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Bilanci stellari per le società energetiche italiane, nel 2022 fatturato da 644 miliardi di euro. In testa Enel ed Eni

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Lo studio “Rapporto sui bilanci delle società dell’energia 2014-2022

La crisi del 2020 è ormai un ricordo lontano per le società energetiche italiane, visti i risultati eccezionali del biennio successivo, in particolare dell’anno 2022. Secondo l’analisi del Centro Studi CoMar, i fatturati delle principali aziende nazionali del settore sono cresciuti dell’84,1% a 643,8 miliardi di euro durante l’anno passato (rispetto ai 349,6 miliardi del 2021).

Parliamo di Enel, Eni, A2A, Iren, Erg, Hera, Terna, Snam e molte altre di cui si è occupato il Centro Studi nell’ottava edizione del “Rapporto sui bilanci delle società dell’energia 2014-2022”, con una capitalizzazione delle prime 19 società energetiche italiane che al 1° gennaio 2023 era di 153,6 miliardi di euro, mentre al 31 ottobre 2023 sfiorava i 173 miliardi di euro, in crescita del 13% circa.

I titoli del settore energia rappresentano un quarto di tutta la Borsa Italiana (24,92%), con Enel ed Eni ai primi due posti.

Aumentano utili, occupati (e debiti)

Aumentano anche utili, gli occupati e i debiti. Secondo il documento, infatti, gli utili delle società energetiche nazionali sono stati pari a 24,7 miliardi di euro, in aumento di 8,7 miliardi sul 2021 (il 3,8% del fatturato, nel 2021 il dato era più alto al 4,5%).

Aumentano, anche se di poco (+2,1%), anche i dipendenti, che nel 2022 hanno raggiunto i 193.612 (contro i 170.463 del 2014).

Solo Enel conta 65 mila addetti. Eni altri 31 mila.

Come detto, però, anche i debiti sono aumentati durante lo scorso anno, raggiungendo i 20,6 miliardi, il +11% sul 2021: il rapporto debiti/fatturato si è riportato ad un 32,2%, a fronte del 53,4% del 2021 o persino al 76,5% del 2020 (anno di crisi sanitaria legato alla pandemia da Covid-19).

Tendenza alla diminuzione del fatturato

Per il 2023 il Centro Studi ha stimato la possibilità che si verifichi di un’inversione di tendenza, visto che al 30 settembre 2023 si è passati da 288,1 miliardi di euro a 198,2 miliardi di fatturato, rispetto al 2022, una diminuzione del 30% circa su base annua.

Qui bisogna dire che, come sempre capita, c’è chi sale e c’è chi scende: aumentano il fatturato aziende come Snam e Terna, vedono un calo invece i Big del calibro di Enel, Eni e A2A.

Atteso anche un calo degli utili, più o meno del 13%, a 19,4 miliardi di euro (rispetto ai 22,5 miliardi di un anno fa).

Secondo gli analisti si tratta di una fase di minor ricavi, dovuti alle flessioni dei prezzi, e di contenimento dell’incremento degli oneri finanziari legati all’evoluzione dei tassi di interessi.

Le aziende saranno chiamate, soprattutto per l’anno in corso, secondo lo studio CoMar, a rafforzare la liquidità e a generare flussi di cassa operativi a sostegno soprattutto dei piani di investimento sempre ambiziosi per gli anni avvenire (in primis per il raggiungimento dei target ambientali e climatici).

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