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Bryan Johnson, il miliardario che vuol salvare la terra estinguendo i poveri

Pelle bianca come l’avorio. Volto anodino. Capelli lunghi, raccolti sulla nuca, conditi con qualche impiastro di oli ed erbe. Muscoli tesi come quelli del David di Michelangelo. Sguardo robotico. Negli ultimi mesi un uomo è balzato agli onori della cronaca per un esperimento al quale si starebbe sottoponendo volontariamente. Con lo scopo di non invecchiare, anzi di ringiovanire. È il miliardario americano Bryan Johnson, nato nello Utah 46 anni fa, patron di una società di venture capital focalizzata sulle biotecnologie, chiamata OS Fund, che si prefigge, fra l’altro, di produrre e vendere una sorta di elisir di lunga vita.

In questo progetto Johnson ci mette la faccia, e pure il corpo. Almeno così pare. Il magnate americano vive, infatti, in una casa-clinica-palestra, monitorato h24 da costose attrezzature che rilevano i suoi parametri vitali. Intorno a lui un’equipe di medici e scienziati che pianifica ogni minuto della sua vita, stabilisce quando e cosa deve mangiare, quali farmaci deve assumere, quali attività fisiche e mentali deve svolgere. A sentir lui, usa più di cento farmaci ed il suo cibo è interamente composto da sostanze diluite in pappine e beveroni che darebbero il voltastomaco a chiunque altro. Ha perfino tentato trasfusioni di sangue del giovane figlio nelle sue vene. Il tutto con il generoso intento di dimostrare che la scienza è in grado di non farci invecchiare, anzi di ringiovanirci.

A comprova delle loro tesi, gli scienziati di Johnson offrono numeri immaginifici. Anche se era già noto – senza che Johnson si sottoponesse a questa prova da squilibrato mentale – che i ricchi vivono in media nove anni in più dei poveri (!) come ha stabilito una ricerca dell’University College di Londra. Secondo la sua equipe medica, Johnson ha il cuore di un 37enne, la pelle di un 28enne, la capacità polmonare di un 18enne. E tutto è in continuo miglioramento. C’è il rischio che presto ce lo ritroveremo in fasce a ciucciare il latte dai capezzoli di una balia, primo neonato della storia esperto di trading in borsa.

I pubblicitari fanno apparire Johnson come un androide telecomandato, che non ha tempo da dedicare ad altro se non al suo filantropico esperimento (ne abbiamo avuto riprova nella trasmissione “Petrolio” di RAI 1 del 6 settembre scorso, dedicata alla longevità, che ci ha parlato proprio di lui). Qualunque cosa faccia deve essere approvata dagli scienziati, tranne gli stipendi degli scienziati stessi. Quelli no! Quelli li decide lui, ovviamente. Così come è lui a programmare le attività della sua società, a seguire l’andamento in borsa delle sue azioni. Quel che è certo è che tra qualche tempo lo stile di vita Johnson e le poltiglie che trangugia giornalmente li troveremo sul web a prezzi abbordabili solo da quelle poche migliaia di miliardari che vivono sulla Terra: 3.000 secondo Forbes. O, più verosimilmente, anche dalla fascia dei milionari, che sarebbero 56 milioni, stando ad una ricerca di Credit Swisse.

Ovviamente questo bel programma ha anche una prospettiva green (come va di moda oggi): se tutto dovesse andar bene e l’elisir sarà immesso sul mercato, pian piano la popolazione terrestre si limiterà ai ricconi (solo quelli che assumeranno il beverone di Johnson) che, a quel punto, per il loro scarso numero, avranno un impatto minimo sulla biosfera: emetteranno pochissimi gas serra, i ghiacciai si riprenderanno, gli eventi estremi finiranno, il caldo soffocante si placherà, piante ed animali ripopoleranno la Terra. Mentre gli altri otto miliardi di “poveri” (fra loro anche i benestanti che non si potranno permettere il beverone di Johnson), fra carestie, catastrofi, epidemie, guerre, migrazioni, fallimenti di banche e di stati, cambiamenti climatici e veleni vari, potrebbero gradualmente diminuire, sino ad estinguersi del tutto. Il programma sa un po’ di eugenetica ma risolverebbe un sacco di problemi per i governanti delle nazioni. C’è però un problema. Bisogna capire se anche gli altri ricconi, oltre a Johnson, sono disponibili a rinunciare ai pranzi pantagruelici, ai drink di superalcoolici, a stare stesi immobili sotto il sole dei Caraibi, a sniffare coca e fare sesso, ad assaporare carni argentine, caviale russo, tartufi d’Alba e perché no, ‘nduja di Spilinga. Quel che è certo è che alla fine, si dovrebbe adeguatamente riscrivere anche qualche passo della Bibbia. Come l’incipit del discorso della Montagna, nel vangelo di Matteo: “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Alla famosa frase di Gesù, a quel punto si dovrebbe aggiungere: “e beata anche la Terra perché su di essa resteranno solo i ricchi, non di spirito ma di portafoglio”.

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