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Broadcaster e Tv locali contro asta frequenze e abolizione riserve

Broadcaster nazionali e Tv locali molto critici nei confronti delle modifiche normative in cantiere che riguardano la liberazione della banda 700 da parte delle emittenti entro il 2022, scaturite dal Tavolo Tv 4.0. Dopo il piano annunciato dal Mise due giorni fa, che prevede il superamento della riserva di 1/3 delle riserve alle locali (con il superamento della ‘Legge Gasparri’) e un’asta senza rilanci (ma comunque onerosa) per l’assegnazione delle frequenze aggiuntive alle tv nazionali, i broadcaster hanno protestato. Le indicazioni del Mise saranno tradotte in un emendamento alla legge di Bilancio, per correggere l’impostazione originaria della Manovra sull’asta 5G e la migrazione del settore tv dopo il passaggio dei 700 Mhz alle telco da concludere entro il 2022. Il vecchio schema prevedeva 10 mux per le nazionali e 4 mux per le locali, che però dopo l’abolizione di 1/3 delle riserve, su indicazione dell’Agcom, saranno dimezzati. In questo modo ci saranno 2 Mux in più per le nazionali, che andranno all’asta.

Aeranti Corallo ‘Mancano i criteri per assegnare capacità trasmissiva alle locali’

Oggi la nota critica di Aeranti Corallo, in relazione alle proposte di modifica normativa relative al rilascio della banda televisiva 700 e al passaggio alla tecnologia Dvbt-2, presentate dal Mise al Tavolo Tv 4.0

Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo, la federazione di categoria che rappresenta 181 imprese televisive locali, ha evidenziato che qualora venga attuata la soppressione della riserva di un terzo della capacità trasmissiva fino a oggi prevista per le tv locali, gli spazi trasmissivi previsti per queste ultime sarebbero assolutamente insufficienti e si verificherebbe, pertanto, un inaccettabile forte ridimensionamento del comparto.

“Inoltre – ha proseguito Rossignoli – non sono stati previsti criteri per l’assegnazione della capacità trasmissiva alle tv locali, con conseguente evidente incertezza circa le modalità di tutto il processo di transizione al Dvbt-2 e con l’impossibilità di operare investimenti al riguardo”.

“Oltre a ciò – ha aggiunto Rossignoli – gli indennizzi previsti per la liberazione delle frequenze da parte delle tv locali sono assolutamente inadeguati. AERANTI-CORALLO – ha concluso Rossignoli – auspica, pertanto un ripensamento del processo di transizione che consenta il mantenimento del pluralismo informativo nel comparto”.

C’è da dire che invece il Governo considera 2 mux sufficienti per coprire il fabbisogno delle tv locali. Tanto più che con il nuovo standard Dvbt-2 la compressione del segnale permette la convivenza di un numero superiore di canali sulle stesse frequenze e per trasmettere le televendite non servirà l’ultra HD.

Confindustria Radio Tv, allarme per il futuro del digitale terrestre

Ieri era stata la volta di Confindustria Radio Tv, che rappresenta le emittenti nazionali, in primis Mediaset e La7, che hanno lanciato l’allarme sul futuro del digitale terrestre.

“Pesanti ombre per il futuro della TV digitale terrestre gratuita, nelle modifiche proposte oggi (due giorni fa ndr) dal Mise al Tavolo TV 4.0 sulla liberazione della Banda 700”, si legge nella nota di Confindustria Radio Tv.

Una piattaforma, il digitale terrestre, che da tempo sente la forte concorrenza delle nuove modalità di fruizione video, Netflix, OTT e on demand, e dovrà per forza nel prossimo futuro fare i conti con una progressiva e inevitabile obsolescenza nonostante la capillare diffusione nel nostro paese.

Asta competitiva, nuovi player in arrivo?

“La previsione di un’asta competitiva onerosa per le eventuali (non è chiaro quante) reti derivanti dalla rimodulazione della riserva del terzo in favore dell’emittenza locale è una scelta foriera di gravi conseguenze – sostiene Confindustria Radio Tv -. Nel tempo in cui la liberazione di risorse frequenziali per il 5G riduce del 50% lo spettro disponibile per la televisione, diminuire le risorse necessarie per continuare a diffondere tutti i programmi attualmente abilitati, costringendo gli attuali operatori a dover pagare per riavere frequenze che gli spettano di diritto, affidando, peraltro, ad una lotteria a pagamento gli spazi naturalmente disponibili è una mortificazione per la piattaforma digitale terrestre. Un danno grave per gli operatori che su questa hanno investito in termini tecnico-industriali, professionali, creativi, in virtù di diritto d’uso fino al 2032/34. Un danno anche per il pubblico in termini di pluralismo e di libera offerta concorrenziale”. 

Di certo l’asta aprirà scenari interessanti, con la possibile partecipazione di soggetti finora non presenti sul digitale terrestre, che potrebbero decidere di entrare nell’arena come ad esempio Sky, che sbarcando sulla tv in chiaro con nuovi canali, oltre al canale 8 e 50, rappresenterebbe una nuova forte minaccia per i player tradizionali. Un’ipotesi tutt’altro che esclusa a priori, anche perché il bacino di clienti pay sul satellite è stazionario e un nuovo target di utenza in chiaro potrebbe certamente fare gola all’emittente satellitare.

Vedremo.

 

Chiesta revisione

Confindustria Radio Tv, visto l’esito del tavolo Tv 4.0, ora chiede che in sede parlamentare ci sia una profonda revisione di questo passaggio dell’emendamento governativo, ricordando che, in assenza, sarebbe pesante per lo Stato l’esposizione a lunghi contenziosi e a pesanti indennizzi.

Confindustria Radio Tv “chiede che in sede parlamentare ci sia una profonda revisione di questo passaggio dell’emendamento governativo, ricordando che, in assenza, sarebbe pesante per lo Stato l’esposizione a lunghi contenziosi e a pesanti indennizzi. Il rischio è anche quello di mettere a repentaglio la restituzione delle frequenze recentemente assegnate mediante gara per i servizi mobili in 5G, che per quanto riguarda le frequenze relative alla Banda 700 MHz hanno fruttato oltre 2 miliardi di euro”.

Mirella Liuzzi (M5S): ‘Obiettivo superare Legge Gasparri’

Per ora, l’emendamento alla Legge di Bilancio ancora non c’è, ma dovrebbe essere presentato entro venerdì. Si tratta di un emendamento del governo alla manovra targato Cinque Stelle, che punta a “superare la legge Gasparri” sul nodo delle frequenze tv per il digitale terrestre. Mirella Liuzzi, deputata M5S in commissione Trasporti e Vigilanza Rai, illustra i punti salienti dell’emendamento: “Il provvedimento – ha detto all’Adnkronos – serve a mettere ordine alla ripartizione delle frequenze dovuta alla liberazione della banda 700 MHz per il 5G e soprattutto viene incontro alle esigenze della Rai e degli utenti di non dover cambiare l’antenna della propria abitazione. Rispondiamo, quindi, a un’esigenza che ci ha manifestato l’Agcom, ovvero il superamento della riserva di un terzo delle risorse spettrali alle tv locali e andiamo a dare alla Rai un Multiplex in una qualità diversa”.

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