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Bonus nido 2022, ok alle ultime richieste con “riserva”

Per il 73,1% dei bambini italiani non c’è posto, solo 13.834 le strutture attive

In Italia non ci sono abbastanza posti negli asili nido. E’ quanto emerge dall’ultima indagine dell’Istat. I posti complessivi sono 361.318, di cui il 50% all’interno di strutture pubbliche, per un totale (pubblico – privato) di appena 13.834 servizi educativi per la prima infanzia. In media la copertura sul territorio italiano è del 26,9%, Questo vuol dire che in Italia il 73,1% dei bimbi fino a tre anni non è coperto dalla disponibilità di un posto all’asilo nido. Se non ci sono posti però ci sono i soldi, cioè il bonus per gli asili nido 2022.

Vediamo i numeri partendo dal grafico in apertura attraverso il quale è possibile avere il quadro della situazione con la suddivisione fra strutture pubbliche e private. La prima cosa che emerge è il forte divario tra Nord e Sud. Se infatti in Valle d’Aosta il parametro del 33% richiesto da Bruxelles per la copertura “minima” di posti disponibili negli asili è ampiamente superato con un 44,6% andando verso il Sud la disponibilità di posti negli asili cala verticalmente. In Campania, ad esempio, la disponibilità copre soltanto il 7,7% dei bambini da 0 a 3 anni.

Come richiedere il bonus per il nido 2022

Spesso il problema dell’inserimento di un bambino in un asilo nido deriva da difficoltà economiche della famiglia. Oggi aggravate dalla crisi energetica e dal prezzo del carrello della spesa con il pane che raggiunge cifre record in Europa. Per questo motivo è stato confermato anche per il 2022 il bonus nido che consiste in un piccolo contributo da usare per pagare le rette degli asili nido (pubblici e privati autorizzati) o per l’assistenza domiciliare di bambini affetti da patologie croniche.

Bonus Asilo Bis, quando arriva?

Tuttavia è bene specificare una cosa il bonus asilo 2022 è stato confermato con “riserva”. Cosa vuol dire? Che è ancora possibile fare richiesta ma quest’ultima verrà congelata fino a quando non verranno erogate altre risorse. Infatti i 553,8 milioni di euro stanziati sono già esauriti, bisognerà quindi aspetterà la nuova Legge di Bilancio attesa per dicembre 2022 che stanzierà i nuovi fondi per il Bonus Asilo Bis.

Come viene calcolato il bonus? In base all’Isee, cioè:

Il bonus per nido 2022 viene erogato direttamente dall’Inps con rate mensili e non è cumulabile con altre detrazioni.

Le scadenze per richiedere il bonus nido 2022

Questo l’avviso pubblicato dall’Inps: “Le eventuali domande che in base ai tempi di presentazione, per insufficienza di budget, non potranno essere accolte saranno comunque ammesse ma “con riserva”. Qualora a fine anno dovessero residuare somme ancora disponibili, le stesse domande potranno essere recuperate e poste in lavorazione secondo l’ordine di presentazione acquisito”. Dunque, le domande che entreranno in coda “con riserva” saranno soddisfate solo se il nuovo Governo stanzierà nuove risorse entro la fine dell’anno. Il termine ultimo per presentare domanda è fissato proprio al 31 dicembre 2022.

Ancora troppo pochi asili nido in Italia

Ma non va potenziato solo l’aiuto economico il nostro Paese, come abbiamo sottolineato, ha necessità di aumentare i posti disponibili. Vediamo meglio i numeri dell’offerta asilo nido in Italia.  L’offerta si compone principalmente di nidi d’infanzia che sono il 78,8%, e “sezioni primavera” il 12,6% dove vengono accolti i bambini dai 24 ai 36 mesi. Infine troviamo gli spazi gioco, i centri per bambini e genitori e i servizi educativi in contesto familiare, l’8,6%.

Asili nido in Italia: in Umbria sono decisivi i privati

Passando in rassegna regione per regione, la situazione degli asili nido in Italia è disomogenea come mostra il grafico all’inizio dell’articolo. Il numero degli asili nido in Toscana, in Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna e nella provincia di Trento sono sufficienti per il rispetto del parametro posto della Ue, il 33%. A ben vedere, in generale, nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%. Tra i comuni centro delle aree metropolitane del Centro-nord, per la precisione, le città di Firenze, Bologna e Roma si collocano sopra il 45% di copertura, seguite a poca distanza da altre città metropolitane e, in netto distacco, da quelle del Sud e delle Isole, dove la copertura non raggiunge il 20% (a eccezione di Cagliari). Alcune aree metropolitane riescono a garantire un buon livello di copertura anche nei comuni periferici: è il caso di Bologna, Firenze, Milano e Genova. I comuni periferici dell’area metropolitana di Roma, invece, si differenziano notevolmente dal centro dell’area, con una copertura del 23,6%.

Poi c’è il capitolo pubblico-privato. Le strutture private predominano in Umbria, salvagenti che permettono di raggiungere livelli di servizio adeguati. In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento. Un’altra differenza incolmabile fra nord e sud.

I comuni italiani non investono negli asili nido

La spesa impegnata per i servizi educativi nel 2019 è pari a un miliardo e 496 milioni di euro, di cui il 18,7% è la quota rimborsata dalle rette pagate dalle famiglie. Ma attenzione aumenta, e di tanto, la spesa pro-capite per ogni bambino residente di 0 fino a 3 anni. La ragione? Il calo demografico e, dunque, la contrazione della popolazione di riferimento. Se nel 2018 la spesa era circa 866 euro oggi nel 2021 una famiglia spende 906 euro per mandare all’asilo i pargoli.

Fonte: Istat
I dati si riferiscono al: 2021-2022

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