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Audiovisivo Ue in stagnazione, vola l’on-demand ma pesa la concorrenza straniera

Audiovisivo

Il mercato europeo dell’audiovisivo sta vivendo ancora un periodo di difficoltà. Secondo quanto emerge dall’ultimo Yearbook dell’Osservatorio europeo dell’audiovisivo, “Television, cinema, video and on-demand audiovisual services“, che mette a confronto i dati di 40 Paesi europei, il 2013 è stato il secondo anno di stagnazione per l’industria di settore.

Per il terzo anno consecutivo, il mercato ha realizzato un fatturato di 133 miliardi di euro con una lieve flessione, nel 2013, dello 0,1%.

Video on-demand in forte crescita

Il settore più colpito è stato quello dei supporti video fisici (-11,3%) ma si è registrato anche un calo delle entrate in sala (-4,3%), dei videogame (-1,8%) e dei servizi audiovisivi (-0,5%).

La crescita delle attività delle pay tv (+2,7%) e della produzione di servizi online di video on-demand (+46,1%) non è stata in grado di compensare il calo degli altri settori.

 

La concorrenza straniera

La stagnazione del mercato europeo e il fatto che le due aree di crescita siano essenzialmente controllate da gruppi americani hanno determinato una perdita di mercato globale per le aziende europee del 2% tra il 2012 e il 2013 e del 5% tra il 2009 e il 2013.

Per quest’anno lo Yearbook prevede un’importante novità: l’analisi delle entrate realizzate nell’Unione europea dalle multinazionali.

Quando riprenderanno le negoziazioni sui TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) sarebbe utile cercare di quantificare in modo preciso alcuni aspetti del commercio internazionale nel settore dei servizi audiovisivi.

 

Servizi audiovisivi, prima fonte di reddito per le aziende straniere

Il numero delle filiali dei gruppi stranieri, identificate come stabili e operative nella Ue, è passato da 833 del 2008 a 1019 nel 2013.

L’utile operativo di queste aziende è cresciuto fino a 53,1 miliardi di euro del 2012 contro i 48,2 miliardi del 2008.

Le attività di distribuzione dei servizi audiovisivi (cavo, piattaforme satellitari) sono divenute nel 2012 la prima fonte di reddito per le filiali dei gruppi stranieri nella Ue (12,9 miliardi di euro), superando di poco le attività più classiche di distribuzione dei programmi audiovisivi (12,8 miliardi di euro).

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