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BreakingDigital. Elettori sempre più profilati, ma senza territorio la rete non basta

Michele Mezza

Michele Mezza

La campagna elettorale è già memoria. I risultati compongono ora la base di mille analisi. Ma come si sono prodotti questi dati? Come si è parlato ed a chi in queste consultazioni? E su questa scorta, come si annuncia la campagna referendaria d’autunno?

Renzi per rispondere in anticipo a queste domande qualche mese fa ingaggiò un guru americano Jim Messina, il consulente dei democratici, uno che ne sa sempre una più del diavolo sulla comunicazione elettorale.

Ed infatti la sua prima diagnosi fu da manuale: polpastrelli più suole di scarpe, la ricetta.

In dettaglio: grandi data base analitici, indicizzati per arti e mestieri e soprattutto per sentiment geo-localizzato, da usare per forum e chat volanti per profilare milioni di persone con cui andare a parlare personalmente, facendogli intendere che li si conosce e gli si propone quello che vogliono sentirsi dire.

E’ esattamente la strategia di Donald Trump, nelle presidenziali americane. Peccato che il magnate americano disponga di due elementi di cui Renzi non abbonda: le community locali, in cui è storicamente organizzata l’America, e un sistema di volontariato, più o meno disinteressato, che trasformano i dati virtuali in voti reali, con un implacabile porta a porta. Questo, ha spiegato Messina, è l’unico modo per rovesciare e ridisegnare gli stati d’animo degli elettori, rovesciandoli nel loro contrario. Il tutto va fatto nel tempo, con una continua azione progressiva di relazione.

La proposta di Messina, come era prevedibile, ha trovato un Pd inadeguato a interpretarla.

Le relazioni molecolari online sul territorio sono prossime allo zero, supplite dalla frenesia del premier.

I dati sulla significanza di rete che abbiamo monitorato in questi mesi con il gruppo di mediasenzamediatori.org ci segnalavano una martellante azione dei 5S, tallonati a Roma da Meloni ed a Milano dalla Lega. Parliamo di una strategia iniziata almeno un anno fa. Nelle ultime settimane il cambio di scena. A Roma Giachetti saliva negli indici di rete, sia il suo grafo di relazione che il suo indice di sentiment, mentre calavano, vertiginosamente i 5S, e la Meloni rallentava. A Milano Sala bombardava ma non parlava, mentre Parisi faceva i mercati, dopo aver bombardato con i data base della lega.

Torino e Napoli, per motivi opposti, sono stati l’Università dell’effetto Messina.

Nell’ex città Fiat La candidata dei 5S Appendino dopo almeno sei mesi di concentriche azioni di consultazione online si è lanciata pancia a terra sui quartieri, mentre Fassino ha lanciato i suoi nella rete solo negli ultimi 2 mesi. Da questo si ricava che la rete è la base per costruire una rappresentanza sociale, condividendo e negoziando il programma, non gridando slogan, ma ogni azione reticolare va sempre consolidata da una fase finale di contatti fisico diretto, dove mettere a frutto la profilazione degli elettori.

A Napoli invece segmentazioni verticali: il sindaco uscente De Magistris e il contendente del centro destra Lettieri hanno lavorato sui propri data base, costruendo poi arene per il contatto fisico, e lasciando ai candidati nei quartieri il colpo finale, mentre l’improvvisata candidata del Pd Valente, ha cercato il contatto sociale sulle pagine gialle delle arti e mestieri, ignorando praticamente la rete come luogo di aggancio di figure sociali inedite.

Da questo mosaico si conferma che la rete non è una TV travestita, ma è un prolungamento della vita reale dove si verificano e si coltivano relazioni dirette in base ad un’unica assicurazione reciproca: io ascolto quando tu parli. In Politica questo significa dare la certezza di condividere programmi ed azioni. Quando manca questa sensazione cade il collegamento. E niente lo sostituisce in una situazione dove non funzionano più i vecchi mezzi, come comizi, manifesti e riunioni o cene di clan.

Da questi risultati inevitabilmente uscirà una nuova forma partito, un nuovo linguaggio sociale e un’inedita relazione di rappresentanza.

Lo scrollone è stato forte, e forse non inutile.

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