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BreakingDigital. Vivendi-Mediaset, la mossa del cavallo di Berlusconi. Rai-Enel nuovo asse sul digitale?

Michele Mezza

Michele Mezza

La mossa del cavallo di Silvio Berlusconi riapre i giochi sul mercato televisivo italiano.

Non senza tremori, vedo non pochi opinionisti sul punto di lamentarsi della scelta di Arcore non frenati dal fatto che per 25 anni abbiamo chiesto che il cavaliere si disfacesse del suo conflitto di interessi.

Oggi si apre una fase in cui la famiglia Berlusconi, come Forza Italia, decide di mettere in soffitta il suo leader e di cercare di massimizzare le rendite azionarie dei suoi asset: tv, library, rete.

Il compratore è Vivendi, che, a differenza degli italiani in questo quarto di secolo, decide di muoversi in una logica integrata, sparigliando su due fronti: Mediaset e Telecom Italia.

Si preannuncia così una internazionalizzazione non solo della Tv di oggi, ma soprattutto di quella di domani.

L’Italia assiste così anche nel settore televisivo al compiersi del suo tragico destino di sempre: dal primato si genera una sconfitta.

Dopo l’informatica, negli anni ’80, dove con lo squagliamento dell’Olivetti perdemmo ogni possibilità di interloquire nella filiera del software; e dopo la telefonia mobile, dove, dopo il boom dei consumi, perdemmo tutti e quattro i gruppi di esercizio nazionali; oggi anche nella TV dove segnammo record di consumi e produzioni a livello mondiali, stiamo diventando osservatori della morte della TV nazione.

Un fenomeno che sta già dilagando in Europa: Scandinavia, Spagna, Belgio.

Una dinamica per cui la TV non coincide più con un solo paese, una sola lingua, un solo sistema culturale e politico.

I centri di comando di internazionalizzano, e si concentrano.

E soprattutto si digitalizzano.

E’ proprio il passaggio dalla TV generalista alla Internet Tv che muta radicalmente il quadro.

Non cambia solo il sistema distributivo, ma i linguaggi, gli utenti, i contenuti e le dinamiche sociali. Cambia la politica insieme allo show.

Nel lontano 2000, ricostruendo il progetto Rainews24, presentammo, insieme ai nostri due co-autori, Edoardo Fleishner e Pierluigi Boda, un libretto che la ERI ha giustamente mandato al macero: Internet la madre di tutte le TV.

Spiegavamo, che Rainews24, con il suo carattere prevalente di post produzione on line, basato sul riutilizzo dei materiali che affluivano dalla rete, era proprio un iniziale ed artigianale esperimento di internet non distribuita, ma pensata e fabbricata sulla rete, che sarebbe diventata la TV globale.

Le risate dei più lucidi e occhiuti dirigenti e giornalisti RAI risuonarono per tutti i corridoi di viale Mazzini.

Il senso comune era: “il mainstream della TV è il broadcasting, il resto è dilettantismo”.

Non fu solo la Rai a bucare quell’opportunità, anche la politica e la cultura del paese preferirono rimuovere quel cambiamento, per non dover rimettere in discussione se stessi.

Oggi quella cambiale arriva a pagamento: chi ha nei cassetti capitali, progetti e soprattutto culture e relazioni sociali per mettere in campo un progetto di reale convergenza?

Vivendi dice di sì.

E infatti il gruppo francese ha accumulato capitali, progetti, culture e relazioni sociali proprio immergendosi nella rete. E muove alla conquista dei due gangli vitali di un paese terziario e relazionale come l’Italia: la narrazione televisiva e la relazione connettiva, con Mediaset e Telecom Italia.

Il paese può delegare il proprio racconto?

Possiamo affidare in outsoucing la nostra via alla digitalizzazione delle nostre relazioni?

Possiamo fare con la Tv via internet quello che abbiamo fatto con i telefonini e il personal computer?

E’ un tema strategico per la politica.

E il governo che dice? La Rai vale come la Salerno-Reggio Calabria?

Serve una strategia di risposta vitale e aggressiva.

Due sono i pezzi che abbiamo sul mercato: la Rai e Enel.

L’una è il motore residuale di una narrazione tv, l’altra l’incubatore di un modello di connettività.

Non è plausibile immaginare un’azione integrata?

Davvero la connettività può procedere separatamente dalle tipologie dei contenuti?

Davvero il tornante che ci porterà alla mobile tv va affrontato in ordine sparso?

Non sarebbe legittimo dare alle pulsioni di ottimizzazione e semplificazione dell’azienda pubblica radiotelevisiva anche il senso di una nuova mission?

Perché non immaginare una vera conglomerata della digitalizzazione e dei linguaggi del paese e soprattutto una piattaforma di audiovisualità digitale aperta a tutti i soggetti che devono comunicare urbi et orbi?

Il marketplace degli artigiani italiani deve essere fatto davvero solo da Google?

Insomma perché non rispondere alla mossa del cavallo con un attacco dell’alfiere al cuore del mercato: Enel e Rai per una strategia digitale italiana.

Troppo?

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