il commento

AssetProtection. Giovani e rischi del digitale, di chi è la colpa?

Una intera generazione di giovani è cresciuta su basi errate, con famiglie e docenti non all’altezza dei nuovi rischi, delle nuove sfide, e di una trasformazione digitale che richiede innanzitutto un cambiamento nell’approccio allo studio ed al lavoro.

di Anthony Cecil Wright, presidente Anssaif (Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in Aziende di Intermediazione Finanziaria) |

La rubrica AssetProtection, ovvero Riflessioni su sicurezza e terrorismo, a cura di Anthony Cecil Wright, presidente Anssaif (Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in Aziende di Intermediazione Finanziaria). Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

«Prova con il nome e cognome…». «Password errata». «Prova con il nome di mamma. Se non funziona metti il cognome suo, non di papà.». «Niente.». «Allora facciamo così: fai mettere la password a papà. Io imparo a memoria le prime lettere e tu dalla quinta in poi…».

 

Il padre: «Che ci dovete fare con il computer? Sapete che mamma non vuole.». E loro: «Niente. Vogliamo vedere uno che parla su Internet. Poi scaricarci un film. E se abbiamo ancora tempo, vedere qualche nuovo filmato su YouTube. Tutto qui.».

 

Perché meravigliarsi? I cibernauti in questione hanno rispettivamente 7 e 8 anni!

 

A casa non hanno mai usato il computer. E la mamma lo usa raramente, per la posta o per qualche semplice ricerca in Internet. Ma non ha mai visto i figli provare ad usarlo. Dove hanno imparato?

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Ciò mi preoccupa in modo particolare, in quanto fino ad ora ho sentito parlare della necessità di informare, sui rischi del digitale, i giovani, e, con questo termine, indicare quelli della classi medie o superiori: più che i giovani, dopo questo racconto, viene da dire che bisogna iniziare prima! Dalla primaria! I bambini del racconto, dove hanno imparato? Non a casa, assicurano i genitori. Dove e con chi allora?

 

Chi è padre di bambini che frequentano la prima o la seconda elementare, quante domande si pone ora? Ad esempio, potrebbe domandarsi su quali siti può il bambino capitare viaggiando in Internet. Come cita la Polizia Postale, nei suoi corsi nelle scuole, se occhi (dei genitori) non vedono, potrebbero invece esserci gli occhi di un pedofilo!

 

Che siti guardano? Cliccano sulle promozioni? Rispondono ad una chat? Si fanno degli autoscatti? Una domanda che mi pongo dopo aver parlato con tanti ragazzi nelle scuole che abbiamo visitato, non sarà che a 6 anni già conoscono, ad esempio, il sito “youporn”? Anche loro, così piccoli, imparano che cosa sia il sesso da quel sito?

 

Che fare? Innanzitutto informare i genitori ed i nonni; in parallelo, bisogna intervenire, in modo strutturato, e non con singole sporadiche iniziative, anche se generose e fatte con il cuore in mano.

 

Il bravo Generale Ramponi, da anni, avvisava tutti del rischio derivante dal cybercrime. E le Istituzioni continuavano a non dedicare l’opportuna attenzione al crimine informatico. I governi concentravano le risorse su temi sicuramente al momento importanti, ma non preoccupandosi del futuro prossimo, e di prevenire.

 

Analogamente sulla formazione delle nuove generazioni: almeno una intera generazione di giovani è cresciuta su basi errate, con famiglie e docenti non all’altezza dei nuovi rischi, delle nuove sfide, e di una trasformazione digitale che richiede innanzitutto un cambiamento nell’approccio allo studio ed al lavoro.

 

I genitori hanno grossi problemi di sopravvivenza. Ed i nonni non sanno nemmeno cosa sia Internet! Pertanto, in un gran numero di famiglie i bambini apprendono da soli, dai compagni… o da chi? In questo modo rischiano anche di apprendere messaggi sbagliati: fra questi chi può escludere l’indottrinamento di teorie sovversive?

 

Oggi, in un momento generalizzato di difficoltà economiche, specialmente  a causa della generale impreparazione ad affrontare la globalizzazione, l’Occidente – e in particolare l’Italia – si trovano una base assai consistente di giovani che non è pronta ad affrontare il mondo del lavoro, e che o è disadattata, o incapace di affrontare le difficoltà, le sfide della vita ed i rapporti interpersonali (per chi non ci crede: guardare le statistiche sul lavoro, sul grado di preparazione dei giovani, sulla loro incapacità di creare una famiglia stabile, e, purtroppo, guardare anche alle statistiche sulle violenze sulle persone e sui suicidi giovanili).

 

Cosa c’entri il mio articolo con la sicurezza, credo sia chiaro: sono le persone che fanno sì che una famiglia, una organizzazione ed una nazione siano capaci di affrontare con successo le nuove minacce, ma anche le nuove opportunità.

 

Siamo in ritardo nell’affiancare le famiglie e le scuole nell’illustrare i pericoli ai bambini e insegnare loro a capire il digitale. Nel far comprendere che la trasformazione digitale inizia con la trasformazione del lavoro, delle conoscenze e dei comportamenti.

 

Per chiudere, un augurio. E’ iniziato il nuovo anno. Formulo allora l’augurio che il 2018 sia un anno nuovo specialmente per i bambini ed i giovani; un anno nel quale regneranno progetti concreti, aventi interesse esclusivamente per il benessere del Paese. E, non ultimo, consentitemi, confermo che la nostra associazione è e rimane sempre disponibile a collaborare.

Anthony.wright@anssaif.it

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