La debacle

AssetProtection. Referendum, Generale Ramponi: se il cambiamento è bocciato dai giovani

Avere il favore dell’establishment può essere utile nella gestione dei compromessi di routine, ma non vale nel momento in cui il popolo si esprime.

di Generale Luigi Ramponi |
luigi ramponi

La rubrica AssetProtection, ovvero Riflessioni su sicurezza e terrorismo, a cura di Anthony Cecil Wright, presidente Anssaif (Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in Aziende di Intermediazione Finanziaria). Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

Sino ad oggi, una volta lasciata la politica attiva, ho mantenuto la promessa fatta a me stesso, di non commentare i comportamenti, le decisioni e i giudizi sugli stessi, messi in atto da Governo e opposizioni, in sede politica diretta. Mi sono limitato a commentare i grandi fenomeni sociali, proponendo considerazioni e possibili elementi di soluzione, ma senza commentare, se non a volte indirettamente, iniziative o giudizi assunti o espressi da parte del Governo o dalle opposizioni.

Quanto accaduto, in occasione del Referendum popolare sulla legge di modifica della Costituzione, ha assunto proporzioni tali da indurmi a mutare i miei propositi e sollecita un commento.

Le proporzioni della sconfitta del Capo del Governo sono talmente elevate e, francamente impreviste, al punto da costituire un precedente, un caso di specie eccezionale, da citare in futuro, quale esempio di una debacle storica, di un fiasco politico unico nel suo genere.

Infatti, il risultato dell’espressione del pensiero popolare nel Referendum, non si riferisce all’accettazione o meno della legge di variazione di numerosi articoli della Costituzione, ma costituisce un vero e proprio plebiscito nei confronti del Governo Renzi e, soprattutto, del suo Capo.

Il bello è che è stato lo stesso Renzi a indirizzare in tal senso lo spirito del giudizio popolare, legando il destino politico di se stesso e del suo Governo al risultato del Referendum, in una delle tante sue presuntuose “bravate”, salvo poi, rimangiarsi la parola, come ripetutamente fatto in precedenti circostanze, una volta accortosi della stupidaggine politica e del rischio derivanti dalla sua dichiarazione.

Quaranta a favore e sessanta contro, sono un risultato in sede politica, assolutamente raro. Lo dimostrano i risultati delle elezioni di singoli, come accaduto nel tempo per i Presidenti degli USA o per quelli dell’Austria, o per plebisciti del tipo Brexit. Differenze sempre limitate a qualche unità percentuale. La sconfitta è certamente clamorosa e denuncia una vasta disapprovazione dei cittadini, nei confronti dell’operato di Renzi, quale Capo del Governo.

Renzi aveva cercato e ottenuto l’appoggio di quel che si usa definire l’establishment, sconfessando in tal modo, in maniera troppo manifesta, le origini socialiste sue e del suo partito. In tal modo è riuscito a determinare una profonda frattura nell’ambito del suo partito, resa ancor più grave dalla sua ripetutamente dichiarata e resa operativa volontà di “rottamare” le vecchie gerarchie.

Avere il favore dell’establishment, può essere utile nella gestione dei compromessi e degli intrallazzi di routine, ma non vale nel momento in cui, democraticamente il popolo si esprime. Cosi è accaduto.

Interessante notare come il “giovane”, il “nuovo” che avrebbe dovuto finalmente realizzare il “cambiamento” tanto auspicato, specie dalle nuove generazioni, sia stato bocciato proprio dai giovani elettori!

Questo non suscita meraviglia dal momento che chi oggi più soffre in seno alla società nazionale sono proprio i giovani, mortificati da un fortissimo tasso di disoccupazione, senza che per loro il Governo abbia combinato nulla di serio. Le notevoli risorse reperite per assegnare i famosi ottanta euro a chi già aveva uno stipendio e quelle impiegate per chiudere i vari contratti di lavoro, all’ultimo momento, prima delle votazioni, con incrementi salariali non giustificati da un’inflazione assolutamente modesta, avrebbero dovuto essere meglio impiegati per avviare opere pubbliche nei settori idrogeologici, sismici, infrastrutturali delle comunicazioni, nella ricerca, ecc., si da creare, nel rispetto dei limiti europei, posti di lavoro per i giovani disoccupati e rimettere in moto l’economia. Invece si è preferito dare una mancetta demagogica a chi già aveva e il ritorno è stato nullo.

Tante altre considerazioni potrebbero essere fatte per giustificare una sconfitta politica tanto clamorosa, (atteggiamento arrogante, dichiarazioni rimangiate, mancanza di verità ecc..) una caduta di consenso così ampia, ma credo basti quanto scritto. Certo rimarrà nella storia politica nazionale la particolarità di un fenomeno che ha visto, nell’arco di pochi anni svilupparsi e concludersi una parabola di velocissima ascesa e precipitosa discesa, con tonfo finale, del tutto inconsueta ed unica nel suo genere.

In fondo se si esaminano bene i fatti, non è successo nulla di inspiegabile. Il Presidente Renzi ha chiesto imprudentemente il consenso nei propri confronti nel momento in cui i sondaggi non gliene attribuivano uno superiore al 40%; lo stesso dato si è confermato nel referendum. A quel punto il Presidente con correttezza e intelligenza ne ha preso atto e si è dimesso.

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