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Big Tech, Breton: “Servono regole severe, non possono imporre il loro modello agli Stati”

“E’ giunta l’ora di regolamentare lo spazio digitale imponendo nuovi obblighi ai big tech, organizzando meglio il loro impatto sulle nostre economie, sulle nostre società, sulle nostre democrazie. Perché un’azienda non può imporre il suo modello agli Stati”.

Lo spiega a chiare lettere Thierry Breton, commissario Ue al mercato interno, in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’. Il commissario sta lavorando a due provvedimenti, Digital Service Act e al Digital Market Act, che imporranno finalmente regole valide in tutta Europa per le piattaforme digitali.

“Ciò che è illegale offline lo è anche online. E per le piattaforme è il momento della responsabilità”, spiega Breton nell’intervista dichiarando che il “Digital Service Act imporrà una lunga lista di rigidi vincoli. E interverremo sul principio del Paese di origine: chiunque voglia operare nel mercato europeo dovrà scegliere uno Stato Ue in cui stabilirsi, ma poi rispettare le stesse regole in tutta l’Ue. Ogni Paese dovrà incaricare un’autorità nazionale di vigilare sulle attività dei servizi digitali per verificare che rispettino le leggi Ue”.

Con il “Digital Market Act”, invece, spiega ancora Breton, ci sarà “una regolamentazione per correggere le storture del mercato, ma non ci sarà nessuna black list”, ribadisce. “L’Ue è aperta a tutti e non vogliamo distruggere nessuno”.

Bruxelles presenterà i provvedimenti tra un mese. 

Google e la campagna aggressiva contro Breton per evitare nuove regole

Su Key4biz abbiamo recentemente pubblicato il documento interno che rivela la campagna di Google contro i legislatori dell’UE, Breton soprattutto.

L’obiettivo del piano, pubblicato in esclusiva dal Financial Times, è di rimuovere “vincoli irragionevoli” al modello di business di Google presenti nelle nuove regole di Internet in arrivo con il Digital Services Act.

La campagna di Google prevede di “aumentare il respingimento” sul commissario francese e anche di “indebolire il sostegno” per la legislazione proposta a Bruxelles. 

Tra le altre tattiche di lobby delineate nel rapporto c’è quella di “minare l’idea che il DSA non ha alcuno svantaggio per gli europei” e invece “mostrare come il DSA limita il potenziale di Internet. . . di cui le persone hanno più bisogno”. 

Il documento della campagna mostra quindi come Google cercherà “più alleati” nella sua lotta per influenzare il dibattito sulla regolamentazione a Bruxelles, scrive il FT.

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