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BreakingDigital. Lo smartphone come la macchina da scrivere, un device che incide sul pensiero

Michele Mezza

Michele Mezza

“Sento che questa macchina interferisce con il mio pensiero”. Cosi Friedrich Nietzsche reagì la prima volta che fu messo dinanzi ad una macchina da scrivere. Il grande filoso intuì subito che la meccanizzazione della scrittura mutava le stesse categorie del pensiero.

Quel processo di mutuo scambio fra strumento e contenuto è diventato oggi frenetico e indistinguibile nel gioco delle parti. Per questo ancora oggi solo un filosofo può intuire il passaggio della tecnica da abilità meccanica a istinto antropologico. Esattamente quanto sta accadendo al sistema delle relazioni sociali con la transizione dal computer allo smartphone.

Non cambiano solo il formato o la piattaforma che trasporta i segnali, muta il nostro modo di pensare e di conseguenza bisogna pensare per capire come stiamo pensando. Non è uno scioglilingua, è la formula che Giulio Giorello, massimo esponente della filosofia della scienza italiana, ha usato per sintetizzare cosa sia PollicinAcademy, il nuovo centro ricerche sugli alfabeti del mobile che è stato presentato in questi giorni a Napoli con un forum di due giorni proprio sul tema della portabilità del pensiero e lo smartphone.

Pollicina, il vezzeggiativo che dà il nome al progetto, viene da un altro filosofo, Michel Serres, uno dei mostri sacri dell’Academie Francaise, che presiede il centro di ricerca, e lo ha ispirato, con il suo concetto di petite poucette, appunto di interattività del pollice. che si contrappone a quella dell’indice, tipica del computer da tavolo.

Il pollice, che risponde ad un lobo diverso del cervello, rispetto, alle altre 4 dita della mano, è un nuovo strumento che determina nuovi alfabeti, che interferisce con il nostro cervello, Come percepiva Nietzsche della macchina da scrivere.

Un cambiamento di tali dimensioni che ha portato un gruppo di aziende, fra cui due leader del mercato come Genesis Mobile e Digital Box, a promuovere con l’Università Federico II di Napoli un luogo che non solo analizzasse e decifrasse questa trasformazione ma che praticasse un nuovo modo di scrivere e di pensare, attraverso una piattaforma mobile che sarà l’unica sede in cui si elaboreranno ricerche, forum e analisi dei processi di comunicazione mobile.

A Napoli, insieme ad alcuni componenti del comitato scientifico che guida il centro di ricerche – oltre al presidente Michel Serres, e al professor Giulio Giorello, erano presenti la professoressa Enrica Amaturo, direttore del dipartimento di scienze sociali della Federico II, il professor Antonio Pescapè, docente di sistemi dell’informazione della stessa università napoletana, il professor Giorgio De Michelis, docente di informatica all’Università Bicocca di Milano, Marco Landi, ex global Chairman di Apple, e oggi presidente di Digital Box,  che ha ricostruito le mappe dello sviluppo dell’iPhone che Steve Jobs lanciò durante la sua presidenza a Cupertino.

Ma quanto realmente si può approfondire con uno smartphone, ossia quanto oggi il pensiero può misurarsi con gli spazi brevi?

Questo il quesito che ha animato la prima parte del forum su cui sia Giorello che De Michelis hanno discusso insieme a Landi proprio del modo in cui oggi il cellulare possa essere realmente spazio del pensiero.

Una delle ipotesi che proprio il gruppo di PollicinAcademy, insieme ai ricercatori di Genesis mobile, guidati da Antonio D’Aniello e da Vincenzo De Simone, che hanno sviluppato materialmente la piattaforma (www.pollicinacademy.it), hanno proposto è che oggi riducendosi sempre di più le distanze fra chi sa e chi non sa ancora sono necessarie meno parole, più link, ma meno racconti.

Questo sta storicamente spingendo per una riduzione degli spazi espositivi: dalla pergamena al libro e dai primi libroni copiati a mano a quelli stampati e poi ai singoli fogli di giornali, fino ai 140 caratteri dei tweets.

Nella seconda parte dell’incontro si è proprio discusso della piattaforma e delle modalità di lavoro con il pollice. Tre saranno i temi do base delle ricerche di PollicinAcademy: il ciclo delle news, e le ristrutturazione delle aziende editoriali attorno ad un server; le nuove strategie mobili delle smart cities, e l’evoluzione delle relazioni umani, delle diverse forme di integrazione ed assistenza, mediante appunto i telefonini.

Lungo questi tre assi di ragionamento l’ambizione è quella di combinare culture e linguaggi diversi, ricomponendo, come ormai lo stesso mercato chiede, la scissione fra culture scientifiche e culture umanistiche.

Non è solo un orizzonte intellettuale, è proprio un’esigenza del mercato, delle nuove relazioni con utenti e consumatori sempre più avvertiti, che richiede per chi opera una capacità di lettura ed analisi non tanto delle soluzioni tecnologiche quanto dei comportamenti umani. Il dilagare delle modalità on demand e della personalizzazione porta appunto il mondo del digitale a confrontarsi con l’intreccio dialettico e problematico dei rapporti e dei comportamenti degli esseri umani. Non per tracciarli ma per comprenderli.

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