Il nuovo aggiornamento dell’Organizzazione meteorologica mondiale sul fenomeno El Niño, attenzione agli eventi meteo estremi
Solo ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guteress dichiarava: “Il mondo si trova nella zona di pericolo di condizioni meteorologiche estreme. La corsa ora è tra rischi crescenti e il nostro impegno ad agire per il clima e proteggere le persone. Dobbiamo vincere quella corsa”.
Oggi l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha diffuso il nuovo aggiornamento sul fenomeno noto come “El Niño/La Niña”, attraverso il lavoro dei suoi numerosi centri di ricerca sparsi per il mondo, con dati a dir poco allarmanti. Continua il nostro focus sull’andamento dei cambiamenti climatici e la loro interazione con il surriscaldamento globale di natura antropica, con aggiornamenti sugli studi e le ricerche di nuova uscita e le soluzioni tecnologiche che più di altre possono aiutarci a rafforzare le misure di resilienza disposte da centri di ricerca e Istituzioni, mitigando allo stesso tempo l’impatto del clima estremizzato sulla nostra vita, la nostra economia e i luoghi in cui viviamo.
A metà agosto 2026 El Niño risulta ormai pienamente consolidato, con temperature della superficie del mare persistentemente superiori alla media e anomalie in ulteriore intensificazione nel Pacifico equatoriale centro-orientale.
«Le ultime previsioni stagionali dei Centri di Produzione Globale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) indicano una probabilità prossima al 100% che El Niño persista tra settembre e novembre 2026 e tra dicembre 2026 e febbraio 2027», si legge nei commenti allo studio.
Che cos’è El Niño (e La Niña)
Un El Niño particolarmente intenso aumenta la probabilità di alterazioni significative dei regimi climatici su scala globale, con possibili effetti sull’andamento delle temperature e sulla distribuzione delle precipitazioni in numerose regioni del mondo. equatoriale e influenza il clima in molte aree del pianeta. El Niño si verifica quando le acque superficiali del Pacifico centro-orientale diventano più calde del normale, modificando venti, temperature e precipitazioni.
La Niña, al contrario, è caratterizzata da un raffreddamento anomalo delle stesse acque. Entrambi i fenomeni possono favorire siccità, piogge intense, alluvioni e variazioni delle temperature, con effetti diversi a seconda delle regioni.
“Un El Niño di questa portata richiede una preparazione e una risposta altrettanto eccezionali. Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), abbiamo avviato una mobilitazione di queste dimensioni insieme ai Servizi meteorologici e idrologici nazionali, in prima linea nel fornire previsioni e servizi essenziali per proteggere vite umane e mezzi di sussistenza”, ha dichiarato Celeste Saulo, segretaria generale dell’OMM.

Oceani e mari bollenti, con temperature terrestri in crescita, determineranno alluvioni e siccità in tutto il mondo
Per settembre–novembre 2026, le previsioni multi-modello OMM indicano una “maggiore probabilità di temperature superiori alla media in quasi tutte le aree terrestri”, insieme a modelli di precipitazione che mostrano una risposta atmosferica pronunciata e classica al forte El Niño del Pacifico, che tradotto significa: elevate probabilità di alluvioni in alcune aree del mondo, mentre in altre all’opposto sono attesi lunghi periodi siccitosi.
Oceani e mari troppo caldi, come il Mediterraneo (questa estate costantemente diversi gradi sopra le medie stagionali), che noi abitiamo proprio nel centro e di cui dovremmo preoccuparci di più, non fanno che peggiorare gli scenari meteo generali, fornendo alle perturbazioni un’incredibile quantità di energia che poi si riverserà sulla terra ferma sotto forma di alluvioni e venti di tempesta.
Secondo l’aggiornamento OMM, non solo le temperature superficiali degli Oceani sono troppo elevate, ma anche quelle di profondità, fino a +8°C oltre la media stagionale nei mesi di luglio e agosto 2026. Un dato allarmante.
Un fenomeno sempre più studiato e lo stesso allarme è stato condiviso anche dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC). I principali modelli di previsione stagionale indicano tutti che il prossimo evento El Niño sarà molto intenso, si legge sul nuovo aggiornamento del CMCC, “con valori medi mensili di anomalia della temperatura superficiale del mare che raggiungeranno un picco di +3,6 °C, circa 0,8 °C in più rispetto al precedente record di circa 2,75 °C stabilito durante l’El Niño del 2015-16”.

Scoccimarro (CMCC): “Ora sappiamo che questo sarà l’evento El Niño più intenso mai registrato“
Per dare un’idea della gravità del fenomeno in atto, la differenza tra l’El Niño più forte e il quinto più forte degli ultimi 150 anni è di soli 0,5 °C circa, il che significa che le previsioni attuali indicano un riscaldamento del Pacifico ben al di sopra di qualsiasi valore osservato in precedenza.
“Ora sappiamo che questo sarà l’evento El Niño più intenso mai registrato, sia in termini di previsioni per i prossimi mesi – con il 96% dei modelli che indicano che questo evento sarà il più forte nella storia delle osservazioni moderne – sia, in particolare, in termini di valori assoluti della temperatura superficiale“, ha spiegato in una nota Enrico Scoccimarro, ricercatore del CMCC.
“Le temperature eccezionalmente elevate registrate nell’estate 2026 sono dovute principalmente alla tendenza di lungo periodo del riscaldamento di origine antropica, e non all’El Niño che si sta sviluppando nel Pacifico equatoriale. Il fenomeno ha già superato alcune soglie critiche, ma il suo impatto più forte sulla temperatura media globale deve ancora manifestarsi. Gli effetti di El Niño, infatti, tendono a emergere con alcuni mesi di ritardo rispetto al riscaldamento osservato nelle acque del Pacifico. Questo El Niño si svilupperà quindi su una base climatica già eccezionalmente calda e i suoi effetti più pronunciati non si faranno sentire fino all’autunno del 2026 e all’inizio del 2027”, ha affermato Leone Cavicchia, ricercatore del CMCC.
La combinazione tra riscaldamento globale di lungo periodo ed El Niño potrebbe dunque spingere ulteriormente verso l’alto le temperature medie del pianeta, aumentando la possibilità che il 2027 faccia registrare nuovi record globali.
Bisogna condividere informazioni e prepararsi alle emergenze
Per questo, viste le stime e i fenomeni intensi ed estremi che potrebbero verificarsi, l’altro elemento chiave dell’aggiornamento è la volontà da parte dell’Organizzazione di collaborare con le Istituzioni locali e i governi di tutto il pianeta per provvedere a migliorare e rafforzare ogni sistema di prevenzione e allerta precoce in caso di eventi gravi, unico modo per ridurre l’impatto di questi fenomeni sulla vita delle persone e sui territori.
Poiché El Niño può alterare i regimi meteorologici e climatici anche a migliaia di chilometri di distanza dal Pacifico tropicale, disporre di previsioni affidabili è fondamentale. Governi, agenzie umanitarie, imprese e comunità possono così anticiparne gli effetti e prepararsi per tempo, riducendo i rischi per la popolazione, le attività economiche e i territori.
In Africa l’estremizzazione del clima minaccia la vita di 162 milioni di bambini
Secondo nuove stime dell’Unicef, più di 162 milioni di bambini, oltre due terzi di tutti i bambini dell’Africa Orientale e Meridionale, vivono in aree esposte all’impatto del fenomeno El Niño del 2026/2027, che si sta intensificando. La siccità sempre più grave, il caldo estremo e le inondazioni minacciano l’alimentazione, la salute, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, l’istruzione e la sicurezza dei bambini. Le previsioni indicano un lasso di tempo limitato ma cruciale per intervenire prima che si manifestino le conseguenze più gravi.
Le valutazioni dell’UNICEF evidenziano rischi urgenti e sovrapposti per i bambini in Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Mozambico, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Uganda, Zambia e Zimbabwe. Ad esempio, in Somalia, secondo lo scenario più grave, le inondazioni potrebbero colpire direttamente fino a 2,5 milioni di persone, causando sfollamenti e compromettendo l’accesso dei bambini al cibo, all’assistenza sanitaria, all’acqua potabile e all’istruzione; in Etiopia, decine di migliaia di bambini rischiano di essere colpiti, in particolare nelle aree già colpiti da grave insicurezza alimentare e vulnerabilità; e nel Sud Sudan, la siccità, il caldo estremo e le inondazioni localizzate minacciano di aggravare l’insicurezza alimentare e la malnutrizione, aumentare i focolai di malattie e aggravare i rischi di carestia e di sfollamenti su larga scala.

Satelliti, AI e allerta precoce: così la tecnologia può ridurre i danni di El Niño
El Niño non può essere fermato, ma i suoi effetti possono essere previsti con sempre maggiore anticipo e, almeno in parte, mitigati. È qui che tecnologia e osservazione della Terra assumono un ruolo strategico: satelliti, modelli climatici, intelligenza artificiale e sistemi di allerta precoce consentono di seguire l’evoluzione del fenomeno e trasformare i dati raccolti in informazioni utili per proteggere popolazione, attività economiche e territori.
Il primo anello della catena è rappresentato dai satelliti. Missioni altimetriche come Sentinel-6 Michael Freilich e Sentinel-6B misurano con grande precisione l’altezza della superficie del mare, permettendo di osservare gli spostamenti delle masse d’acqua calda e le onde oceaniche associate allo sviluppo di El Niño. Altri strumenti rilevano la temperatura superficiale del mare, mentre differenti sistemi di osservazione consentono di monitorare venti, precipitazioni, copertura nuvolosa e umidità del suolo.
Pochi giorni fa è stato lanciato a bordo di un Ariane 6, volo VA270, dallo spazioporto europeo nella Guyana francese, il secondo satellite Meteosat Third Generation Imager (MTG-I2). Completerà la prima famiglia di satelliti MTG, fornendoci dati per le previsioni meteorologiche su Europa e Africa settentrionale con una qualità, quantità e frequenza senza precedenti.
MTG-I2 permetterà di seguire in tempo reale l’evoluzione dei fronti meteorologici e fornirà immagini ad alta risoluzione dell’atmosfera sopra l’Europa e l’Africa settentrionale ogni 2,5 minuti.
È un quadro di informazioni essenziale perché El Niño nasce nel Pacifico tropicale, ma i suoi effetti possono propagarsi a migliaia di chilometri di distanza, modificando i regimi delle precipitazioni e delle temperature e influenzando la probabilità di siccità, piogge estreme e altri eventi meteorologici in diverse regioni del pianeta.
Dai dati satellitari alle previsioni
La quantità di informazioni raccolte dallo spazio acquista però valore soprattutto quando viene combinata con i dati provenienti da boe oceaniche, stazioni meteorologiche e sensori terrestri e inserita nei modelli climatici e meteorologici. L’obiettivo è ricostruire con sempre maggiore precisione l’interazione tra oceano e atmosfera e prevedere non soltanto l’evoluzione di El Niño, ma anche le sue possibili conseguenze regionali.
In questo processo sta aumentando anche il contributo dell’intelligenza artificiale (AI) e del machine learning, utilizzati per analizzare enormi quantità di dati e individuare relazioni e pattern complessi. Accanto ai tradizionali modelli fisici, questi strumenti possono contribuire a migliorare le previsioni sull’intensità e sulla durata del fenomeno e, soprattutto, sulla distribuzione geografica dei suoi effetti.
Fondamentale è l’osservazione della Terra dallo Spazio con i satelliti. Le immagini della missione europea Copernicus Sentinel-2, ad esempio, ci hanno permesso di avere contezza del disastro in Nepal e Tibet, grazie alle tecnologie ottiche all’avanguardia impiegate, che consentono di offrire rapidamente dati satellitari e informazioni geospaziali a sostegno delle autorità impegnate nell’emergenza.

Prevedere prima per intervenire prima
La sfida decisiva resta però trasformare la previsione scientifica in prevenzione sul territorio. Sapere con settimane o mesi di anticipo che una determinata regione potrebbe essere esposta a precipitazioni eccezionali o, al contrario, a una grave carenza di piogge permette alle autorità di predisporre misure prima che l’emergenza raggiunga il suo picco.
Entrano così in gioco sistemi di allerta precoce, nowcasting, mappe digitali del rischio e piattaforme di coordinamento, affiancati da reti meteorologiche, sensori IoT e droni. Le comunicazioni satellitari possono inoltre mantenere i collegamenti nelle aree colpite quando alluvioni, cicloni o altri eventi estremi danneggiano le infrastrutture terrestri.
Dall’agricoltura all’energia, proteggere economia e territori
Le applicazioni riguardano direttamente alcuni dei settori più esposti agli shock climatici: agricoltura, gestione dell’acqua, pesca, energia, trasporti e protezione civile. Previsioni più accurate possono aiutare a programmare le riserve idriche prima di una siccità, modificare le strategie di irrigazione e proteggere le colture, ma anche individuare le aree maggiormente esposte a inondazioni e frane e organizzare evacuazioni e interventi di emergenza.
La tecnologia, dunque, non elimina i rischi associati a El Niño. Può però ridurre la distanza tra l’arrivo del pericolo e la capacità di reagire. La resilienza cresce quando satelliti, sensori, modelli climatici e sistemi di allerta funzionano come un’unica infrastruttura: osservare ciò che sta accadendo, prevedere ciò che potrebbe accadere e consentire alle autorità di intervenire prima che un evento meteorologico estremo si trasformi in una crisi umanitaria ed economica.
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