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Auto elettriche e ricarica in autostrada, ART rinvia ancora i bandi al 28 ottobre

Ricarica in autostrada, nuova proroga dei termini per la definizione dei bandi di gara

Senza un’infrastruttura diffusa di punti ricarica in città e lungo la rete autostradale la mobilità elettrica non riuscirà ad affermarsi rapidamente come principale vettore di decarbonizzazione dell’industria automotive italiana. Lo sappiamo da tempo e ogni ulteriore ostacolo è un allungamento dei tempi necessari al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione europea.

In un documento pubblicato dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) e firmato dal suo presidente Nicola Zaccheo si delibera la proroga al 28 ottobre il termine per la conclusione del procedimento volto alla definizione degli schemi dei bandi relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari autostradali (qui il testo della delibera).

L’ennesimo freno all’infrastrutturazione del Paese

Come ha spiegato E-Motus in un comunicato di risposta all’Autorità, “questo ennesimo prolungamento dei termini entro cui si sarebbero dovuti definire gli schemi di bando, rappresenta l’ennesimo freno all’infrastrutturazione del Paese”.

Un ritardo che pesa soprattutto sullo sviluppo dell’industria della mobilità alternativa/zero emissioni e che frena il salto competitivo delle nostre imprese: “Sono anni che gli operatori attendono di poter installare punti di ricarica ad alta potenza in autostrada, con proprie risorse, e nulla accade, mentre negli altri paesi europei l’infrastrutturazione procede spedita e si svolgono bandi di gara periodicamente”.

Questo è il secondo rinvio del termine per la definizione dei bandi relativi alla rete autostradale. Dal 28 febbraio si è passati al 31 maggio e ora al 28 ottobre 2022.

L’Associazione chiede ora “in via prioritaria, di poter scorporare almeno le subconcessioni per le infrastrutture di ricarica dalle altre e di approvare gli schemi di bando il prima possibile”.

Cambiare e innovare, il progetto Brebemi

Fanno ben sperare le sperimentazioni di sistemi di ricarica alternativi, come quello ad induzione per auto elettriche “Dynamic Wireless Power Transfer”, sviluppato da A35Brebemi (l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano) e Aleatica, ma l’innovazione si deve innestare su infrastrutture standard e stabili, a cui gli automobilisti devono avere facile accesso.

I punti ricarica oggi in Italia

Ad oggi in Italia abbiamo poco meno di 28 mila punti di ricarica per 14.311 colonnine posizionate su 11.333 stazioni aperte al pubblico. Rispetto alla fine del 2021 c’è stato un aumento di installazioni pari al +7%, ma il 12% delle infrastrutture non è al momento attivo.

Firenze è la città più electric friendly, con 14,17 punti ricarica per auto elettriche ogni 10 mila abitanti, seguita da Bologna con 7,25 e Roma con 6,04. Mediamente in Italia siamo fermi a 49 punti ricarica ogni 10 mila abitanti.

Il confronto con l’Europa

Il confronto con i principali Paesi europei è come al solito desolante. Secondo un Rapporto ChargeUp Europe, in tutta l’Unione europea ci sono 330 mila punti ricarica pubblici. In Olanda ci sono 700 punti ricarica ogni 10 mila abitanti, il Svezia 202, in Belgio 129, in Austria 127, in Danimarca 91, in Germania 78, in Francia 44, in Spagna 12.

Si impone a questo punto un confronto più ampio possibile tra industria, Istituzioni, decisori e associazioni di categoria per accelerare non solo l’installazione di nuove colonnine, ma soprattutto per rendere più omogeneo il quadro generale.

Il 50% delle stazioni di ricarica in Europa si concentra tra Germania e Olanda, ma sono spesso frammentate in diversi sistemi di alimentazione.

Forse, insieme ad una legge che metta al bando le auto che inquinano e favorisca quelle a zero emissioni, quindi le elettriche, bisognerebbe pensare ad un nuovo accordo proprio relativo ad un unico standard per i sistemi di ricarica, affinché con ogni tipo di auto e in qualsiasi Paese dell’Unione nessun automobilista si trovi in difficoltà.

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