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Butti: “Verifica età minori sul social? Con App IO sarebbe già possibile, ma serve norma”

ALESSIO BUTTI, SOTTOSEGRETARI ALL'INNOVAZIONE

Usare l’app IO per la verifica dell’età, la proposta del sottosegretario con la delega all’innovazione Alessio Butti

Obbligare i siti a rilasciare un QR code che viene messo in contatto con la app IO e c’è una age verification automatica”. Ecco la proposta del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione, Alessio Butti, per introdurre in Italia il sistema di verifica dell’età prima dell’accesso alle piattaforme. “Ma“, ha aggiunto subito Butti, “servirebbe una norma per disciplinare questo sistema”.

È importante valutare questa opportunità tecnologica per la verifica dell’età che consenta un uso più consapevole della tecnologia”, ha spiegato il Sottosegretario.

La proposta

Potremmo già oggi garantire attraverso la app IO l’età di chi usufruisce di determinati servizi online”, ha precisato Butti.

Avremmo già la tecnologia per potere intervenire sotto questo punto di vista obbligando di fatto – qui occorrerebbe una norma – i siti a rilasciare un QR code che viene messo in contatto con la app e c’è una age verification automatica. Qualche provvedimento deve essere assunto”, ha proseguito Butti.

In questo caso, visto che stiamo parlando di minori, per accedere all’app IO si dovrà usare l’apposita versione “SPID per minorenni”, un’identità digitale specifica che permette l’accesso a servizi online pubblici, come quelli scolastici, tramite consenso dei genitori.

Butti: “Nessuna censura, ma viviamo tempi che creano sfide continue”, a cui bisogna saper rispondere

Noi siamo preoccupati rispetto alla questione della igiene mentale, della salute mentale, della non dipendenza dagli algoritmi per i nostri ragazzi, per gli adolescenti. Nessuno vuole censurare però è evidente che stiamo vivendo dei tempi che creano delle sfide continue”, ha sottolineato Butti che sarà ospite a Progress, domenica mattina alle 11.00 su Sky TG24.

Il rapporto tra minori e tecnologia è diventato uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico italiano. La politica se ne sta occupando con iniziative bipartisan e l’obiettivo, non semplice, è tentare di dare risposte concrete ad un problema che rischia di aggravarsi con il passare del tempo.
Smartphone sempre più precoci, social network onnipresenti e piattaforme digitali progettate per massimizzare il tempo di permanenza hanno acceso l’attenzione su rischi concreti: dipendenza, esposizione a contenuti inappropriati, impatti sulla salute mentale e difficoltà nel controllo dell’età reale degli utenti.

Negli ultimi anni, l’Italia ha iniziato a muoversi su più livelli – normativo, regolatorio e politico – nel tentativo di mettere ordine a un ecosistema che, fino a poco tempo fa, si basava quasi esclusivamente sull’autodichiarazione dell’età.

Le regole già in vigore: il nodo dei 14 anni

Dal punto di vista giuridico, un primo punto fermo esiste già. Con il decreto legislativo 101/2018, che ha adeguato l’ordinamento italiano al GDPR europeo, l’Italia ha fissato a 14 anni l’età minima per prestare autonomamente il consenso al trattamento dei dati personali online.

In pratica:

Il problema, però, è noto: questa soglia è spesso aggirata, perché la maggior parte delle piattaforme si limita a chiedere una data di nascita, senza reali verifiche. Il risultato è che bambini anche molto più piccoli accedono ai social come se nulla fosse.

Il primo vero obbligo di verifica dell’età: pornografia online

Il primo intervento realmente vincolante sul tema della verifica dell’età arriverà con l’attuazione del cosiddetto Decreto Caivano. A partire dal 12 novembre 2025, l’AGCOM ha imposto ai siti pornografici l’obbligo di verificare l’età degli utenti per impedire l’accesso ai minori di 18 anni.

La verifica avviene tramite: soggetti terzi certificati, oppure strumenti pubblici come SPID o app dedicate.
Dal 1° febbraio 2026 sono diventati pienamente operativi gli obblighi di verifica dell’età degli utenti anche per i gestori di siti e piattaforme che diffondono contenuti pornografici online e che sono stabiliti in un Paese membro dell’Unione europea diverso dall’Italia.

È un passaggio importante, perché per la prima volta una autorità italiana impone controlli strutturati e non aggirabili, cercando al tempo stesso di bilanciare tutela dei minori e protezione della privacy.

Il fronte politico: social vietati sotto una certa età?

Parallelamente, il Parlamento discute da mesi un possibile inasprimento delle regole anche per i social network. Il tema è diventato trasversale, con proposte che arrivano da quasi tutti i principali partiti.

Il disegno di legge più avanzato è il S.1136, presentato nel maggio 2024 e attualmente all’esame del Senato. Il testo prevede:

Altre proposte, presentate da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega, spingono ancora oltre:

Al momento, però, l’iter è bloccato in commissione: gli emendamenti sono scaduti a gennaio 2026 e manca ancora una sintesi politica.

Questo mentre la tendenza a limitare l’accesso dei minori ai social media, ispirata da una misura australiana adottata a dicembre, sta prendendo piede in diversi Paesi europei, ultimi in ordine di tempo Spagna e Grecia, ma ci sono anche Regno Unito, Germania e Francia.

Verifica dell’età, l’Europa come acceleratore

L’Italia non si muove da sola. In parallelo, partecipa a un progetto pilota europeo insieme a Francia, Spagna, Grecia e Danimarca per sviluppare un sistema di verifica dell’età valido per i social network.

L’idea è quella di un’app interoperabile, integrata nel futuro portafoglio digitale europeo, atteso entro la fine del 2026. L’obiettivo è ambizioso: consentire alle piattaforme di sapere se un utente è maggiorenne o meno, senza conoscere la sua identità, in linea con GDPR e Digital Services Act.

Anche il Parlamento europeo spinge in questa direzione, chiedendo: età minima a 16 anni per i social; stop agli algoritmi considerati “addictivi” per i minori; sanzioni più severe per le piattaforme non conformi.

Una partita ancora aperta

Il quadro che emerge è quello di un sistema in piena evoluzione. L’Italia ha già fissato alcuni paletti, ma sta cercando di passare da regole teoriche a meccanismi concreti di enforcement, cioè di applicazione reale.

La sfida è complessa: proteggere i minori senza creare sistemi di sorveglianza invasivi, responsabilizzare le piattaforme senza scaricare tutto sulle famiglie e trovare soluzioni tecnologiche che funzionino davvero.

Il dibattito è acceso e il percorso non è lineare, ma una cosa è chiara: l’epoca dell’“inserisci la tua data di nascita e via libera” sta finendo. E per social e piattaforme digitali, la verifica dell’età è una questione da affrontare in maniera efficace, non più rimandabile.

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