Key4biz

Bitcoin, perso il 50% del suo valore nel primo trimestre 2018 ma la blockchain vola

Ai primi di gennaio 2018 il bitcoin superava di poco i 14 mila dollari di valore sul mercato delle criptovalute. Oggi a fatica si tiene sopra i 7.000 dollari. Il suo valore di mercato si è sostanzialmente dimezzato durante il primo trimestre dell’anno.

Non è certamente il fatto di per sé a generare interesse, una valuta come il bitcoin è volatile per natura, ma certamente colpisce il crollo sui mercati, superiore al 50% attorno al periodo pasquale.

Un vero e proprio tonfo, che ha toccato il suo punto più basso a febbraio, quando la criptovaluta valeva poco più di 6.200 dollari e in solo mese aveva perso quasi il 60% del suo valore.

Il secondo tonfo l’ha registrato i primi di aprile, toccando i 6.600 dollari proprio venerdì scorso.

I motivi? Diversi. Anzi tutto la sua natura instabile, come instabile è anche il mercato globale delle cryptocurrencies. Poi, certamente, le continue voci di una possibile stretta normativa e regolatoria, i dubbi sulla sicurezza di tali transazioni e la paura crescente di una grande bolla speculativa.

Al World economic forum di Davos, a fine gennaio, il finanziere americano George Soros aveva attaccato i bitcoin, “E’ solo speculazione”, spiegando che le criptovalute “sono una tipica bolla basata su una incomprensione“, sono il male, anche se continueranno ad esistere “perché vengono usate per riciclare denaro sporco. Finché ci saranno dittature, ci saranno i bitcoin”.

Prendiamo il crollo di Mt.Gox, un tempo la più grande piattaforma di scambio di bitcoin, il suo ex amministratore delegato, Mark Karpeles, ha dichiarato nei giorni scorsi: “La tecnologia è destinata a rimanere e a svilupparsi ulteriormente, ma i bitcoin potrebbero avere un destino diverso e non farcela”.

Mt.Gox ha presentato istanza di fallimento nel 2014, dopo aver subito il più grande furto di criptovalute della storia, 650 mila bitcoin per un valore di 6,5 miliardi di dollari, e lo stesso Karpeles è stato arrestato in Giappone nel 2015.

E proprio da questa vicenda e soprattutto dalle sue conseguenze di lungo termine potrebbero originarsi nuove minacce al mercato dei bitcoin.

A febbraio Nobuaki Kobayashi, il curatore fallimentare di Gox, ha inondato il mercato di 18.000 bitcoin. Una decisione che se da una parte è vista come inevitabile, viste le ingenti somme che la piattaforma deve sborsare per far fronte alle numerose richieste di risarcimento, dall’altra è stata già bollata come irresponsabile, perché potrebbe far traballare ulteriormente tale mercato.

Esattamente quello che è successo in questi ultimi tre mesi.

In più, molti analisti di mercato vedono la faccenda Gox davvero come una spada di Damocle sul sistema delle criptovalute, se è vero quello che si legge in giro sul fatto che la piattaforma ha ancora in tasca bitcoin per un valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari e che probabilmente li rimetterà in circolo non prima di settembre 2018.

Fino a quel momento, secondo assodigitale.it, il mercato del bitcoin potrebbe registrare perdite e piccole risalite, in attesa della decisione del tribunale che segue il fallimento dell’exchange.

E la blockchain? Come ha dichiarato Karpeles, comunque andrà con le criptovalute, la tecnologia alla base sopravviverà e anzi, potrebbe crescere velocemente grazie a nuove applicazioni.

Una stima che pare confermata anche da IDC, che ha calcolato un aumento della spesa in soluzioni blockchain del 55% tra il 2017 e la fine del 2018.

Se alla fine dell’anno passato gli investimenti globali in questa tecnologia aveva raggiunto i 945 milioni di dollari, per la fine dell’anno in corso tale spesa potrebbe toccare i 2.1 miliardi di dollari.

Ancora più interessanti sono le stime per gli anni futuri, con un una spesa mondiale in blockchain di 9,7 miliardi di dollari nel 2021.

Stiamo parlando di una crescita degli investimenti dell’80% in 4 anni.

Exit mobile version