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Banda larga e fondi pubblici: se la Ue premia una società che viola le sue stesse regole

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La Commissione europea, da sempre inflessibile contro gli aiuti di Stato, contraddice sé stessa, assegnando il premio European Broadband nella categoria ‘future proof and quality of service’ alla svedese Stokab, una società della fibra creata con fondi pubblici.

È questa la nuova denuncia degli analisti di Strand Consult, che bollano come ‘sospetto’ il fatto che la Ue premi un provider di servizi a banda larga che “opera con un modello che è ora illegale secondo le regole della stessa Commissione, per non parlare della sua anti economicità”.

Nel 2009, Bruxelles ha stabilito che non è possibile erogare fondi pubblici a società che vanno a competere con aziende private che hanno investito nelle infrastrutture. Le regole sugli aiuti di Stato vennero quindi ulteriormente chiarite nel 2013, dice Strand Consult. La società di analisi, che non perde occasione per stigmatizzare il ritardo dell’Europa nei confronti degli Usa sul terreno della banda larga, spiega che Stokab è una ‘dark fiber company’ istituita nel 1994 a Stoccolma. Nella capitale svedese la densità di popolazione è molto alta e i costi d’implementazione della banda larga sono quindi relativamente scalabili. Su 450 mila abitazioni, 400 mila sono raggiunte dalla fibra.

Stokab copre il 90% della capitale e, grazie alla normativa comunale, in diverse zone in cui opera non è permessa la presenza di infrastrutture concorrenti. Per proteggere i suoi investimenti, inoltre, la città ha imposto una serie di altre misure restrittive della concorrenza. E non finisce qui, perché sono i cittadini con le loro tasse a coprire le perdite della società che, nonostante operi in una regione molto ricca, è molto poco remunerativa.

Tra il 1996 e il 2012, nel progetto sono stati investiti 4,4 miliardi di corone; nello stesso periodo il rendimento è stato pari a 997 milioni di corone, in media 51 milioni di corone all’anno.

Si tratta, quindi,  di risultati “che un’azienda privata non accetterebbe mai”.

Su che basi, quindi, la Commissione europea considera Stokab un progetto da premiare, quando la società “opera con una serie di condizioni che i provider privati possono solo sognare, genera profitti al di sotto del tasso di inflazione e ha un ritorno così basso sul capitale investito?”, si chiede Strand Consult.

Perché, quindi, concedere (e sprecare a questo modo) soldi pubblici in un settore, quello delle telecomunicazioni, che nonostante la crisi è uno di quelli con il maggior margine di profitto, insieme al settore dell’energia? È come, dice Strand, non far pagare le tasse ai cittadini più ricchi: un controsenso.

Per non parlare della ‘arroganza’ della Commissione nel definire ‘a prova di futuro’ la tecnologia FTTH, quando in realtà c’è in giro una moltitudine di soluzioni broadband sempre più competitive sia dal punto di vista delle performance che del prezzo.

“Ci sono molti regolatori con I loro amici attivisti che si credono in diritto di prendere decisioni sulla banda larga, sul tipo di tecnologia, la velocità e il prezzo. Ma il mercato ha un modo più intelligente di rivelare la verità: finora, lo sviluppo è stato guidato non dai politici ma dagli sviluppi tecnologici e dai consumatori che sono stati in grado di scegliere liberamente tra prodotti e fornitori di servizi”, dice Strand.

Come fare, quindi, per garantire uno sviluppo ‘sano’ del mercato?

Strand Consult suggerisce un modello in cui governi e industria dialoghino su cosa gli uni possono fare per gli altri.

Secondo gli analisti, ci sono molte cose che i soggetti pubblici possono fare per risparmiare quell’ingente quantità di denaro che alcuni politici vorrebbero utilizzare per finanziare gli operatori di un mercato che già garantisce un elevato flusso di cassa e un alto guadagno.

I governi, ad esempio, dovrebbero concentrarsi sul dividendo digitale, sulle possibilità legate alle frequenze 7-800 MHz per la banda larga mobile e alla riassegnazione della banda 900 MHz.

Ci sono, insomma, molti modelli sostenibili per la diffusione della banda larga, ma Stokab non è uno di quelli, senza contare che attualmente non è neanche conforme alle norme Ue sugli aiuti di Stoato, visto che risale a 22 anni fa, un periodo in cui i paesi europei avevano appena avviato la liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni.

“Che la Svezia abbia deciso di passare da una forma di monopolio ad un altro suggerisce che il governo ha fallito”, perché non è riuscito a far evolvere il mercato da una situazione di pieno monopolio ad una di piena concorrenza.

Ma ancora più grave, conclude Strnad Consult, è che la Commissione assegni un premio a una società che viola le su stesse regole.

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