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AssetProtection. Le varie facce dell’Islam, recensione del libro di Massimo Campanini ‘Il pensiero islamico’

Questa settimana la nostra rubrica include un’altra recensione di un recente testo che tratta dell’islamismo: ciò in considerazione del crescente interesse su questo tema. Ci auguriamo che questi articoli trovino interesse tra i lettori di key4biz e possano anche stimolare il dibattito.

Anthony.wright@anssaif.it

L’autore del “Pensiero islamico contemporaneo”, insegnante di Islamistica e Storia dei paesi islamici, pur sostenendo che delle voci dissonanti e coraggiose si stiano moltiplicando accanto alle posizioni tradizionaliste per cercare di proiettare la cultura islamica nel moderno, deve però ammettere che tali voci fatichino a trovare accoglienza negli ambienti mussulmani più tradizionalisti che spesso dominano ancora la scena dei paesi a maggioranza islamica e che non pochi pensatori tra i più audaci abbiano dovuto per tale ragione abbandonare le loro nazioni di origine. Un po’ tutto il libro si misura su questi tentativi di dialettica all’interno di un Islam diventato oltre che globale, anche europeo e occidentale, cercando di affrontare la dicotomia tra modernizzazione dell’Islam e islamizzazione della modernità che caratterizza il pensiero islamico nelle sue più diverse forme.

L’autore – che appare scontare una eccessiva accondiscendenza verso il pensiero islamico radicale – sostiene che i fenomeni terroristici, che da alcuni anni colpiscono l’immaginario dell’Occidente, nascondono tuttavia due realtà essenziali da comprendere: la prima e più importante è che il pensiero islamico radicale non coincide col terrorismo sebbene alcuni pensatori radicali (es: Sayyid Qutb, autore che promuove in sintesi la guerra santa, anche armata, per istituire uno stato islamico che corregga i difetti della società contemporanea non obbligando i non musulmani a convertirsi ma provvedendo “solo” che l’ideologia “giusta”, l’Islam, sia dominante), siano stati scelti come maestri di pensiero da alcuni gruppi estremisti e terroristi; la seconda è che comunque gli affiliati al terrorismo sono stati e sono una piccola minoranza della popolazione musulmana e spesso del tutti isolati da essa. Al riguardo aggiunge che tali rimarranno se le politiche sbagliate dell’Occidente nei confronti dell’Islam non riusciranno a moltiplicarli.

Il libro si sofferma poi sulla differenza tra il pensiero salafita e quello jihdaista ammettendo come questi manifestino elementi di arcaismo soprattutto nell’uso delle fonti ma che devono essere comunque giudicati come un prodotto della modernità, come un tentativo estremo e violento di islamizzazione della modernità con conseguente irrigidimento del linguaggio del radicalismo islamico.

L’ultima parte tratta brevemente del pensiero femminile con utilizzo perlomeno inadeguato del termine “femminismo islamico” visto che viene sostenuto che esso è un discorso articolato all’interno del paradigma islamico che rivendica all’Islam stesso e al Corano di avere difeso i diritti delle donne: in particolare si sottolinea come dal punto di vista sociologico il fenomeno di larga diffusione di ritorno al velo non sia solo il frutto di una imposizione maschile ma anche di una libera scelta, della ricerca di una identità. Anche le donne vivono infatti la crisi dello scontro con la modernità e molte scelgono l’abbigliamento islamico proprio per marcare la propria diversità.

Il libro chiudendosi infine con l’affermazione che “l’Islam – anche se molte lacune dovranno essere colmate soprattutto sul piano della giurisprudenza e dei diritti – è un laboratorio tuttora vivacemente attivo che non può essere negato dai fenomeni terroristici ma che rimane trascurato quasi volutamente dai mass media”, continua a confermare una eccessiva, generica,  “indulgenza” verso il pensiero islamico predominante che – a mio parere – rimane il limite principale dell’opera non consentendogli di raggiungere spunti di originalità.

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