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Automotive, 750 milioni di euro per sviluppare una filiera nazionale green

La transizione green dell’automotive

Mai come negli ultimi due anni l’industria dell’automobile e quella più ampia dell’automotive in Italia ha sofferto il crollo delle nuove immatricolazioni, dovuto in massima parte all’impatto pesantissimo sulla domanda della pandemia di Covid-19 e ai problemi di approvvigionamento di componenti e altri articoli, soprattutto semiconduttori, ma non solo.

Il rincaro delle materie prime energetiche, l’inflazione galoppante, le incertezze sul futuro legate al conflitto russo-ucraino, alle tensioni tra Stati Uniti e Cina e alla crisi economica che sta attanagliando l’Europa, sono ulteriori fattori critici che hanno impattato sul mercato automotive italiano ed europeo.

Il ministero dello Sviluppo economico aveva promesso più risorse per il settore in questo momento storico, soprattutto con il decreto del 4 agosto, e oggi Giancarlo Giorgetti ha annunciato la pubblicazione dei decreti a favore della riconversione e lo sviluppo della filiera automotive in Italia, che attivano gli sportelli finanziati con complessivi 750 milioni di euro, di cui 525 milioni per i Contratti di sviluppo e 225 milioni per gli Accordi per l’Innovazione.

I decreti

Con questi interventi si raggiunge un importante risultato che va nella direzione auspicata di dotare il nostro Paese di una valida strategia di politica industriale a sostegno della trasformazione tecnologica ed ecologica della catena produttiva dell’automotive, che si affianchi agli incentivi destinati all’acquisto di veicoli non inquinanti”, ha dichiarato il ministro Giorgetti.

Come accedere alle agevolazioni automotive

Le imprese potranno richiedere le agevolazioni sia per i progetti già presentati – in questo caso gli sportelli verranno aperti dal 13 al 27 ottobre per i Contratti di sviluppo e fino al 27 ottobre per gli Accordi per l’Innovazione – sia per le nuove domande a partire dal 15 novembre per i Contratti di sviluppo e dal 29 novembre per gli Accordi per l’Innovazione.

Cambiano le modalità di ammissione in istruttoria, che non saranno più basate sull’ordine cronologico ma su una serie di parametri oggettivi, quali la solidità economico-finanziaria del soggetto proponente e la quota di spese del progetto in sviluppo sperimentale.

Misure sufficienti?

L’industria automotive italiana vale all’incirca 93 miliardi di euro di fatturato e conta 5156 imprese del settore, con un’incidenza sul PIL valutata dall’Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, attorno al 5,2%.

Per governare la transizione ecologica ed energetica di tale comparto strategico sono necessari interventi di politica industriale, di mercato e relativi alle infrastrutture. Gli investimenti sono partiti, altri arriveranno, ma non basta solo mettere sul piatto più risorse ogni volta (anche se non guasta), bisogna anche saperle investire.

L’Anfia, ad esempio, chiede alla politica investimenti sicuri sulle nuove tecnologie automotive, sull’elettrico, sull’idrogeno e suii carburanti rinnovabili. È seguendo questa strada che si potrà rivitalizzare un mercato nazionale dell’auto che è ormai ai minimi storici.

Fondamentale, però, non lasciare indietro nessuno, perchè la riconversione industriale è lunga, rafforzare le supply chain, lavorare sulle competenze, insistere sulla ricerca e l’innovazione, difendere i posti di lavoro e le professionalità, investire sulle gigafactory in Italia e supportare i piani europei che vanno nella direzione di una produzione Made in Europe di batterie, semiconduttori e altri componenti chiave.

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