Smart mobility

Bike sharing, in Cina si fanno i conti con cumuli di bici rotte e abbandonate

Bici rotte e danneggiate che vengono buttate via ogni giorno, dando vita a cumuli di rottami sparsi per le megalopoli. L’offerta è stata troppo alta rispetto alla domanda, ma soprattutto la Cina rimane un Paese di automobili e autostrade.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Si calcola che tra biciclette rotte e gravemente danneggiate, ci siano in Cina più di 300 mila tonnellate di ferraglia da smaltire. Con così tanto metallo, secondo l’agenzia di stampa Xinhua, ci si possono costruire cinque portaerei.

 

È un po’ questa la situazione del servizio di bike sharing, la mobilità condivisa su due ruote nelle principali città cinesi. Dopo il boom di registrazioni alle piattaforme urbane di bike sharing, i fornitori hanno iniziato una folle corsa a chi metteva in strada il maggior numero di biciclette in condivisione, milioni di biciclette, secondo il settimanale Southern Weekly quasi 20 milioni di biciclette.

Il solo Gruppo OFO, uno dei più grandi produttori di biciclette al mondo, in un solo impianto da lavoro a 90 persone che producono 2000 bici al giorno.

Complessivamente, in Cina, ogni 15 secondi esce dalla catena di produzione una bici nuova fiammante, che poi prenderà la via delle grandi megalopoli locali o del resto del mondo.

 

Il problema, secondo il quotidiano The Atlantic, è che l’offerta ha superato di gran lunga la domanda e presto tutte queste biciclette sono rimaste al palo, o in alcuni casi abbandonate dietro le aiuole o gettate via in canali e giardini.

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In un’indagine commissionata dall’Ufficio statistico della municipalità di Pechino, a maggio dell’anno scorso il 72% dei cinesi ha dichiarato di aver guidato biciclette in condivisione rotte, seriamente danneggiate o pesantemente usurate.

 

È nata così la grande montagna cinese di bici inutilizzabili. Le aziende hanno corso troppo rapidamente in un settore poco regolamentato e a questo punto anche poco studiato.

Il servizio, comunque, ha successo e continuerà ad averne, ma al momento il grande Paese asiatico rimane terra di autostrade e automobili (nel 2010 in Cina sono state acquistate 13 milioni di vetture, superando anche gli Stati Uniti e divenendo così il più grande mercato di automobili al mondo).

Se nel 1980 il 63% dei cinesi andava in bicicletta (chissà che guadagni con una percentuale del genere di ciclisti giornalieri), oggi siamo al 12% o poco più (era il 20% nei primi anni 2000).

 

Probabilmente è arrivato il momento di procedere più speditamente al riciclo e al riuso delle due ruote rotte, danneggiate e abbandonate. In tutto il Paese si contano fino a 5,6 milioni di addetti al recupero di materiali o parti di apparecchiature gettati via come rifiuti. Un vero e proprio esercito che se efficacemente supportato potrebbe recuperare e dare una seconda/terza vita alla gran parte di queste bici o, comunque, troverebbe il modo di impiegare nuovamente i materiali estratti dai rottami in chiave di economia circolare.

 

 

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