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Attentato a Bogotà (Colombia), Al via la Brexit, Il futuro in bilico di Theresa May, La Germania vara nuova legge anti fake news, Fenomeno mafia italiana in Spagna

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Colombia, un attentato risveglia la paura: il governo offre ricompensa per informazioni attendibili

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Il governo colombiano ha promesso 100 milioni di pesos, circa 30 mila euro, per chiunque fornisca informazioni attendibili sull’attentato sferrato sabato in un centro commerciale di Bogota’. “Abbiamo fatto grandi passi avanti per la garantire la tranquillita’ dei colombiani e si puo’ stare certi che non permetteremo che quanto sin qui raggiunto sia rovinato da un manipolo di estremisti, di vigliacchi o di coloro che non vogliono la riconciliazione del popolo colombiano”, ha detto il presidente Juan Manuel Santos. Grazie a un accordo stretto dal governo con le Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia), il paese e’ nella traiettoria finale del processo di pace che dovrebbe mettere fine a oltre cinquanta anni di conflitto armato. Nel giorno in cui i colombiani festeggiavano il “giorno del papa’”, un ordigno e’ stato fatto esplodere nel bagno femminile del centro causando la morte di tre donne e il ferimento di almeno sette persone. Gli inquirenti lavorano su tre ipotesi investigative, ha spiegato Santos senza pero’ svelarne i dettagli “per non danneggiare l’esito delle indagini”. Ipotesi ricostruite pero’ dal quotidiano spagnolo “El Mundo”: la prima pista sarebbe quella dell’Eln (ejercito de liberacion nacional), la forza paramilitare che dopo il disarmo delle Farc si conferma come l’organizzazione illegale piu’ potente del paese. In seconda battuta si guarda al Movimiento revolucionario del pueblo (Mrp), formazione “giovane”, segnalatasi nel recente passato per voler colpire obiettivi considerati “capitalisti”, come sarebbe il caso del centro commerciale situato nel cuore della capitale. Infine si fa l’ipotesi – “piu’ debole” – di “forze oscure” contro il processo di pace. Una pista che potrebbe portare anche al Cartello del Golfo, organizzazione del traffico di stupefacenti i cui membri, intercettati, avrebbero parlato dell’idea di sferrare azioni terroristiche a Bogota’ o Medellin.

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Usa, l’avvocato di Trump nega che il presidente sia indagato

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – L’avvocato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jay Sekulow, ha negato domenica che l’inquilino della Casa Bianca sia indagato per presunta ostruzione della giustizia dal procuratore speciale Robert Mueller, nominato per condurre le indagini sulle presunte intromissioni russe nella campagna presidenziale dello scorso anno. Intervistato dall’emittente televisiva Nbc, Sekulow ha smentito le indiscrezioni anonime pubblicato dalla “Washington Post” la scorsa settimana, secondo cui Mueller avrebbe ordinato di indagare il presidente per le sue conversazioni private con l’ex direttore dell’Fbi James Comey; in una di quelle conversazioni, sostiene Comey, il presidente espresse l’auspicio di veder archiviate le indagini a carico dell’allora consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. “Lasciate che su questo punto io sia chiaro. Il presidente non e’ ne’ e’ stato indagato per ostruzione della giustizia”, ha detto l’avvocato. Soltanto venerdi’ scorso, pero’, Trump era parso confermare indirettamente le indiscrezioni in merito alla sua iscrizione al registro degli indagati, reagendo con durezza all’indiscrezione sul suo account Twitter. “Sono investigato per aver licenziato il direttore dell’Fbi dall’uomo che mi disse di licenziarlo. E’ una caccia alle streghe!”, aveva scritto Trump. Sekulov sostiene che le parole di Trump non volessero essere una conferma di eventuali indagini a suo carico, ma una reazione alle indiscrezioni di stampa. “Il presidente ha pubblicato un tweet sui social media in risposta alla storia della “Washington Post”, che cita cinque fonti anonime, di cui ovviamente nessuno sa nulla, secondo cui il presidente sarebbe indagato nell’ambito di indagini estese”. Alla secca smentita del legale del presidente, rispondono, quasi fossero portavoce degli inquirenti, proprio la “Washington Post” e il “New York Times”, che rimarcano l’incongruenza tra i tweet del presidente e le parole del suo legale, e rincarano la dose con nuovi dettagli di fonti anonime: Mueller, sostengono i due quotidiani, si starebbe apprestando a interrogare i vertici dell’Nsa e della Cia per verificare se il presidente abbia tentato per loro tramite di ostacolare le indagini dell’Fbi a carico di Flynn.

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Usa, le elezioni speciali in Georgia un banco di prova per Repubblicani e Democratici

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Gli elettori dello Stato Usa della Georgia saranno chiamati alle urne martedi’ per eleggere un loro rappresentante alla Camera dei rappresentati federale. Sia i Repubblicani che i Democratici, sottolinea la stampa Usa, si danno battaglia per conquistare il favore degli elettori di orientamento conservatore delusi dal presidente Donald Trump. Il candidato dei Democratici, Jon Ossoff, si e’ allontanato dai toni da guerra civile del suo schieramento della promessa, formulata all’inizio della campagna elettorale, di “rendere Trump furioso”, ed ha optato invece per un messaggio centrista. I Repubblicani, che temono di vedersi sottrarre distretti elettorali che controllano da decenni, hanno rivolto un appello al loro elettorato a sostenere il candidato Karen Handel, ma la leadership repubblicana dello Stato non sembra decidersi tra una linea di sostegno al presidente Usa e la malcelata sfiducia nei confronti dell’inquilino della casa Bianca. “So che alcuni tra voi, li’ fuori – alcuni Repubblicani – nutrono sfiducia nei confronti del presidente”, ha dichiarato il segretario dell’Agricoltura Usa, Sonny Perdue, che e’ intervenuto alla fine della campagna elettorale per sostenere la candidatura di Handel. “Questa e’ una campagna per il cuore e l’anima dell’America”. A testimonianza dell’importanza attribuita da entrambi i partiti all’elezione speciale in Giorgia e’ l’importo dei fondi mobilitati dai candidati e dei gruppi che li sostengono: ben 60 milioni di dollari. Il segretario alla salute Usa Tom Price, precedente titolare del seggio congressuale in palio martedi’, ha sottolineato ieri l’afflusso di fondi senza precedenti proveniente da donatori e organizzazioni di aerea progressista esterne allo Stato: una prova, sottolinea al “New York Times”, di quanto i Democratici tengano a trasformare l’elezione in un voto di sfiducia per il presidente Trump. Dalle presidenziali dello scorso novembre, democratici e Repubblicani si sono gia’ scontrati sul terreno di due elezioni congressuali speciali, in Kansas e Montana; in entrambi gli Stati i Democratici hanno guadagnato consensi, ma non sono riusciti a scalzare i Repubblicani. In Georgia i sondaggi danno Ossoff e Handel testa a testa, con un leggero vantaggio in favore del candidato democratico. Il voto di martedi’ e’ un ballottaggio: al primo turno, lo scorso aprile, Ossoff ha ottenuto il 48 per cento dei consensi, contro il 20 per cento di Handel, che pero’ aveva dovuto fronteggiare altri 11 candidati repubblicani.

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Brexit, che cosa aspettarsi dal primo giorno di negoziati

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Il Regno Unito e l’Unione Europea, riferisce il “Financial Times”, iniziano oggi a negoziare sulla Brexit, con l’obiettivo di un avvio costruttivo che eviti uno scontro immediato sulle grandi differenze politiche. David Davis, segretario britannico per l’Uscita dall’Ue, incontrera’ a Bruxelles il capo negoziatore della Commissione europea, Michel Barnier. Quest’ultimo ha gia’ illustrato la posizione negoziale dei 27, che da’ priorita’ ai diritti dei cittadini comunitari e al saldo degli obblighi finanziari; il primo ha annunciato una “generosa” offerta sullo status dei tre milioni di europei residenti in Gran Bretagna. Non ci si aspettano svolte da questa giornata, ne’ probabilmente ce ne saranno per settimane o addirittura mesi. Secondo fonti diplomatiche del quotidiano, si scambieranno punti di vista, si pianificheranno programmi su aspetti pratici in attesa di colloqui piu’ dettagliati; si cerchera’ soprattutto di costruire un clima di “fiducia”. Giovedi’ sera la premier, Theresa May, in una cena di lavoro con gli altri leader spieghera’ che cosa significhi il risultato inconcludente delle elezioni politiche per i suoi piani sulla Brexit. Alla spiegazione non seguira’ una discussione. La riunione proseguira’ a 27. Davis assicura che Londra va a trattare “a testa alta” e che “anche se la strada da percorrere e’ lunga, la destinazione e’ chiara: una partnership profonda e speciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Un accordo come nessun altro nella storia”. Secondo il gornale, comunque, sembra che il desiderio prevalente sia evitare lo scontro. Si era ipotizzato che per favorire le trattative potesse essere fatta un’offerta iniziale sui cittadini comunitari, ma dopo il risultato del voto dell’8 giugno l’ipotesi e’ stata accantonata. Ci si aspetta anche la “disputa dell’estate”, parole usate proprio da Davis, sul conto del divorzio. Per il momento pare che Londra abbia accettato che dovra’ discutere questi temi, anche se non si sa quanto potra’ durare il confronto ne’ quale possa essere la soluzione. Dopo una prima sessione e un pranzo tra Barnier e Davis, si formeranno dei gruppi di lavoro con quattro-sei membri che negozieranno aspetti specifici: diritti dei cittadini, accordo finanziario, questioni legali in sospeso, frontiera nordirlandese, nucleare civile. Alla fine del pomeriggio Barnier e Davis terranno una conferenza congiunta.

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Regno Unito, settimana cruciale per il futuro della premier

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Inizia una settimana cruciale per la premier del Regno Unito, Theresa May, che dovra’ affrontare una serie di prove mentre il suo Partito conservatore si interroga sul suo futuro. Molti deputati Tory sono sconcertati per le performance negative della leader nelle ultime settimane: prima nelle elezioni, nelle quali ha perso la maggioranza assoluta; poi nella gestione del disastroso incidente della Grenfell Tower, a Londra. Un velato attacco le e’ stato sferrato dal suo cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, che si e’ lamentato per il mondo in cui e’ stata gestita la campagna elettorale, in cui e’ stato deliberatamente messo ai margini. “E’ vero che il mio ruolo nella campagna elettorale non e’ stato quello che mi sarebbe piaciuto”, ha ammesso il ministro. D’altra parte, ha aggiunto: “Cio’ di cui il paese ha bisogno adesso e’ un periodo di calma (…) Abbiamo questioni molto serie da affrontare, compreso il negoziato per la Brexit che sta per iniziare. Theresa sta guidando il governo e penso che il governo debba andare avanti col suo lavoro”. Le dichiarazioni di Hammond rispecchiano un’opinione diffusa nel suo partito sul rischio di mettere in discussione la leadership in questo momento. Alcuni pensano che sarebbe autolesionista perche’ non c’e’ convergenza sul successore; altri pero’ ritengono che, se la situazione non si stabilizzera’ e il malumore non si plachera’, al congresso di ottobre sara’ necessario un cambiamento. Le prospettive a breve termine di May potrebbero dipendere da due sfide. La prima e’ il patto col Partito unionista democratico (Dup) dell’Irlanda del Nord sul sostegno all’esecutivo Tory di minoranza: l’accordo non e’ ancora stato concluso anche se e’ probabile che venga raggiunto entro un paio di giorni; il Tesoro teme che il governo centrale possa firmare un assegno in bianco alla nazione costitutiva sui finanziamenti e gli investimenti. L’altra, e forse ancora piu’ decisiva, e’ il “Discorso della Regina”, contenente il programma legislativo non di un anno, ma di due, una scelta insolita dovuta alla previsione di un’intesa attivita’ parlamentare a causa dell’uscita dall’Unione Europea.

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Francia, niente valanga ma comunque una forte maggioranza per Macron in Parlamento

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Non c’e’ stata la valanga che i sondaggi prevedevano e molti temevano, ma comunque il neo presidente francese Emmanuel Macron avra’ una forte maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento: cosi’ il quotidiano economico “Les Echos” presenta i risultati al secondo turno di ballottaggio delle elezioni parlamentari svoltosi in Francia ieri domenica 18 giugno. Lo spoglio non e’ ancora terminato, ma secondo le proiezioni della societa’ di rilevazioni statistiche Kantar Sofre’s la coalizione tra il partito macronista La Re’publique en Marche (LREM, “La Repubblica in Marcia”; ndr) ed il partito centrista cattolico Movimento democratico (MoDem) di Francois Bayrou avrebbe conquistato circa 360 dei 577 seggi della nuova Assemblea nazionale. Ad arginare la valanga macronista hanno contribuito sia l’astensionismo, giunto al massimo storico del 57 per cento dell’elettorato, che gli appelli dei leader della destra “storica” a non lasciare tutto il potere al nuovo presidente. Questa volta infatti la diserzione dalle urne sembra aver giocato contro LREM: appagati dal largo successo ottenuto al primo turno di domenica scorsa 11 giugno, i suoi elettori hanno in parte smobilitato. Al contrario gli eredi del gollismo, I Repubblicani (LR, ex Ump), e gli alleati centristi dell’Udi sono stati capaci di mobilitare le loro truppe ed eleggere circa 133 deputati; e tuttavia hanno perso circa un centinaio di eletti rispetto a cinque anni fa. Anche il Partito socialista (Ps) in qualche modo e’ riuscito a limitare la sconfitta catastrofica: con 44 eletti complessivamente insieme agli alleati ambientalisti di Europa ecologia – I Verdi (EeLv) e Radicali di sinistra (Rdg), il Ps potra’ comunque costituire un proprio gruppo autonomo; ma la sua rappresentanza parlamentare si e’ comunque drasticamente ridotta di oltre cinque volte rispetto al 2012. All’Assemblea nazionale ci sara’ anche un gruppo autonomo di estrema sinistra: la France insoumise (LI; “Francia non-sottomessa”, ndr) di Jean-Luc Me’lenchon avra’ 28 eletti. Un’obbiettivo, quello del gruppo parlamentare, che invece continua a sfuggire al Front national (Fn) di Marine Le Pen, nonostante sia riuscito a strappare 8 deputati. Per Macron, scrive “Les Echos”, il difficile arriva adesso: e’ vero che il suo partito avra’ da solo la maggioranza assoluta, senza neppure dover forzatamente contare sui 45 deputati del MoDem; ma il presidente e la sua maggioranza dovranno d’ora in poi dimostrare risultati di governo all’altezza delle aspettative suscitate nei lunghissimi mesi di campagna elettorale. Il prossimo passo saliente sara’ il discorso con cui il primo ministro Edouard Philippe il 4 luglio prossimo presentera’ all’Assemblea nazionale il suo programma: al primo posto ci saranno la tanto annunciata moralizzazione della vita pubblica e la legge che consentira’ al governo di imporre per decreto la riforma del Codice del lavoro.

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Germania, i Verdi preparano una nuova agenda per l’ambiente in vista delle elezioni nazionali

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Il partito dei Verdi tedesco, in calo di consensi in vista delle prossime elezioni federali di settembre – attualmente la formazione ambientalista e’ data al 7 per cento dai sondaggi – ha stabilito i punti fermi per la campagna elettorale durante il congresso di partito che si e’ tenuto la scorsa domenica a Berlino. Fra i temi fondamentali dell’agenda elettorale enunciati dal segretario Anton Hofreiter, ci saranno quelli della protezione dell’occupazione e dell’ambiente. In particolare gli 800 delegati del partito hanno ribadito la loro posizione in favore della chiusura immediata delle 20 centrali a carbone tedesche piu’ inquinanti e della completa dismissione del carbone come fonte di generazione dell’energia elettrica entro il 2030. Tale data rappresenta un “compromesso realistico e responsabile” rispetto alle posizioni di Cdu e Spd, ha dichiarato Cem Oezdemir, ricordando che i Verdi chiedevano inizialmente di dismettere il carbone entro il 2025. I Verdi si sono inoltre espressi in favore di una tassa sulle emissioni di CO2, soprattutto nel campo dei trasporti, pur non stabilendone l’entita’. Il Partito ha inserito tra le proprie priorita’ elettorali l’agricoltura sostenibile e un allevamento piu’ rispettoso degli animali. Altro punto in programma la protezione del “bilancio familiare”, con la proposta di uno stanziamento di 12 miliardi di euro per la lotta alla poverta’ infantile e l’estensione del congedo genitoriale da 12 a 24 mesi.

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Germania, una nuova legge contro le “fake news”

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – Questo lunedi’ il Parlamento tedesco discutera’ la “legge sulle regole da tenere in Rete” (NetzDG) voluta dal ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd) e preparata da esperti del settore, associazioni e partner di coalizione. La legge punta a garantire la rimozione dal web dei messaggi di incitamento all’odio e delle notizie false. Anche i Verdi ad Amburgo stanno discutendo la stessa materia, e il senatore Till Steffen vuole promuovere, in occasione della conferenza ministeriale di Giustizia a Deidesheim che si terra’ la prossima settimana, un nuovo codice di obblighi per i social network tesi a contrastare la “falsa informazione”, sulla falsa riga della NetzDG. Gli operatori delle reti sociali saranno tenuti a “sanzionare con un metodo efficace e trasparente, e segnalare le attivita’ di utenti e organizzazioni che si sono posti l’obiettivo di diffondere notizie false”. “La liberta’ di parola e’ un bene prezioso”, ha dichiarato Steffen alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, “ma questo non puo’ significare che chiunque possa dire qualsiasi cosa in qualsiasi momento, anche a scapito degli altri”, ha puntualizzato. Il politico esprime premura per gli utenti dei social media, che paventa possano essere deliberatamente indotti in errore da notizie false e da falsi profili umani generati da programmi per computer con l’obiettivo di “influenzare le opinioni in maniera disonesta”. La Germania richiedera’ per legge agli operatori delle piattaforme internet di utilizzare software di rilevamento e creare interfacce che permettano a organizzazioni terze di smascherare tali programmi. “Abbiamo bisogno d regole che portino ad una maggiore trasparenza”, ha ribadito Steffen. Tuttavia l’eliminazione delle notizie “false” potrebbe spingere diversi gruppi di utenti su piattaforme alternative.

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Roberti, il preoccupante fenomeno delle mafie italiane in Spagna

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – La morte violenta del capo della ‘Ndrangheta Giuseppe Nirta, avvenuta qualche giorno fa ad Aguila e’ il segno che le organizzazioni criminali italiane hanno un forte radicamento in Spagna. Ne e’ convinto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti intervistato domenica dal quotidiano spagnolo “El Pais”. Madrid deve preoccuparsi: un personaggio come Nirta “non si trova per caso” in terra iberica, “sta curando i suoi interessi. La stessa cosa che fece a lungo Raffaele Amato, capo dei capo della camorra napoletana”. Il paese iberico, spiega Roberti e’ per i malavitosi “un luogo da colonizzare”, “un posto strategico. Per motivi geografici e perche’ credono che possono fare i loro affari in un modo meno controllato. Probabilmente si sbagliano perche’ da quando abbiamo relazioni con i colleghi spagnoli l’indice di attenzione e’ cresciuto”. Sono anche allettati, conferma il procuratore, da un regime carcerario che non prevede i rigori del nostro 41bis, una “prospettiva non gradevole” per chi finisce nelle mani della giustizia. Ricostruito lo strapotere della ‘ndrangheta sulle altre mafie – la camorra si e’ trasformata in una “forma di gangsterismo urbano spesso associato ai minori – Roberti ragiona sul perche’ la criminalita’ organizzata italiana sia tanto difficile da estirpare. “Manca cooperazione internazionale. Le mafie come organizzazioni criminali strutturate esistono da prima dell’unita’ d’Italia e lo Stato non e’ mai riuscito a distruggerle. Ma nel momento in cui le mafie escono dall’Italia per investire il loro denaro e’ perche’ da noi esiste un sistema investigativo forte. Fuori di qui possono continuare a farlo con una certa tranquillita’”. L’ultima spina e’ per la delicata questione dei rapporti tra mafia e politica. Se e’ difficile vincere le battaglie e’ anche perche’ le mafie “operano nella zona grigia, lo spazio dove interagiscono con altri gruppi criminali non mafiosi” E’ il caso di Mafia Capitale, un sistema che si tiene piu’ per la corruzione che per le intimidazioni. ma per uscire dalle generiche accuse alla politica, Roberti ricorda che bisogna parlare di nomi e partiti concreti. E’ il caso di Silvio Berlusconi? Il leader di Forza Italia, sottolinea il procuratore, “e’ stato indagato per mafia e non sono state raccolte prove sufficienti per portarlo in giudizio”. Dell’Utri, suo amico e mano destra, “sta scontando una pena di sette anni in carcere. Qui non si fanno sconti, la magistratura italiana e’ indipendente, ma non possiamo condannare sulla base di sospetti”.

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Lo “sloggiamento” di Beppe Grillo e’ paragonabile a quello di Macron?

19 giu 11:17 – (Agenzia Nova) – L’ideologia del Movimento 5 stelle (M5s) di Beppe grillo e’ in qualche modo comparabile alla sostituzione della classe politica (“De’gagisme”, letteralmente “sloggiamento”; ndr) operato in Francia dal partito del neo presidente Emmanuel Macron con il quo movimento “En Marche!” (“In Marcia!”, ndr)? Il settimanale francese “Le Nouvel Observateur” lo ha chiesto a Marc Lazar, professore di storia e sociologia politica alla prestigiosa Universita’ di Scienze politiche di Parigi (Sciences Po), all’indomani del deludente risultato registrato dal M5s al primo turno delle elezioni comunali in Italia che secondo i commentatori italiani avrebbero segnato l’inizio della fine della creatura politica del comico genovese. Il professor Lazar risponde raccomandando prudenza nel giudizio: innanzitutto perche’ non e’ possibile fare un bilancio completo dello scrutinio prima della tenuta del secondo turno di ballottaggio domenica prossima 25 giugno; e poi, dice, perche’ i grillini hanno mostrato finora grande capacita’ di mobilitazione dell’elettorato a livello di elezioni nazionali, ma sono troppo poco presenti a livello locale per vincere delle consultazioni municipali soprattutto quando sono parziali come quelle in corso nella Penisola. La prospettiva, nota lo studioso francese, e’ falsata dalle clamorose vittorie ottenute l’anno scorso nelle comunali di Roma e Torino da Virginia Raggi e Chiara Appendino, del tutto inattese: anche se i deludenti bilanci delle due sindache, soprattutto nella Capitale, possono aver giocato un ruolo negativo mostrando l’incapacita’ di governo del M5s; resta da vedere se tutto cio’ avra’ ripercussioni sulle prossime elezioni politiche nel 2018. Quanto alle similitudini tra il panorama politico italiano e quello francese, il professor Lazar e’ ancora piu’ scettico, ricordando che in Italia un profondo rinnovamento della classe politica e’ gia’ avvenuto nell’ormai lontano 1994 cona la discesa in campo di Silvio Berlusconi: piuttosto, conclude la sua analisi, e’ proprio dalla parabola del partito berlusconiano Forza Italia, zeppo di neofiti della politica divenuti col tempo politici professionisti che bisogna trarre lezioni per la Francia di oggi.

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