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BT si gioca le ultime carte per evitare lo scorporo

Un board indipendente e un presidente che abbia maggior controllo sugli investimenti effettuati da Openreach nelle infrastrutture. Sono queste le proposte avanzate da BT al regolatore del mercato per scongiurare lo scorporo della rete, a 10 anni dalla decisione di separare la rete di accesso dalla divisione retail.
Quando Openreach venne creata, non vennero realizzate due società distinte ma due divisioni all’interno della stessa azienda sul modello della cosiddetta ‘separazione funzionale’ tra rete e attività all’ingrosso scelto da Ofcom.

Un modello per lungo tempo indicato come il migliore modello in Europa di non–discriminazione ma ora messo fortemente in discussione dai concorrenti, che accusano BT di aver accumulato, grazie a Openreach, profitti extra per circa 6,5 miliardi di sterline in 10 anni. Utili ai quali non sono corrisposti adeguati investimenti nelle infrastrutture.
Accuse che sono state avallate anche come ha denunciato un gruppo di parlamentari favorevoli allo scorporo nel rapporto battezzato provocatoriamente ‘BroadBad’.
In risposta a queste accuse, BT ha promesso nuovi investimenti per circa 1 miliardo di sterline nella fibra ottica nei prossimi 5 anni.

Impegni che sembravano essere sufficienti per l’Ofcom che a febbraio, quando ha pubblicato le conclusioni preliminari della revisione strategica dei mercati delle comunicazioni digitali, ha scartato l’ipotesi dello scorporo ma soltanto a patto che BT apportasse importanti cambiamenti nella gestione di Openreach.
La divisione, aveva prescritto l’Authority “…dovrà prendere le sue decisioni su budget, investimenti e strategie in consultazione con il resto del settore e questo implicherà decisioni indipendenti su dove realizzare le reti a banda larga, quanti soldi investire nel miglioramento della qualità della rete e nelle reti di nuova generazione”.

Le misure ‘correttive’ proposte finora da BT, però, non sarebbero adeguate e a poche ore dal nuovo verdetto dell’Ofcom sul futuro di Openreach, eccone arrivare di nuove in extremis.
“Vogliamo assolutamente formare un board con un presidente e una maggioranza di consiglieri indipendenti; dare maggiore autorità a Openreach nella determinazione del suo programma di investimenti e collaborare coi concorrenti per garantire che Openreach fornisca loro servizi della stessa qualità di quella offerta a BT Retail”, ha detto il Presidente di BT, Sir Mike Rake a BBC Radio 4.

Basterà?

Oltre ai concorrenti, tra cui Vodafone e TalkTalk, che chiedono di scorporare la rete, BT è stata messa all’angolo anche da un nuovo rapporto pubblicato nelle scorse settimane dalla commissione Cultura, Media e Sport del Parlamento. Secondo il documento, che accusa l’incumbent di investire troppo poco nelle infrastrutture, BT avrebbe sfruttato la sua posizione dominante per prendere decisioni “in favore delle priorità e degli interessi del gruppo” a scapito degli azionisti e dei consumatori.
Se l’ex monopolista non darà le adeguate garanzie del suo impegno a risolvere le criticità evidenziate dal rapporto, la Commissione potrebbe raccomandare all’Ofcom di procedere con la piena separazione di Openreach.

Contro lo spin off di Openreach da BT si è pronunciato nei mesi scorsi il ministro britannico per l’economia digitale, Ed Vaizey, secondo cui “la separazione completa sarebbe un’impresa enorme, incredibilmente lunga e potenzialmente molto controproducente”.

Se l’Ofcom dovesse però decidere per la misura ‘estrema’ dello scorporo, sarebbe il maggiore scossone strutturale per BT dopo la privatizzazione, realizzata 32 anni fa.

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