“Non credo che Sam sia la persona giusta per avere il dito sul pulsante”. Questa frase, attribuita a Ilya Sutskever — co-fondatore ed ex chief scientist di OpenAI — sintetizza il livello di preoccupazione che era maturato, nell’autunno del 2023, all’interno dell’azienda nei confronti del CEO Sam Altman.
È da qui che prende avvio la lunga inchiesta del New Yorker, firmata dal Premio Pulitzer Ronan Farrow e da Andrew Marantz, che, attraverso documenti interni, appunti riservati e oltre cento interviste, ricostruisce la leadership controversa di Sam Altman. Il ritratto che emerge è quello di un manager estremamente efficace ma divisivo, capace di esercitare una forte influenza sugli interlocutori, ma accusato da alcuni ex collaboratori di scarsa trasparenza e di una limitata attenzione alle conseguenze delle proprie decisioni.
Il “Blip” che ha scosso OpenAI
Allora, il co-fondatore di OpenAI, Sutskever compilò circa 70 pagine di messaggi “Slack” e documenti delle risorse umane, inclusi screenshot scattati con il cellulare per evitare di essere scoperti dai sistemi aziendali. I memo, visionati dagli autori dell’articolo, accusavano Altman di mentire abitualmente, manipolare i fatti con i dirigenti e ingannare il consiglio sui protocolli di sicurezza interni.
Il licenziamento improvviso del CEO di OpenAI, il racconto delle ore più difficili e poi il reintegro dopo solo 5 giorni
Il momento di massima tensione arriva nel novembre 2023, quando il consiglio di amministrazione decide di licenziare Altman. La motivazione ufficiale parla di mancanza di trasparenza nelle comunicazioni. Dietro quella formula, secondo il New Yorker, ci sono mesi di frizioni, accuse interne e documenti che segnalano comportamenti ritenuti fuorvianti.
OpenAI era nata come un’organizzazione no-profit con il dovere di dare priorità alla sicurezza dell’umanità rispetto al successo aziendale. Quando il consiglio si convinse che Altman non fosse affidabile, lo licenziò bruscamente mentre si trovava a Las Vegas per una gara di Formula 1. La comunicazione ufficiale fu vaga: Altman “non era stato costantemente sincero”.
Lo shock fu globale.
Satya Nadella (Microsoft), che aveva investito 13 miliardi di dollari, lo seppe pochi istanti prima dell’annuncio. Gli alleati di Altman, tra cui Brian Chesky (Airbnb) e l’esperto di comunicazione Chris Lehane, si mobilitarono immediatamente dalla villa di Altman a San Francisco, creando quello che definirono un “governo in esilio”.
Attraverso una campagna aggressiva sui social media e la pressione degli investitori (come Thrive Capital, che mise in pausa un accordo da 86 miliardi di dollari), Altman riuscì a ribaltare la situazione.
Il colpo di scena dura meno di una settimana.
Dipendenti, investitori e partner – tra cui Microsoft – si schierano con Altman. La maggioranza dello staff minaccia le dimissioni. Il board fa marcia indietro. Altman torna CEO. Dunque, in meno di cinque giorni, fu reintegrato. Sutskever e altri membri del board persero il loro posto.
L’episodio viene ribattezzato “the Blip”, dal fenomeno nei film Marvel in cui i personaggi scompaiono dall’esistenza e poi ritornano, immutati, in un mondo però profondamente cambiato dalla loro assenza.
Dunque, un’anomalia breve ma capace di ridefinire gli equilibri di potere dentro OpenAI.
L’Uomo e il metodo
Altman, nell’inchiesta, viene descritto come un leader dalla volontà di potere implacabile, capace di convincere gruppi diversi che i suoi interessi coincidano con i loro. L’articolo ripercorre la sua carriera:
- Loopt: La sua prima startup, dove alcuni dipendenti notarono già allora una tendenza all’esagerazione e alla mancanza di trasparenza.
- Y Combinator: Altman divenne presidente a 28 anni, ma fu infine allontanato nel 2019. Paul Graham confidò privatamente che “Sam ci mentiva continuamente”.
- La Strategia Apocalittica: Altman ha perfezionato una mossa retorica unica: usare un linguaggio apocalittico per spiegare come l’IA potrebbe distruggerci tutti, per poi argomentare che, proprio per questo, deve essere lui a costruirla.
Il seme di ciò che sarebbe diventato ChatGPT
Nel 2017 Sutskever era in ufficio quando lesse un articolo appena pubblicato da ricercatori di Google, che proponeva “una nuova semplice architettura di rete, il Transformer”. Balzò in piedi, corse lungo il corridoio e disse ai colleghi ricercatori: “Smettete tutto quello che state facendo. È questo”. Il Transformer, vide Sutskever, era un’innovazione che poteva consentire a OpenAI di addestrare modelli immensamente più sofisticati. Da quella scoperta nacque il primo generative pre-trained transformer — il seme di ciò che sarebbe diventato ChatGPT.
Dalla sicurezza al business
OpenAI nasce con una missione dichiarata: sviluppare un’intelligenza artificiale sicura e a beneficio dell’umanità. Ma con la crescita esponenziale degli investimenti e la competizione globale, l’azienda si trasforma progressivamente in una realtà orientata al mercato.
Diversi ricercatori citati nell’inchiesta parlano di uno spostamento delle priorità: la sicurezza, inizialmente centrale, sarebbe diventata secondaria rispetto allo sviluppo di prodotti e alla corsa ai ricavi.
Il potere globale dell’AI
Nel frattempo, OpenAI è diventata un attore geopolitico. Contratti pubblici, applicazioni militari, infrastrutture strategiche e investimenti miliardari in data center e chip collocano l’azienda al centro degli equilibri globali.
Le iniziative di Sam Altman, incluse partnership con Paesi del Golfo, hanno sollevato interrogativi anche all’interno delle istituzioni statunitensi, soprattutto in relazione alla sicurezza nazionale e al controllo delle tecnologie avanzate.
Sotto la guida di Altman, OpenAI è diventata una delle aziende di maggior valore al mondo, con una valutazione potenziale di mille miliardi di dollari.
Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, Altman possiede una capacità quasi “sociopatica” di ignorare le conseguenze dell’inganno pur di piacere al suo interlocutore momentaneo. Mentre un tempo prometteva un’AI sicura per l’umanità, ora definisce la sicurezza come un “intralcio” rispetto alla corsa tecnologica.
Regole pubbliche e interessi privati
Altman ha più volte sostenuto la necessità di regolamentare l’AI. Ma, secondo il New Yorker, OpenAI avrebbe lavorato parallelamente per attenuare alcune proposte normative, evidenziando una tensione tra dichiarazioni pubbliche e strategia industriale.
Alla fine, il punto non è solo Sam Altman. È il modello. L’inchiesta pone una domanda più ampia: le attuali strutture di governance sono adeguate a gestire una tecnologia con impatti economici, sociali e militari così profondi? Infine, la questione centrale: chi stabilisce i limiti dell’intelligenza artificiale in ambito militare? Il mercato? L’esecutivo? Il Congresso? Le aziende stesse?
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