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Banda ultra larga, via libera ai 2,2 miliardi del Cipe per i piccoli Comuni (aree bianche)

Un Fondo di 100 milioni per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni, quelli con meno di 5.000 abitanti. Le risorse possono essere anche utilizzate dalle amministrazioni, che rientrano nelle aree cosiddette ‘a fallimento di mercato’, per la cablatura e la banda ultra larga e per promuovere l’artigianato digitale. Le novità sono contenute nella legge Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni (Ddl 2541, con primo firmatario Ermete Realacci del PD), approvata oggi dal Senato in via definitiva. Nel dettaglio il Fondo di 100 milioni sarà così ripartito: 10 milioni per l’anno 2017 e 15 milioni di euro l’anno dal 2018 al 2023.

Una chance importante per i Comuni con meno di 5mila abitanti e presenti nelle aree a fallimento di mercato: sugli 8.100 campanili italiani circa 7.300 sono nelle zone in cui gli operatori non hanno interesse a realizzare reti per la connessione veloce e ultraveloce.

L’ok ad accedere anche ai 2,2 miliardi del fondo CIPE

L’articolo 8, comma 1 della legge approvata oggi consente alle amministrazioni presenti nelle aree bianche (a fallimento di mercato) di attingere a sua volta ai 2,2 miliardi di euro del fondo del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) previsto dalla legge n. 65 del 2015 del 6 agosto 2015, in attuazione della Strategia italiana per la banda ultra larga. I progetti informatici che saranno presentati dai piccoli Comuni avranno la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici previsti dalla legge per la realizzazione dei programmi di eGovernment. “In tale ambito”, si legge nel testo “sono prioritari i collegamenti informatici nei centri multifunzionali, compresi quelli realizzati attraverso l’utilizzo di sistemi di telecomunicazione a banda larga e senza fili”.

Di cosa stiamo parlando?

Per lo sviluppo della banda ultra larga nelle cosiddette aree bianche, il MISE ha redatto a maggio 2016 un Piano degli investimenti che prevede un investimento diretto pubblico per garantire a tutti una connessione a 30 Mbps e l’85 per cento di copertura oltre i 100 Mbps. Le aree bianche sono state individuate dal Governo italiano. Il 2 marzo 2016, il Comitato per la Banda Ultra Larga (COBUL) aveva infatti deciso di focalizzare l’intervento pubblico nelle aree a fallimento di mercato mediante l’impiego del modello ad “intervento diretto” ed il CIPE, nella riunione del 1° maggio 2016 ha recepito tale orientamento stabilendo che nelle aree a fallimento di mercato si proceda esclusivamente con l’intervento diretto. Tale regime nazionale di aiuto, definito in conformità alla normativa europea in materia di aiuti di Stato, secondo le previsioni degli “Orientamenti dell’Unione europea per l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga”(2013/C 25/01), è stato notificato alla Commissione Europea. Gli interventi in tali cluster C e D (i due insiemi in cui sono ripartite le aree -aree “bianche” -che presentino carenza delle reti di accesso di nuova generazione) porteranno alla realizzazione di una rete a banda ultra larga interamente finanziata dallo Stato che resterà pubblica. Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Speciale-Contratti Pubblici del 3 giugno 2016 è stato pubblicato il primo bando per la concessione di costruzione e gestione della rete in fibra nelle aree bianche, che consentirà di avviare le procedure nelle prime sei regioni (Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto) con le quali si sono chiusi specifici accordi di programma e convenzioni operative. L’importo complessivo massimo dell’investimento previsto da tale bando è pari a € 1.405.377.950. Nel bando, suddiviso per lotti, sono inoltre indicati i criteri per l’aggiudicazione dell’appalto. Numerosi accordi operativi sono stati quindi firmati nei mesi di luglio ed agosto dal MISE con il gruppo delle regioni che interessate dal secondo bando per la costruzione della rete pubblica a banda ultra larga nelle aree bianche, a fallimento di mercato, poi pubblicato il 24 agosto 2016: si tratta delle regioni Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Lazio, Basilicata, Campania, Umbria, Sicilia, Marche, Liguria e della Provincia di Trento. Si prevedono collegamenti ad almeno 100 mbps per scuole, presidi sanitari, aree industriali e le principali località turistiche. Infratel Italia, società in house del Mise, è il soggetto attuatore che ha pubblicato il secondo bando di gara, suddiviso in sei lotti funzionali. Mentre Open Fiber, in qualità di operatore wholesale, è il concessionario ventennale, dopo i primi due bandi assegnati prima dell’estate.

Per approfondire:

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