alla senatrice socialista Elizabeth Warren, diversi esponenti di primo piano del Partito democratico Usa hanno annunciato l’intenzione id candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020, o hanno intrapreso palesi preparativi in tal senso. La senatrice socialista del Massachusetts Elizabeth Warren e’ l’esponente piu’ nota del partito ad aver formalizzato l’intenzione di avanzare la propria candidatura: leri la 69enne Warren ha annunciato l’intenzione di visitare le principali citta’ dello Stato dell’Iowa, il primo ad aprire i seggi in occasione delle presidenziali Usa. La competizione interna al Partito democratico in vista delle presidenziali si preannuncia pero’ la piu’ aperta dal 1992: il Partito ad oggi e’ frammentato lungo linee generazionali ed ideologiche. Warren e’ nota per i suoi duri attacchi retorici al presidente Donald Trump e a Wall Street, che probabilmente le consentiranno di attrarre consensi tra la componente dell’elettorato giovane e socialista del suo partito. La direzione del “Boston Globe”, quotidiano della sua citta’ di nascita, l’ha pero’ gia’ dissuasa dal candidarsi, definendola una “figura divisiva”. Warren, inoltre, e’ nota a molti per aver millantato per anni antenati tra i nativi americani, in un contesto politico e ideologico dominato dalle questioni identitarie. La senatrice dovra’ inoltre misurarsi con figure del calibro dell’ex vicepresidente Joe Biden, che pur non avendo formalizzato la propria candidatura,si e’ attorniato di una rete di organi non-profit e di consulenza che paiono la base per un imminente sforzo elettorale. Un altro probabile candidato e’ il deputato del Texas Beto O’Rourke, che alle elezioni di medio termine ha mancato di poco l’elezione a senatore di quello Stato e che gode del sostegno del mondo dello spettacolo e dell’intellighenzia progressista.

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Spagna, l’irruzione di Vox regala un’ampia maggioranza al cdx

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Con l’irruzione di un nuovo attore sul palcoscenico della politica spagnola niente e’ piu’ come prima e cio’ che sembrava scontato diventa imprevedibile. Lo scrive oggi il quotidiano “El Mundo”, spiegando che, secondo gli ultimi dati raccolti da Sigma Dos, se si votasse oggi, Vox otterrebbe il 13 per cento dei consensi, guadagnando fra i 43 e i 45 seggi in parlamento e stravolgendo completamente le carte in tavola. Dalle intenzioni di voto emerge infatti che il Psoe resterebbe il primo partito, con il 22,6 per cento, una percentuale simile a quella registrata nel 2016, che dimostrerebbe l’incapacita’ di Pedro Sanchez di aumentare il bacino elettorale dei socialisti nonostante il megafono della Moncloa. Tale vittoria, solo apparente, non permetterebbe infatti a Sanchez di ottenere la maggioranza sufficiente per tornare al potere neanche alleandosi con Unidos Podemos e con i partiti separatisti. Tale blocco, secondo Sigma Dos, si fermerebbe infatti a un massimo del 44,2 per cento, pari a 167 seggi. Un’eventuale coalizione formata dal Partito popolare (Pp), Ciudadanos e Vox offrirebbe invece una larga maggioranza, conquistando tra i 179 e i 189 deputati, ben oltre la soglia dei 176 che segna la maggioranza assoluta. Il centrodestra raggiungerebbe cosi’ il 50,9 per cento dei voti, marginalizzando la sinistra. Per quanto invece riguarda i leader, e’ Albert Rivera il piu’ amato, sempre secondo una ricerca realizzata dall’istituto Sigma Dos. Il segretario di Ciudadanos (Cs), spesso accusato di lasciarsi trasportare dai venti politici e di spostarsi verso sinistra o destra per mera convenienza e’ il piu’ apprezzato con 4,22 punti, in calo dai 4,53 dello scorso giugno, su una scala da 1 a 10. Il presidente arancione supera dunque la popolarita’ del primo ministro Sanchez che, a dicembre, cala a 4,05 dal 4,74 registrato nel mese del suo insediamento alla Moncloa. Al terzo posto, Alberto Garzon di Iu, che passa da 3,82 a 4,05 punti; a seguire Pablo Casado del Partito popolare, da 3,72 a 3,67 punti; Pablo Iglesias di Unidos Podemos, da 3,67 a 3,49 punti. Chiude la classifica una new entry, Santiago Abascal, leader del partito di estrema destra Vox, che irrompe sulla scena con 3,20 punti.

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Spagna, la legge di bilancio inasprisce le tensioni all’interno del blocco indipendentista catalano

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – La strategia da adottare in vista del voto sulla legge di bilancio per il 2019 sta rendendo ancora piu’ profonda la spaccatura nata in seno al blocco indipendentista catalano. Lo scrive oggi, in un articolo di commento, il quotidiano spagnolo “El Pais”, spiegando che i partiti separatisti non riescono a trovare un’intesa in merito all’atteggiamento da tenere con il governo centrale guidato dal socialista Pedro Sanchez. Secondo alcuni, infatti, la vittoria della destra in Andalusia dimostra che la stabilita’ dell’esecutivo sia fondamentale per tenere in piedi un dialogo fra Madrid e Barcellona e risolvere cosi’ la crisi catalana. Per altri, al contrario, l’inquilino della Moncloa e’ assolutamente secondario e non funzionale al raggiungimento dell’obiettivo primario, ovvero ottenere la piena sovranita’. Cosi’ come accaduto in occasione della mozione di sfiducia che ha portato al crollo del governo di Mariano Rajoy e all’investitura di Sanchez, anche il voto sulla manovra evidenziera’, ancora una volta, la profonda divisione del movimento indipendentista.Da un lato, sottolinea “El Pais”, c’e’ il puigdemontismo di Waterloo e del presidente Quim Torra; dall’altro, il blocco formato dal settore moderato di Erc e PdeCat.

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Regno Unito, l’ottimismo dei cittadini britannici sulla Brexit sfida gli scenari piu’ foschi

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – I cittadini del Regno Unito sono entrati nell’anno della Brexit, che entrera’ in vigore il 29 marzo prossimo, con “stoicismo e ottimismo”. Lo sostiene oggi il quotidiano britannico “The Times”, sulla base di un sondaggio commissionato alla societa’ di rilevazioni statistiche YouGov. A meno di 90 giorni dal recesso del Regno Unito dall’Unione europea, lo studio rivela che per una buona meta’ dei britannici nel 2019 lo stato delle proprie finanze restera’ inalterato o migliorera’. Cio’ nonostante l’incertezza che ammanta il destino al parlamento britannico dell’accordo sullo Brexit raggiunto il 25 novembre scorso dal primo ministro Theresa May con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Permangono, infatti, i rischi di una “no-deal Brexit”, ossia una caotica uscita del Regno Unito dall’Ue con nefaste conseguenze pratiche, logistiche, economiche e finanziarie per il Regno Unito. Tra gli allarmi lanciati negli ultimi mesi, ricorda il “Times”, spiccava quello della Banca d’Inghilterra, che a novembre preconizzava una diminuzione di oltre l’8 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), un crollo del 30 per cento del valore degli immobili ed un raddoppio della disoccupazione, al 7,5 per cento. Una recessione peggiore di quella seguita alla crisi finanziaria globale del 2008. Il pessimismo, afferma il “Times” non sembra aver intaccato piu’ di tanto la fiducia dei cittadini del Regno Unito nell’economia del paese. Nel sondaggio condotto da YouGov, la maggioranza degli intervistati riconosce che nel complesso l’economia britannica versa in cattive acque. Tuttavia, alla domanda sulle prospettive personali, il 13 per cento del campione ha risposto che saranno migliori e il 37 per cento ha detto che la propria situazione restera’ invariata. I pessimisti sono aumentati, ma solo dal 37 al 40 per cento, mentre il 10 per cento ha risposto “Non so”. Per il “Times”, la resistenza dello spirito stoico dei britannici si spiega in parte con la maggiore sicurezza percepita a proposito del lavoro: tre su quattro sentono che il loro posto di lavoro e’ molto o abbastanza sicuro. In effetti, ricorda il “Times”, l’occupazione nel Regno Unito ha toccato il massimo storico, con il piu’ alto numero di occupati mai registrato ed il minor numero di disoccupati dall’introduzione delle statistiche sul mercato del lavoro. L’ottima situazione del Regno Unito in materia di occupazione ha, inoltre, contribuito ad aumentare i redditi dei lavoratori dopo anni di stagnazione. Nel 2018, le retribuzioni hanno, infatti, iniziato a crescere in termini non soltanto nominali, ma anche reali, sopravanzando sostanzialmente l’aumento del costo della vita.

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Francia, le tre principali riforme del primo trimestre dell’anno

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Riforma della cassa integrazione, del sistema istituzionale e della legge 1905, che regola la separazione tra confessioni religiose e Stato. Sono queste le tre misure principali che il governo francese dovra’ affrontare nel primo trimestre del 2019. In merito al primo provvedimento, il quotidiano francese “Le Monde” spiega che il governo ha previsto dei tagli drastici, che vanno dai 3 ai 3,9 miliardi di euro nei prossimi tre anni. In questo modo, il presidente francese Emmanuel Macron aprira’ un “nuovo fronte” con i sindacati. La riforma del sistema istituzionale e’ invece considerata come la “madre di tutte le battaglie”. A fine febbraio dovrebbe essere pronta una legge che prevede la riforma dei “grandi corpi”, come la Corte di conti e il Consiglio di Stato. La modifica alla legge 1905 mira, infine, a rafforzare i controlli alle associazioni che gestiscono le moschee in Francia. In particolare, tali organizzazioni saranno obbligate a pubblicare i loro bilanci, a dichiarare le donazioni dall’estero e a rinnovare il loro statuto ogni cinque anni.

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Francia, il significato del discorso di fine anno del presidente Macron

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese Emmanuel Macron cerca di ripartire dal suo discorso di fine anno, tenuto il 31 dicembre scorso, nel tentativo di lasciarsi alle spalle le difficolta’ degli ultimi mesi. Il capo dello Stato francese ha riconosciuto che i “risultati” delle politiche attuate dal suo governo non sono “immediati” ma l’obiettivo e’ quello di “andare lontano”. Durante il discorso di fine anno, Macron non ha mai nominato direttamente i gilet gialli per cercare di allontanare un problema che ha messo a dura prova questa fase del suo mandato. Tuttavia, il titolare dell’Eliseo ha condannato la situazione “inaccettabile” che si e’ verificata negli ultimi giorni in Francia con violenze dei gilet gialli ai danni di rappresentanti politici e giornalisti. Il presidente francese ha evocato anche le prossime elezioni europee, sottolineando la volonta’ di costruire “un’Europa che possa proteggere meglio il popolo”. Secondo un sondaggio condotto dall’istituto OpinionWay per l’emittente televisiva francese “Lci”, il 40 per cento degli intervistati ha trovato Macron “convincente”. Per il quotidiano francese “Les Echos”, Macron si e’ mostrato deciso ad “avviare l’anno con un’altra postura”. A sua volta, il quotidiano francese “Libe’ration” definisce Macron “energico, ottimista e autoritario”. Per la leader del Rassemblement National (ex Front National), Marine Le Pen, Macron ha fatto delle “proposte oltraggiose per il popolo”, mentre il deputato del partito di estrema sinistra France Insoumise, Alexis Corbie’re ha parlato di una “incorreggibile arroganza sociale” da parte del presidente francese.

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Francia-Germania, i discorsi di fine anno di Merkel e Macron

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Nel suo discorso di fine anno, tenuto il 31 dicembre scorso, il presidente francese Emmanuel Macron ha “difeso la sua politica riformista, tornando all’offensiva” contro quanti lo contestano in Francia, come i gilet gialli. In particolare, Macron ha affermato che continuera’ con le riforme del sussidio di disoccupazione, della pubblica amministrazione e delle pensioni, “poiche’ negli ultimi anni” la Francia ha “semplicemente ignorato la realta’”. Inoltre, scrive il quotidiano tedesco “Die Welt”, il presidente francese ha formulato “delle verita’ fondamentali” affermando che “Non possiamo lavorare di meno e guadagnare di piu'” e “non possiamo ridurre le tasse e aumentare la spesa pubblica”. Nel discorso di fine anno del cancelliere tedesco Angela Merkel sarebbe stata auspicabile “un po’ della chiarezza” utilizzata da Macron, sostiene “Die Welt”. Il capo del governo tedesco ha invitato i suoi connazionali a essere mostrare “apertura, tolleranza, rispetto, i valori che anno reso forte la Germania”. Secondo “Die Welt”, “tutto e’ giusto” nelle parole di Merkel, ma il cancelliere tedesco avrebbe fatto meglio a impiegare nel suo discorso “un pizzico di Macron” affermando altre “verita’ fondamentali” valide per la Germania. Tra queste, con una critica implicita al governo tedesco, “Die Welt” annovera: “Non si puo’ andare in pensione prima quando l’aspettativa di vita aumenta, non si puo’ pagare di meno l’assicurazione sanitaria e ottenere maggiori vantaggi, non si puo’ smantellare l’industria automobilistica della Germania e mantenere l’odierno livello di prosperita’”.

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Italia-Ue, Salvini auspica superamento “potere di veto” Commissione su bilancio Stati membri

02 gen 10:57 – (Agenzia Nova) – Il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, auspica che il “potere di veto” della Commissione europea sulle leggi di bilancio degli Stati membri dell’Ue possa essere superato. Secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco “Handelsblatt”, il leader della Lega ha commentato il confronto tra Italia e Commissione europea sulla legge di stabilita’ per il 2019. “Spero che questa sia l’ultima legge di bilancio adottata dall’Italia dopo una lunga e complicata trattativa con Bruxelles”, ha detto Salvini. Il ministro dell’Interno ha poi aggiunto: “Spero che il potere di veto della Commissione europea” sulle leggi di bilancio degli Stati membri dell’Ue “possa essere superato”. La Commissione europea aveva inizialmente bocciato la proposta di bilancio presentata dal governo italiano per l’aumento del debito pubblico che prevedeva. Respingendo la legge di stabilita’, Bruxelles aveva chiesto l’avvio di una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Italia. Dopo mesi di difficili trattative, il governo e la Commissione europea hanno raggiunto un accordo che riduce il rapporto tra deficit e Pil nella legge di bilancio dal 2,4 per cento originariamente previsto al 2,04 per cento. In questo modo, la Commissione europea ha dato il proprio placet alla legge di stabilita’, approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati il 30 dicembre scorso.

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