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Big Data: scontro all’orizzonte tra Ansip e Vestager?

Si sente sempre più parlare, in questi ultimi tempi di Big Data, ma non sempre si riesce a dare un’idea chiara di cosa questo concetto racchiuda in sé, di come tutto l’ecosistema che circonda i dati e la loro analisi si appresti a cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di vivere e di quanto urgente e complicato sia l’iter per fare in modo che anche i dati, come le persone, possano circolare liberamente nella Ue per sbloccare il loro grande potenziale anche economico.

Secondo il recente  studio IDC – European Data Market – il mercato dei big data in Europa potrebbe arrivare a valere 111 miliardi di dollari nel 2020, impiegando fino a 6 milioni di occupati. Lo studio, riferito al 2014, già mostrava una data economy del valore di 50 miliardi di euro, pari all’1.8% del PIL dell’Euro zona (che nel 2020 dovrebbe arrivare al 5%).

Eppure, in seno alla Commissione europea potrebbero esserci visioni ancora una volta differenti sulle modalità di gestire e regolamentare i flussi di dati: da un lato, secondo il vicepresidente per il Digital Single Market Andrus Ansip, bisogna evitare in maniera assoluta vincoli inutili che ne impedirebbero il libro flusso transfrontaliero. Ma per il Commissario antitrust Margrethe Vestager bisogna fare in modo che le aziende non usino i dati per ostacolare la concorrenza o per creare cartelli.

 “L’Europa – ha detto il vicepresidente  Ansip – non dovrebbe aver paura dei dati…che sono la base del  nostro futuro digitale, traineranno la nostra competitività e la crescita economica”.

Ma certo è, ha aggiunto, che “se i dati non possono circolare liberamente in Europa, allora il potenziale di crescita dell’economia digitale in Europa sarà limitato”.

“Dentro il mercato unico, i dati devono potersi muovere attraverso i confini nazionali in un unico spazio. Ma non è quello che avviene oggi in Europa”, ha detto ancora Ansip, sottolineando come una serie di ostacoli giuridici e tecnici, che il più delle volte nulla hanno a che fare con la protezione della privacy o con questioni di sicurezza, continuano a limitare i flussi di dati transfrontalieri.

Regole di localizzazione dei dati troppo rigide, secondo Ansip, non servono a proteggere meglio i dati, ma solo a frammentare ulteriormente il mercato a scapito dei cittadini, dei consumatori e delle aziende europee, poiché impediscono le economie di scala e frenano il mercato unico digitale.

E’ possibile, invece, assicurare una protezione efficace senza regole coercitive sulla localizzazione dei dati, ma adottando, come conviene fare per tutti i temi del digitale, regole flessibili e stabili. Flessibili perché possano adattarsi a ogni nuova circostanza e a ogni progresso tecnologico. Stabile perché investitori e aziende devono sapere che il contesto non subirà variazioni.

“Ed è esattamente per questa ragione che la Ue ha adottato un nuovo quadro sulla protezione dei dati che garantisce il massimo livello di privacy su tutto il suo territorio…una serie di standard che non solo si applicano a livello europeo ma ha ramificazioni globali. E la localizzazione dei dati è direttamente contraria allo spirito della nuova regolamentazione”, ha sottolineato Ansip, anticipando che l’iniziativa per evitare inutili restrizioni sulla posizione dei dati  sarà presentata entro la fine di quest’anno.

Una visione che in un certo senso contrasta con quella del Commissario Antitrust Vestager, secondo cui un eccessivo scambio di dati potrebbe favorire il sorgere di accordi tra le aziende a scapito della concorrenza.

Per esempio, raccogliere i dati delle auto connesse può aiutare a costruire veicoli migliori o contribuire a migliorare i sistemi di guida autonoma. Ma le aziende devono fare attenzione a non esporre troppo i loro dati “O va a finire che diventerà troppo facile coordinare le loro azioni invece che competere per tagliare i prezzi e migliorare i prodotti”, ha detto Vestager, che propone di rendere anonimi i dati o di limitare il tipo di dati che può essere condiviso.

Dal punto di vista antitrust, i dati possono essere un asset centrale tanto da spingere un’azienda a comprarne un’altra per entrarne in possesso, anche se questi dati non sono ancora stati trasformati in denaro. Per questo la Ue sta considerando se accendere il faro sulle fusioni che coinvolgono grandi quantità di dati anche se le aziende in questione non generano fatturati rilevanti. Cosa che non è avvenuta, ad esempio, con l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook.

Ma se la Ue vuole essere in grado di affrontare le questioni legate ai Big Data su tutto il suo territorio, allora le autorità nazionali devono essere dotate degli strumenti per applicare le regole.

“La risposta non può che arrivare da nuove regole europee”, ha detto Vestager.

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