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Banda ultralarga: la Corte dei Conti fa le pulci al Piano di Governo

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Recuperare il gap con l’Europa e snellire la burocrazia, queste sono in sintesi le raccomandazioni della Corte dei Conti riferite in Parlamento sull’operato Infratel per il periodo 2007-2015 e racchiuse nel testo di delibera “Il finanziamento degli interventi infrastrutturali per la banda larga”.

Nello specifico, la Corte fa riferimento all’attività svolta dal Ministero dello sviluppo economico, tramite la società di scopo Infratel, in esecuzione del programma di investimenti pubblici per la realizzazione delle infrastrutture per le comunicazioni a banda larga nelle zone a fallimento di mercato.

La Corte ha pure espresso le sue valutazioni in ordine allo stato di attuazione del più recente programma d’investimenti per la banda ultralarga iniziato nel 2013 e di quello ancor più recente approvato dal Governo nel 2015 (“Strategia italiana per la banda ultralarga”), di cui si prevede il compimento nel 2022.

La relazione (deliberata dalla Sezione centrale del controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato n. 21/2016) evidenzia che “l’intervento pubblico ha contribuito alla notevole riduzione, nel nostro Paese, del digital divide riferito all’uso della banda larga”, divario che però “permane invece elevato per quanto attiene alla rete della banda ultralarga”.

Ulteriori ritardi sono stati rilevati dalla Corte nella realizzazione delle infrastrutture, dovuti prevalentemente alla “abnorme durata dei procedimenti di rilascio dei permessi degli enti proprietari (comuni, province, Anas e Rete ferroviaria italiana) delle aree attraversate dalle nuove infrastrutture”.

L’organo dello Stato, ha poi espresso “raccomandazioni rivolte al contenimento dei costi di funzionamento connessi all’attuazione del piano di investimenti” ed ha richiamato “la necessità che in tempi rapidi sia adempiuto l’obbligo di destinare a finalità di investimento i ricavi conseguiti da Infratel mediante la concessione in uso ad operatori privati delle infrastrutture realizzate con i fondi statali”.

Nelle conclusioni, è sottolineato che “per quanto attiene al profilo del raggiungimento degli obiettivi, si ritiene che, seppure con i ritardi evidenziati, la rete di telecomunicazioni a banda larga realizzata con finanziamenti statali e regionali abbia contribuito a ridurre il digital divide, che è passato dal 15 per cento, alla data del 31 dicembre 2005, all’1,03 per cento, alla data del 31 dicembre 2015”.

Un giudizio positivo, infine, è espresso anche per gli interventi nelle infrastrutture a banda ultralarga, che, “seppure iniziati in ritardo, hanno di recente ricevuto un notevole impulso, essendo stati emanati bandi di gara per la concessione di costruzione e gestione di tali infrastrutture per 2.200 milioni circa pubblicati nel 2016”.

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