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Banda ultralarga: Enel insiste sulla fibra, ma i nodi restano

Banda ultralarga

Enel insiste sulla banda ultralarga e ribadisce la sua intenzione di assumere un ruolo attivo per portare la fibra fino alle case degli italiani in sinergia con le telco. Da tempo ormai l’operatore elettrico si propone come attore di punta per semplificare la posa delle nuove reti ultraveloci, pur precisando che non c’è alcuna intenzione di “diventare un operatore telefonico”  e non si comprende ancora se parteciperà alle gare. E’ chiaro che il ruolo dell’Enel nella partita per la banda ultralarga si intreccia con quello degli operatori Tlc, Telecom Italia e Metroweb in primis e alla partita dei fondi pubblici per 6,5 miliardi previsti nel piano nazionale, al momento congelato in attesa della delibera del Cipe che formalizzi gli incentivi disponibili dopo lo spacchettamento del Dl Comunicazioni finito in un nulla di fatto. Enel annuncia per settembre un piano economico che renda appetibile l’investimento anche nei piccoli centri.

 

Punti da chiarire

Oltre agli aspetti che riguardano concorrenza, incentivi pubblici e aree da coprire, sul ruolo di Enel nella partita della fibra restano altri punti da approfondire. Ad esempio, non è chiaro se l’utility controllata dal Tesoro intenda portare la fibra lungo i suoi cavi soltanto nei Cluster C e D, come dichiarato nel suo piano comunicato all’Agcom il 14 aprile scorso.

Va detto che aree che si trovano nei Cluster C e D non sono soltanto nelle campagne ma anche intorno alle grandi città. Va detto anche che la disponibilità a spendere per connessioni in fibra non è legata ai Cluster: aree in Cluster C e D si possono trovare in zone residenziali, villette, ad esempio a pochi chilometri da città Milano, aree in cui l’armadio più vicino può trovarsi a più di un chilometro di distanza. In questi casi, Enel potrebbe portare la fibra in casa dei clienti con gran soddisfazione dei clienti (ben disposti a pagare per il servizio) e risparmio per tutti.

Resta poi da capire se Enel vorrà fare concorrenza sulla fibra a Telecom Italia nei grandi centri urbani, che si trovano nei Cluster A e B. Nelle ultime settimane i tecnici di Enel sono al lavoro con quelli di Telecom Italia e Metroweb per definire le potenziali sinergie.

Di certo, Enel potrebbe assumere un ruolo molto importante nel portare la fibra a quel 35% della popolazione italiana servita da una “rete secondaria lunga”,  circa 500-600 metri (dall’armadio fino all’abitazione). In altre parole, il 35% della popolazione del paese vive in abitazioni che si trovano a circa mezzo chilometro dall’armadio di strada più vicino. Una bella distanza da coprire dall’armadio all’edificio in tecnologia Fttc (Fiber to the cabinet), che quindi non sarebbe certo la più indicata –l’armadio è troppo lontano dall’edificio – e dove invece la fibra fino a casa in Fttb (Fiber to the building) che potrebbe portare Enel sarebbe invece più indicata, tanto più che uno degli obiettivi dell’azienda è proprio quello di evitare il moltiplicarsi antiestetico degli armadi stradali, per il numero di operatori interessati.

C’è da dire poi che l’obiettivo di Telecom Italia è quello di coprire il 75% della popolazione in fibra ottica entro il 2017, mentre Enel con i nuovi contatori vuole raggiungere il 100% della popolazione in tre anni, con collegamenti in fibra in circa 24 milioni di abitazioni (33 milioni di contatori).

Per Enel, aggiungere la fibra appaiata ai cavi elettrici avrebbe senso non solo dal punto di vista industriale ma anche economico, in termini di risparmi attesi che secondo stime dell’azienda potrebbero arrivare fino a 3-4 miliardi di euro a fronte di una spesa complessiva stimata in circa 16 miliardi per finanziare la nuova rete ultrabroadband.

Consultazione pubblica

Nei giorni scorsi, è emerso che una trentina di operatori ha presentato manifestazioni d’interesse ad investire in banda ultralarga in risposta alla consultazione pubblica aperta da Infratel per rimappare le aree bianche del paese.

Sarebbe interessante sapere se le manifestazioni di interesse abbiano coperto tutte le 94.000 aree in cui è suddiviso il paese e sapere quanto gli operatori sono disposti a investire e con quali tecnologie intenderebbero procedere in modo da verificare eventuali sovrapposizioni di investimento a fronte di aree che non hanno riscosso interesse dai privati.

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