L’Italia alla ministeriale ICT del G7 con il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso
Promuovere lo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale (AI) al servizio del bene pubblico e dell’Hiroshima AI Process Reporting Framework. Rafforzare l’adozione dell’intelligenza artificiale come leva di crescita economica, con particolare attenzione alle politiche a supporto delle piccole e medie imprese.
Sono queste le due sessioni del G7 Digitale e Tecnologie di Parigi presiedute per l’Italia, rispettivamente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Butti: “L’apertura, la trasparenza e una governance chiara possono accelerare l’adozione dell’AI e ridurre la dipendenza tecnologica”
“L’incontro odierno dimostra chiaramente che l’AI non è più solo una questione tecnologica: riguarda anche la sicurezza, la resilienza economica, la democrazia e l’autonomia strategica”, ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega all’Innovazione, Butti, incontrando la stampa a margine al vertice ministeriale.
“Per questo continuiamo a sostenere un approccio antropocentrico e basato sul rischio, coerente con l’AI Act europeo: l’intelligenza artificiale deve supportare le decisioni umane, non sostituire la responsabilità delle persone, soprattutto nei settori più sensibili come sanità, giustizia, istruzione e pubblica amministrazione“.
“Durante i negoziati – ha precisato il sottosegretario – l’Italia si è adoperata per trovare un equilibrio tra innovazione e fiducia. Abbiamo sostenuto un approccio incentrato sull’uomo e basato sul rischio, in linea con l’AI Act europeo. L’AI dovrebbe supportare le decisioni umane, non sostituirsi alla responsabilità umana“.
“L’Italia ha inoltre contribuito – ha sottolineato Butti – a rafforzare il Processo di Hiroshima sull’IA per migliorare la cooperazione e il coordinamento tra gli attori pubblici e privati in materia di valutazione e mitigazione dei rischi legati all’IA. Abbiamo sollecitato un’azione più incisiva contro i deepfake e i contenuti sintetici, che minacciano la fiducia, favoriscono le frodi e comportano gravi rischi, soprattutto per i minori“.
Il Hiroshima AI Process (HAIP) Reporting Framework è un sistema volontario di reporting globale lanciato l’8 febbraio 2025 per monitorare come le organizzazioni applicano il Codice di Condotta Internazionale G7 per lo sviluppo di sistemi AI avanzati. Il framework si basa sulle 11 azioni del Codice di Condotta Hiroshima.
Il sottosegretario ha quindi ricordato che “L’apertura dei modelli e l’open-source AI possono ridurre le barriere all’ingresso, aiutare le piccole e medie imprese, migliorare trasparenza e accountability, evitando nuove dipendenze da pochi grandi operatori globali. Ma apertura significa anche governance: regole chiare, definizioni solide, responsabilità“.
Infine, Butti ha rilanciato “il ruolo sempre più strategico delle tecnologie quantistiche. Talenti, proprietà intellettuale, hardware quantistico, componenti criogeniche e supply chain sicure sono ormai asset industriali e geopolitici. La sovranità digitale non significa isolamento. Significa avere la capacità di partecipare, da protagonisti, a un ecosistema globale aperto, competitivo e sicuro“.
Urso rilancia il messaggio di Papa Leone XIV: “Sovranità digitale non significa escludere gli altri, ma coinvolgerli”
“Sovranità digitale non significa escludere gli altri, ma coinvolgerli, con l’obiettivo di rafforzare la nostra capacità i scegliere e quindi la nostra autonomia strategica”. È quanto dichiarato dal nostro ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, all’apertura dei lavori della riunione dei Ministri del G7 dedicata a Digitale e Tecnologie in corso a Bercy, a Parigi.
L’autonomia strategica che passa per l’indipendenza tecnologica è uno degli obiettivi chiave dell’Unione europea e del nostro Governo, ma certo bisogna decidere anche con quali regole e secondo quali principi va raggiunto questo obiettivo.
Urso porta l’esempio di Papa Leone XIV e della sua prima enciclica presentata pochi giorni fa a Roma dal titolo “Magnifica Humanitas“, dedicata proprio all’intelligenza artificiale (AI). Documento che si rivolge a tutti e non solo ai credenti, ha commentato Urso, perché “l’AI non ha confini, ma l’uomo e il nostro mondo hanno precisi confini”.
Uno dei quali, ha ricordato Urso, lo si ritrova “tra chi, come noi, condivide il principio fondamentale della libertà e chi ritiene che le tecnologie possano servire a controllare meglio le libertà. L’uomo, invece, aspira a superare il confine dell’infinito, rispetto al quale però l’AI non ha e non può dare soluzioni.
“Per questo – ha aggiunto il ministro delle Imprese del nostro Paese – siamo d’accordo con il Sommo Pontefice: la persona deve sempre rimanere al centro, secondo quella visione antropocentrica che è a fondamento della nostra civiltà. Dobbiamo lavorare insieme, innanzitutto con chi condivide questi valori, senza escludere alcuno, perché vale per tutti il principio della condivisione“.
Sovranità digitale, un percorso comune tra Italia e Francia
“Con la Francia stiamo costruendo un percorso per rafforzare la sovranità digitale europea e sviluppare un ecosistema dell’intelligenza artificiale competitivo, sicuro e fondato su una visione antropocentrica. A Parigi, a margine della Ministeriale G7 Digitale e Tecnologie, insieme al sottosegretario Alessio Butti, ho incontrato la ministra francese per l’Intelligenza Artificiale e le Tecnologie Digitali, Anne Le Hénanff, con la quale abbiamo approfondito i temi delle infrastrutture digitali, della capacità computazionale, del cloud e dell’identità digitale europea, confermando la volontà di rafforzare ulteriormente la cooperazione strategica tra i nostri Paesi“, ha scritto su X il ministro Urso.
“Abbiamo illustrato a Le Hénanff – ha aggiunto Urso – le iniziative messe in campo dal Governo italiano per sostenere gli investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale e la sua diffusione nelle imprese, condividendo l’esigenza di dotare l’Europa di infrastrutture e competenze adeguate per affrontare le sfide tecnologiche del futuro. Con la ministra Le Hénanff abbiamo quindi convenuto sulla necessità di accelerare la realizzazione di un’autentica autonomia digitale europea, riducendo le dipendenze strategiche nei servizi critici e promuovendo soluzioni europee innovative al servizio di cittadini e imprese“.
Il G7 e la tutela dei minori online: sette principi per un ambiente digitale più sicuro
Un ulteriore tema chiave su cui i ministri del digitale del G7 si sono affrontati è stato quello di creare e assicurare uno spazio digitale sicuro e protetto per i minori. Argomento sensibili che sarà centrale anche nella dichiarazione finale che i leader del G7 dovranno adottare a giugno, dal 15 al 17 giugno 2026 a Evian, in occasione del Vertice dei capi di Stato e di governo.
Sette i principi comuni adottati dal G7 per promuovere uno spazio digitale più sicuro e protetto per bambini e adolescenti. L’iniziativa si inserisce nel solco delle attività già avviate dall’Unione europea e mira a garantire che i minori possano beneficiare delle opportunità offerte dalle tecnologie digitali senza compromettere la loro sicurezza, la privacy e i diritti fondamentali.
L’obiettivo è creare un quadro condiviso che coinvolga piattaforme digitali, istituzioni, famiglie, scuole e società civile nella protezione dei più giovani online.
Sicurezza integrata fin dalla progettazione e verifica dell’età rispettosa della privacy
Il primo principio riguarda l’adozione di sistemi efficaci di valutazione e gestione dei rischi. Le piattaforme e i servizi digitali dovranno integrare la sicurezza già nelle fasi di progettazione e sviluppo (“safety by design”), prevedendo misure preventive e una maggiore trasparenza sul funzionamento dei servizi e sugli eventuali rischi per i minori.
Il G7 sottolinea la necessità di sviluppare strumenti affidabili per la verifica dell’età degli utenti. Queste soluzioni dovranno essere efficaci nel limitare l’accesso dei minori a contenuti o servizi non adatti alla loro età, ma allo stesso tempo rispettare la privacy degli utenti, evitando raccolte eccessive di dati personali.
Maggiore controllo, protezione per gli account dei minori e contrasto agli abusi e allo sfruttamento online
Le piattaforme sono invitate a garantire elevati standard di sicurezza e riservatezza per gli account dei più giovani. Particolare attenzione viene dedicata ai sistemi di raccomandazione algoritmica, che dovrebbero essere progettati per evitare forme di utilizzo eccessivo o dipendenza dalle piattaforme. I minori dovrebbero inoltre disporre di strumenti che consentano loro di gestire meglio la propria esperienza online.
Uno dei punti centrali del documento riguarda la lotta alla diffusione di materiale pedopornografico e di immagini intime condivise senza consenso. Il G7 chiede misure più incisive per prevenire la produzione e la distribuzione di questi contenuti, anche quando vengono generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Parallelamente, viene richiesta la creazione di adeguati servizi di supporto per le vittime.
Strumenti efficaci per genitori e tutori, educazione digitale per famiglie, scuole e giovani
I ministri evidenziano l’importanza di mettere a disposizione di genitori e tutori strumenti semplici, interoperabili e facilmente utilizzabili per monitorare e accompagnare l’attività online dei minori. L’obiettivo non è solo il controllo, ma anche il sostegno educativo nell’uso consapevole delle tecnologie.
Un altro pilastro dell’iniziativa riguarda la promozione dell’alfabetizzazione digitale. Il G7 auspica programmi formativi accessibili a genitori, insegnanti e ragazzi, per aiutarli a comprendere il funzionamento degli ecosistemi digitali, riconoscere i rischi online e sviluppare competenze critiche anche rispetto alle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa.
Collaborazione con il mondo della ricerca
Infine, il documento incoraggia una maggiore cooperazione tra piattaforme digitali e comunità scientifica. La condivisione dei dati con ricercatori qualificati potrà contribuire a comprendere meglio gli effetti dei servizi digitali sui minori e a sviluppare soluzioni più efficaci per la loro tutela.
Un impegno condiviso
I Paesi del G7 invitano ora i fornitori di servizi digitali a trasformare questi principi in azioni concrete. La protezione dei minori online viene considerata una responsabilità collettiva che richiede il contributo di aziende tecnologiche, autorità pubbliche, scuole, famiglie e degli stessi ragazzi, i cui diritti e interessi devono rimanere al centro delle politiche digitali.
L’attuazione dei principi sarà accompagnata da un piano d’azione internazionale che prevede iniziative specifiche per rendere l’ambiente digitale più sicuro e per rafforzare le conoscenze scientifiche sugli impatti delle tecnologie digitali sui minori. In questo contesto, la cooperazione tra i Paesi del G7 viene considerata un elemento essenziale per affrontare sfide che hanno una dimensione sempre più globale.
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