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Attentati di Parigi: il salto di qualità del terrore che mette a rischio la ripresa dell’Eurozona

attentati a parigi

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L’amministratore delegato di Siemens è il primo Ceo europeo a esprimere la sua preoccupazione per le conseguenze degli attacchi terroristici del 13 novembre a Parigi.

In un’intervista al Financial Times, Joe Kaeser sottolinea la sua inquietudine per il salto di qualità registrato dalla violenza terrorista a Parigi: un’escalation che alimenta “il malessere geopolitico” e che potrebbe avere serie ricadute sugli investimenti e sulla ripresa dell’eurozona, come del resto paventato anche dal ministro italiano dell’economia Pier Carlo Padoan.

“Gli investimenti si basano sulla fiducia, sul futuro e quando accadono cose di questo tipo le persone aspettano”, ha detto Kaeser, mentre il ministro Padoan ha sottolineato che – a parte le conseguenze sociali – il maggiore danno economico “è quello alla fiducia, e la fiducia è un elemento fondamentale in questa fase. E’ indispensabile per aiutare i paesi a uscire dalla crisi”.

Gli attentati del 13 novembre, rispetto a quelli di gennaio a Charlie Hebdo e al supermaket ebraico hanno avuto un forte impatto emotivo sulla popolazione europea, proprio perché non erano indirizzati a un target ben specifico e in certo senso ‘politico’ ma hanno colpito i giovani, i luoghi della movida, i simboli della spensieratezza occidentale, andando a minare la serenità delle persone come forse è avvenuto solo l’11 settembre 2001, almeno se parliamo di storia recente.

Ma stavolta, rispetto agli attacchi di 14 anni fa, azzarda ancora Kaeser, “l’impatto per le aziende potrebbe essere ancora più duro” e non limitarsi a qualche mese, soprattutto se continueranno per lungo tempo i controlli sistematici e coordinati alle frontiere anche per i cittadini Ue.

Una visione condivisa da molti analisti, secondo i quali a mettere a rischio la ripresa nel 2016 non sarà tanto un fattore economico, quanto l’incertezza geopolitica, con conseguenze più importanti sul business di molte aziende rispetto a quanto avvenuto con altre crisi.

Una realtà ben sintetizzata dalla frase di Papa Francesco, secondo cui “è in corso la terza guerra mondiale a pezzettini”.

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