Presentato il bando “Space & Blue” dall’Agenzia spaziale italiana e il ministero delle Imprese e del made in Italy
Il dominio spaziale incontra quello sottomarino in un’alleanza strategica destinata a ridisegnare l’economia dello Spazio. Satelliti per il monitoraggio oceanico, droni subacquei guidati da costellazioni orbitali e sensori integrati che fondono dati da migliaia di metri di profondità con immagini satellitari: questa convergenza tra “Space” e “Blue” non è più fantascienza, ma realtà concreta per la sicurezza marittima, la gestione delle infrastrutture critiche e la transizione energetica.
Proprio in questo contesto inter-dominio, Agenzia spaziale italiana (Asi) e ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) lanciano un bando multi-tematico “Space & Blue” nell’ambito della Convenzione per le iniziative a supporto della Space Economy, aprendo le porte a progetti innovativi che uniscano orbite spaziali e fondali marini per un futuro più sicuro e sostenibile.
Si tratta di un progetto pilota utile per iniziare a lavorare ad iniziative scientifiche capaci di integrare tecnologie diverse, in contesti complessi, con un rilevante impatto operativo e sistemico, che “si inserisce nel quadro delle politiche di innovazione orientate all’integrazione tra domini, offrendo un segnale chiaro a supporto del rafforzamento delle sinergie tra il settore spaziale e quello marittimo. In tale contesto, costituisce una prima sperimentazione operativa finalizzata a verificare sul campo modelli di collaborazione e integrazione tecnologica, con l’obiettivo di una successiva estensione su scala più ampia”, ha commentato Luca Vincenzo Maria Salamone, direttore generale dell’Asi.
La scadenza per la partecipazione è fissata al prossimo 23 maggio.

Integrazione Spazio-Mare, i progetti ammessi e gli obiettivi
Come illustrato sul sito dell’Agenzia, con un plafond complessivo di oltre 2 milioni di euro, il bando finanzierà attività di ricerca e sviluppo per una durata di massimo 24 mesi per progetto, con l’obiettivo di favorire collaborazioni strategiche in aree tematiche trasversali, promuovendo innovazione e competitività, con riferimento a diversi pilastri tecnologici per l’integrazione Spazio-mare.
Si va dall’integrazione tra sensori subacquei e sistemi satellitari alla robotica e l’intelligenza artificiale (AI) per la gestione di dati in ambienti ostili, passando per le fonti energetiche rinnovabili in ambienti marini e subacquei fino alle tecnologie spaziali avanzate in ambito propulsione.
Non solo, il bando riguarderà anche i progetti dedicato alla comunicazione quantum e alla cybersecurity per migliorare l’integrità e la sicurezza delle trasmissioni di dati, e la protezione delle infrastrutture critiche, quindi dei cavi sottomarini e dei relativi flussi informativi.
Il programma contribuirà alla definizione di una governance tecnologica inter-dominio, favorendo la convergenza tra ecosistemi industriali, scientifici e istituzionali e avviando un percorso organico di sviluppo dell’integrazione “Space & Blue”, riconosciuta come filiera e di cui si parlerà ampiamente in occasione della terza edizione della conferenza “Space & Underwater“, quest’anno in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, che si terrà il 2 dicembre 2026 all’auditorium Luigi Broglio.

Una nuova industria che avvicini lo Spazio e il dominio subacqueo
Ma di quale filiera parliamo? La risposta non è semplice. Non esiste ancora un mercato unico e maturo dell’inter-dominio Space–Blue, ma esiste un segmento globale in rapida espansione che unisce comunicazioni satellitari marittime, sensoristica, robotica e osservazione della Terra, con ricadute dirette su shipping, offshore, sicurezza e monitoraggio ambientale.
L’integrazione tra spazio e mare ha una logica industriale chiara: satelliti, sensori, analytics e reti di comunicazione permettono di monitorare rotte, traffici, condizioni meteo-marine, infrastrutture offshore e attività ambientali in modo più continuo e preciso.
Questo non significa che esista un singolo mercato globale già definito come “spazio-mare”, ma che esiste un ecosistema di domanda internazionale dove le tecnologie spaziali diventano abilitanti per l’economia blu. In pratica, il mercato si sta formando lungo le applicazioni, non solo lungo la tecnologia.
Il segmento più maturo oggi è quello delle comunicazioni satellitari marittime, stimato a 6,3 miliardi di dollari nel 2025 e atteso a 11,3 miliardi entro il 2035, segno di una domanda già strutturata per connettività, IoT, shipping intelligente e servizi di bordo.
Sul lato spaziale, la robotica spaziale è un mercato globale da 5,4 miliardi di dollari nel 2025, con crescita prevista fino a 5,9 miliardi nel 2026 e oltre, trainata da servizio satellitare, assemblaggio in orbita e missioni logistiche.
Accanto a questi, la tecnologia spaziale nel suo complesso viene stimata in oltre 1.000 miliardi di dollari già entro la fine del decennio (primi anni ’30), indicando una base industriale molto ampia da cui possono derivare applicazioni per il mare.
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