Key4biz

Arrestato l’ex presidente Ollanta Humale (Perù), Trump e la visione globale degli USA, Il Regno Unito e ‘l’inferno’ delle leggi della Brexit

finestra sul mondo

La corruzione “brasiliana” colpisce ancora, in carcere l’ex presidente peruviano Ollanta Humala

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Due giorni dopo la richiesta avanzata dal pubblico ministero, e’ arrivata la risposta del giudice Richard Cocepcion Carhuancho: l’ex presidente peruviano Ollanta Humala e la moglie Nadine Heredia sono stati condannati a diciotto mesi di carcerazione preventiva per i presunti casi di riciclaggio del denaro sporco nelle campagne elettorali del 2006 e 2011. L’ex coppia presidenziale ha atteso la sentenza nella sede del Partido nacionalista peruano (Pnp), la formazione politica da loro creata, e si e’ quindi consegnata spontaneamente alla giustizia. In attesa di conoscere quale sara’ la prigione dove passeranno il prossimo anno e mezzo, Humala e signora hanno passato la notte nel carcere del palazzo di Giustizia, l’edificio al centro di Lima in cui i due si sono recati una volta appresa la decisione del giudice. Dietro l’ingresso in prigione di un altro nome di peso della politica latinoamericana, c’e’ ancora una volta l’impresa ingegneristica brasiliana Odebrecht. Jorge Barata, ex presidente del gruppo in Peru’, ha riferito ai magistrati di una telefonata ricevuta a meta’ del 2010 da marcelo Odebrecht. Questi gli ordinava di effettuare donazioni per la campagna elettorale del leader del Pnp, impegnato in una complicata sfida elettorale contro la popolare figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, Kejko, l’ex presidente Alejandro Toledo (anch’esso condannato dalla giustizia nazionale) e l’attuale presidente Pedro Pablo Kuczynski. A Humala servivano fondi, e’ la tesi dell’accusa, e l’ordine di inviarli sarebbe partito direttamente dal Partito dei lavoratori dell’ex presidente brasiliano Inacio Luis Lula da Silva, legato ad Odebrecht da una struttura parallela gestita dall’ex ministro delle Finanze brasiliano Antonio Palocci, noto alle cronache locali come “l’italiano”. A detta del giudice, la complicata vicenda – sin qui confermata dalle dichiarazioni rese dallo stesso Marcelo Odebrecht -, si e’ arricchita nel tempo di ulteriori dettagli e la detenzione in carcere in attesa di sentenza sarebbe motivata dal rischio di inquinamento delle prove e dal concreto pericolo di fuga degli indagati. Probabilmente pesa il caso di Alejandro Toledo, condannato a 18 mesi di prigione preventiva con l’accusa di aver ricevuto 20 milioni da Odebrecht in cambio di agevolazioni sugli appalti per la costruzione della “Carretera interoceanica Sur”, importante arteria che taglia in orizzontale il subcontinente. Toledo e’ negli Stati Uniti e da li’ non intende muoversi. Il governo peruviano, informa “Rpp noticias”, e’ per questo ricorso ai servizi dello studio Foley Hoag, specializzato in casi di estradizione dagli Stati Uniti. Humala potrebbe condividere la prigione con Alberto Fujimori, altro ex capo di Stato agli arresti per riciclaggio di denaro sporco e crimini contro l’umanita’.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

La visione di Trump del ruolo globale degli Usa

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti e’ di ritorno dalla sua visita ufficiale in Francia, dove su invito del suo omologo Emmanuel Macron ha assistito alla parata miliare che quest’anno, oltre alla presa della Bastiglia, commemora anche il cento anni dell’intervento Usa nella Prima guerra mondiale. Sia questo che i due precedenti viaggi del presidente in Europa “dimostrano la rinascita della leadership statunitense tesa a rafforzare i mutui interessi , riaffermare i principi condivisi, affrontare le minacce comuni e conseguire una rinnovata prosperita’”. A scriverlo, in un editoriale sul “New York Times”, sono Gary D. Cohn, presidente del Consiglio economico della Casa Bianca, e Herbert R. McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale Usa, che col loro articolare la visione della politica estera del presidente Usa e le finalita’ perseguite dalla Casa Bianca sullo scacchiere internazionale. Le discussioni sinora intraprese dal presidente Usa con i leader mondiali “hanno delineato un potenziale straordinario: vaste riserve di energia a basso costo, mercati che possono essere aperti a nuovi scambi commerciali, un numero crescente di giovani che desiderano l’occasione di edificare un futuro migliore nel loro paese e nuove partnership tra nazioni che possono costituire la base per una pace duratura”. All’estero come in patria, “il presidente ha articolato la sua visione di sicurezza interna, sviluppo della prosperita’ e avanzamento dell’influenza statunitensi”. Le recenti visite in Polonia e nella citta’ tedesca di Amburgo, per il summit del G20 della scorsa settimana, “si sono concentrate sull’edificazione di coalizioni che conseguano i migliori esiti possibili per l’America e i nostri alleati”: gli Stati Uniti, riconoscono i due funzionari della Casa Bianca, “non posso essere membri passivi della comunita’ internazionale”. A Varsavia, Trump si e’ rivolto al popolo polacco “ribadendo il suo impegno al sostegno e alla difesa collettiva della Polonia e degli alleati della Nato contro le minacce comuni”. Il presidente, sottolineano Cohn e McMaster, ha affermato che “una Polonia forte e’ una benedizione per l’Europa, e che “un’Europa forte lo e’ per l’Occidente e il mondo intero”. I due funzionari pongono l’accento sull’incontro tra il presidente e i 12 leader dell’iniziativa dei Tre mari (Baltico, Mar nero e Adriatico), cui ha garantito un accesso “affidabile e conveniente all’energia”. Diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, scrivono i due funzionari, consentira’ ai paesi del Baltico, dell’Europa Centrale e dei Balcani di “rafforzare le loro economie, creare posti di lavoro e impedire agli avversari di usare l’energia come strumento di intimidazione o coercizione”. Al G20 di Amburgo, proseguono i due esponenti della Casa Bianca, Trump ha cenato con i leader di Corea del sud e Giappone – Moon Jae-in e Shinzo Abe – per concordare una strategia comune nella gestione della minaccia nordcoreana, e garantire la sicurezza dell’Asia Nord-orientale, oltre che degli Usa. Centrale, nell’approccio del presidente Donald Trump all’arena globale, e’ “la ricerca di aree di accordo e cooperazione, fatta salva la protezione degli interessi degli Stati Uniti”. Ad Amburgo “gli Stati Uniti hanno sostenuto il libero commercio, ma hanno insistito affinche’ sia equo”: una posizione ben riflessa dal comunicato congiunto diffuso dai partecipanti al termine del summit. Particolarmente importante, a questo riguardo, l’eliminazione degli eccessi di capacita’ produttiva in settori chiave come quello dell’acciaio, e “la rimozione dei sussidi distorsivi del mercato e di altre forme di sostegno statale”. I leader del G20 “concordano che una economia solida e un pianeta in salute si rinforzino a vicenda”, e gli Stati Uniti “continueranno a dimostrare che le forze del mercato e le soluzioni tecnologiche costituiscono la via piu’ efficace per proteggere l’ambiente alimentando al contempo la crescita economica”. Per quanto riguarda l’immigrazione, i leader del G20 “hanno riaffermato il diritto sovrano degli Stati a gestire e controllare i loro confini”. Piu’ importante di tutto, secondo Cohn e McMaster, e’ il fatto che durante i suoi recenti viaggi Trump abbia stabilito come il principio “America First” non sia uno slogan populista e isolazionista, ma “un principio alla base dei valori statunitensi”, teso non solo a rafforzare gli Stati Uniti, ma anche a guidare il progresso a livello globale”. Gli Usa “sono difensori della dignita’ dell’individuo, affermano l’eguaglianza tra i generi, celebrano l’innovazione, tutelano le liberta’ di parola e religione, e sostengono mercati liberi e aperti”. Il motto “America First” – concludono i due funzionari – e’ radicato “nella convinzione che i nostri valori siano degni di essere difesi e promossi. Viviamo un momento di grandi cambiamenti per i nostri amici e alleati in tutto il mondo, ma si tratta anche di un momento di straordinarie opportunita’”. Il presidente Trump e la sua delegazione sono tornati dagli ultimi viaggi “con un enorme ottimismo in merito al futuro e a cio’ che gli Stati Uniti e i loro partner possono conseguire assieme”.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Usa, il dipartimento di Giustizia scatena un’offensiva contro i responsabili della piaga degli oppiacei

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Il dipartimento di Giustizia ha lanciato una vasta offensiva giudiziaria contro i responsabili della prescrizione smodata di analgesici oppiacei negli Stati Uniti: questi farmaci sono stati prescritti per decenni senza alcun freno o ne’ alcun riguardo per i loro gravissimi effetti collaterali, diffondendo la piaga della tossicodipendenza con effetti sociali devastanti: “Oggi un americano muore di overdose ogni 11 minuti, e oltre due milioni di cittadini americani sono schiacciati dalla dipendenza a farmaci analgesici assunti su prescrizione”, ha ricordato il procuratore Jeff Sessions, che ieri ha annunciato “la piu’ vasta azione persecutoria contro le frodi nella sanita’” nella storia del paese. Il dipartimento di Giustizia ha intentato causa a 412 persone, inclusi 115 medici, infermieri e professionisti della medicina, nell’ambito di una operazione su scala nazionale che coinvolge un migliaio di agenti e investigatori in oltre 30 Stati dell’Unione. Sei medici sono accusati di aver architettato in Michigan un vero e proprio traffico criminale, che prevedeva la prescrizione di oppiacei non necessari che venivano poi venduti illegalmente nelle strade. In tutto, il dipartimento di Giustizia contesta agli indagati danni per 1,3 miliardi di dollari. Per il momento, le indagini si concentrano sui professionisti della classe medica coinvolti nella distribuzione e somministrazione illegale di oppiacei e altri analgesici stupefacenti soggetti a prescrizione medica. Alcuni tribunali, pero’, stanno gia’ indagando sulle responsabilita’ delle case farmaceutiche nella promozione fraudolenta di questi farmaci. “Lo scorso anno circa 59 mila persone sono morte di overdose. Gli oppiacei sono responsabili di una larga parte di queste morti”, ha ricordato ieri Chuck Rosenberg, direttore facente funzioni della Drug Enforcement Administration.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Regno Unito, il governo conferma le posizioni negoziali su Euratom e Cgue

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Il dipartimento del Regno Unito per l’Uscita dall’Unione Europea, riferisce il quotidiano britannico “The Guardian”, ha pubblicato i documenti che illustrano le posizioni negoziali sull’Euratom, la Corte europea di giustizia e le agenzie europee, in vista del secondo round di colloqui a Bruxelles, che in iniziera’ lunedi’. Riguardo alla Comunita’ europea dell’energia atomica, nonostante le richieste di ripensamento all’interno del Partito conservatore, di maggioranza relativa, e nell’industria nucleare, viene ribadito che la Gran Bretagna uscira’, anche se cerchera’ di collaborare con i paesi membri per una “transizione morbida”. Il governo ha chiarito che uno dei principali motivi della rinuncia all’appartenenza alla Ceea e’ la giurisdizione della Cgue. “Stiamo lasciando l’Ue, ma non l’Europa e vogliamo continuare a collaborare con i nostri amici e vicini su questioni di reciproca importanza, comprese le tutele nucleari. Mettendo fine alla giurisdizione della Corte di giustizia dell’Unione Europea, i tribunali del Regno Unito torneranno sovrani”, ha dichiarato il segretario per la Brexit, David Davis. Tom Greatrex, amministratore delegato della Nuclear Industry Association, ha lamentato la carenza di dettagli, mentre Mike Clancy, segretario generale del sindacato Prospect, ha criticato la mancanza di rassicurazioni sull’occupazione nel settore. A proposito della Corte europea di giustizia, Londra, in netto contrasto con la Commissione europea, ha reso noto che non intende consentire al tribunale di Lussemburgo di giudicare casi che coinvolgono il Regno Unito al di fuori di quelli gia’ in corso al momento della Brexit (alcuni dei quali, comunque, richiederanno anni). Anche su questo viene confermata una delle “linee rosse” di Downing Street. “Il nostro ragionevole approccio sui casi pendenti fara’ si’ che ci sara’ una transizione morbida e ordinata verso il momento in cui la Corte non avra’ piu’ giurisdizione nel Regno Unito”, ha affermato Davis. Infine, la Gran Bretagna garantira’ alle organizzazioni e agenzie europee di continuare a operare nel paese per un periodo transitorio “limitato”, che potrebbe variare a seconda dei casi, con gli stessi “privilegi e immunita’”. L’Agenzia europea per i medicinali e l’Autorita’ bancaria europea, con sede a Londra, sono le principali strutture comunitarie presenti sul territorio britannico.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Regno Unito, il governo affronta “l’inferno” sulla legge sulla Brexit

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il “Financial Times”, ha presentato il disegno di legge European Union (Withrawal) Bill, piu’ comunemente noto come Great Repeal Bill, per abrogare l’European Communities Act del 1972, che introdusse il diritto comunitario nell’ordinamento nazionale, accolto dall’opposizione con la minaccia di un “inferno” parlamentare e di uno scontro costituzionale con le nazioni costitutive. Il disegno incorpora gran parte dell’insieme dei diritti comunitari, per garantire una continuita’ giuridica, dando al governo la facolta’ di “prevenire, correggere o mitigare” eventuali “lacune” che compromettano “l’efficacia operativa”, concetto tuttavia che, secondo gli esperti, e’ solo parzialmente definito e resta aperto alle interpretazioni. Particolarmente delicata, nonostante l’indicazione di un limite di due anni, e’ la questione dei cosiddetti “poteri di Enrico VIII”, che permettono il cambiamento di norme da parte dell’esecutivo con uno scrutinio parlamentare minimo. Il testo, inoltre, afferma che i tribunali nazionali non saranno vincolati a decisioni della Corte di giustizia dell’Unione Europea ne’ potranno inviare istanze a Lussemburgo dopo la Brexit. Secondo la Commissione europea, invece, i tribunali britannici dovrebbero mantenere la facolta’ di adire la Cgue per questioni legate a fatti precedenti la data del ritiro. Il contrasto tra le posizioni delle parti allarma le compagnie britanniche, che si chiedono fino a quando durera’ la giurisdizione della Cgue. La Camera dei Comuni discutera’ il testo, di una sessantina di pagine, in autunno. Il Labour ha annunciato che si opporra’ se non saranno accolte modifiche su sei punti, tra i quali l’acquisizione della Carta europea dei diritti fondamentali. Il leader liberaldemocratico, Tim Farron, ha previsto mesi di “inferno” parlamentare. Soprattutto, i primi ministri della Scozia e del Galles, Nicola Sturgeon e Carwyn Jones rispettivamente, hanno minacciato una crisi costituzionale contro quella che ritengono “una presa di potere” di Westminster: le amministrazioni devolute non acconsentiranno se non avranno garanzie sul rimpatrio delle competenze europee a Edimburgo e Cardiff e non al governo centrale. In teoria solo sette conservatori europeisti potrebbero unirsi alla minoranza per sconfiggere la linea di May. Il segretario per l’Uscita dall’Unione Europea, David Davis, si e’ detto disponibile a collaborare con tutti per fare della Brexit un successo. Il suo sottosegretario, Stevbe Baker, ha aggiunto di essere pronto a consultazioni aperte col parlamento. Il Great Repeal Bill e’ uno degli otto grandi pezzi della legislazione sulla Brexit, ma potrebbe generare un migliaio di atti normativi tecnici.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Brasile, Temer resiste al primo assalto e si prepara alla battaglia decisiva alla Camera

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – La commissione Affari costituzionali e giustizia della Camera ha respinto il primo assalto della magistratura al presidente brasiliano Michel Temer. Con 40 voti contrari e 25 a favore, la commissione ha infatti respinto la richiesta avanzata dal procuratore Rodrigo Janot di sottoporre Temer al giudizio del Tribunal supremo federal (Tsf) per un caso di corruzione passiva. Il voto non esaurisce la questione perche’ non vincolante, e la decisione finale dovra’ essere presa dal plenum della camera il prossimo 2 agosto. Ma il pronunciamento della commissione rivela segnali importanti nella crisi politico-giudiziaria che attraversa il paese. In primo luogo, come segnalano i media locali, la richiesta e’ stata respinta anche grazie a una precisa manovra messa in campo dal capo di Stato: undici dei 66 membri della commissione – quelli meno inclini a chiudere un occhio, si suggerisce -, sono stati opportunamente sostituiti alla vigilia del voto. C’e’ poi da segnalare, come scrive “Folha de Sao Paulo”, la buona accoglienza che varie associazioni commerciali e imprenditoriali hanno dato al verdetto, chiedendo ora di accelerare i tempi delle decisioni sul presidente per permettere al paese di tornare a concentrarsi sulle possibilita’ di crescita. E il nodo politico sembra ora essere proprio quello dei tempi in cui si celebrera’ il voto definitivo della Camera. Inizialmente, scrive l’edizione brasiliana di “El pais”, le opposizioni puntavano a una data il piu’ possibile spostata in avanti, nella speranza che il perdurare della crisi e nuove offensive della magistratura potessero finire di consumare la popolarita’ residua di Temer. Oggi anche la stessa maggioranza governativa sembra interessata a dilatare i tempi, sedotta dall’ipotesi che – dopo aver incassato la riforma del lavoro, apprezzata dagli imprenditori – possa mettere assieme qualche altro indicatore che permetta di parlare di una pur lenta uscita dalla grave recessione economica vissuta negli ultimi anni. Ma l’appuntamento del 2 agosto sara’ comunque proibitivo: i numeri dicono che Temer potrebbe resistere e interrompere l’iter accusatorio della procura, ma la maggioranza e’ a rischio. Conta, e non poco, il fatto che il voto sara’ nominale e in un momento in cui il tema giustizia si intreccia con tanta urgenza nella vita del paese, il peso dell’opinione pubblica sulle decisioni dei parlamentari potrebbe rivelarsi decisivo. L’intera vicenda, scrive ancora “Folha” in un editoriale, soffre comunque del problema che non esiste al momento un sostituto naturale per Temer. L’attuale capo di Stato era il vice di Dilma Rousseff prima che, a meta’ del 2016, questa fosse destituita per impeachment. Oggi, l’unica candidatura possibile sarebbe quella del presidente della Camera Rodrigo Maia, ma oltre ai dubbi avanzati da qualche giurista, il quotidiano fa notare che in gioco non c’e’ la sostituzione di un leader con un suo antagonista, ma la destituzione tout court del vertice dello Stato. In un futuro meno prossimo si dovra’ valutare la possibilita’ che Lula possa tornare a correre per la presidenza. L’ex leader sindacalista ha ricevuto ieri una condanna in primo grado a nove anni e mezzo per corruzione. Ma lui, alla piazza riunita nel centro di San Paolo, ha assicurato che non ha nessuna intenzione di farsi da parte.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Francia, Macron “giustizia” in pubblico il capo di stato maggiore delle Forze armate

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese Emanuel e’ stato duro, molto duro nei confronti del capo di stato maggiore delle Forze armate, il generale Pierre de Villiers, che aveva criticato apertamente i tagli annunciati dal primo ministro Edouard Philippe al bilancio del ministero della Difesa: una vera e propria “esecuzione pubblica” l’ha definita il quotidiano “La Tribune”, assai legato agli ambienti militari, nel dar conto di quanto e’ successo nel corso del ricevimento degli alti gradi delle Forze armate al palazzo dell’Eliseo ieri giovedi’ 13 luglio alla vigilia della tradizionale parata sugli Champs Elyse’es di Parigi per la Festa nazionale francese. “Non e’ dignitoso sciorinare in piazza” questo tipo di discussioni, ha detto Macron: “Soprattutto quando si tratta delle Forze armate, pretendo riservatezza e senso del dovere” ha aggiunto il presidente. Che ha concluso scandendo: “Io sono il vostro capo” e non sopportero’ il malvezzo di ” commenti o pressioni” da parte vostra. Non ha mai citato espressamente il nome del generale Pierre de Villiers, ma all’uditorio composto da alti ufficiali, industriali del settore della difesa e diplomatici stranieri e’ stato chiarissimo che Macron si riferiva proprio alle vive critiche espresse dal capo di stato maggiore delle Forze armate il giorno prima, mercoledi’ 12, davanti alla commissione Difesa del Parlamento contro il taglio di 850 milioni di euro al bilancio del ministero per il 2017. “Tutti i ministeri devono contribuire ai risparmi di spesa”, ha spiegato il presidente, sostenendo che il taglio “non intacchera’ la sicurezza delle nostre truppe” e la loro capacita’ di azione in patria (l’operazione “Sentinelle” contro i terrorismo) ed all’estero (gli interventi nel Sahel contro la guerriglia jihadista ed in Medio Oriente contro lo Stato islamico in Iraq e Siria): contradd‪icendo cosi’ quanto aveva invece sostenuto il generale de Villiers in Parlamento; Macron ha tuttavia promesso che nel 2018 il bilancio della Difesa sara’ portato a 34,2 miliardi di euro, in forte aumento rispetto ai 32,7 miliardi di quest’anno. Cosa succedera’ adesso? Il generale “folgorato” dal presidente, secondo la “Tribune” potrebbe dare le dimissioni gia’ nelle prossime ore, anche perche’ oggi venerdi’ 14 sul quotidiano “Le Figaro” e’ apparso un suo scritto in cui dice di “non poter dare le dimissioni facilmente” come se fosse “un qualsiasi funzionario governativo”; ma allo stesso tempo ribadisce quelle critiche ai tagli che Macron ha detto di non voler sopportare. Lo “show-down” e’ assicurato.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Israele, “Frankfurter Allgemeine Zeitung”: commesse Difesa “un affare tra amici”

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Erel Margalit, fondatore di una societa’ finanziaria che lo ha reso milionario, e’ uno dei deputati piu’ ricchi del parlamento israeliano. Esponente dell’Unione sionista, siede da diversi anni nella commissione Sicurezza e un quella delle Finanze della Knesset. Intervistato da “Yediot Ahronot”, ripercorre la vicenda dell’acquisto dalla Germania, senza gara d’appalto, di quattro corvette del valore di 500 milioni di euro, cosi’ come di quella per 3 sottomarini Dolphin per un valore complessivo di 1,8 miliardi di euro commissionati a ThyssenKrupp Marine System, e al centro di uno scandalo che vede coinvolto anche il premier, Benjamin Netanyahu. Il deputato ricorda come all’inizio del processo di acquisizione le navi proposte da costruttori sudcoreani e statunitensi apparissero le piu’ adeguate alle esigenze delle Forze di difesa; quelle tedesche, di contro, erano in fondo alla lista: troppo lente e tecnologicamente arretrate Improvvisamente, pero’, il governo decise di annullare la gara d’appalto e assegnare direttamente le commesse. “Questo avviene nelle Repubbliche delle banane, non nelle democrazie”, commenta il deputato. Solo piu’ tardi il deputato apprese che nelle trattative con i costruttori tedeschi erano coinvolti da entrambi i lati parenti e conoscenti del premier, e che la decisione in merito alle imbarcazioni da acquistare non era condivida dal ministro della Difesa e dai vertici della Marina. “Solo quando ho scritto una petizione alla Corte costituzionale, l’Ufficio del procuratore generale ha iniziato indagini serie”, spiega Margalit. Anche gli investigatori tedeschi hanno scoperto una voce di bilancio relative a pagamenti milionari sospetti nella documentazione della ThyssenKrupp. Questa settimana la polizia ha arrestato il cugino ed avvocato di Netanyahu, David Schimron, che ha sostenuto di essere stata assunto da Miki Ganor, anch’egli arrestato, rappresentante della Thyssenkrupp Marine System. Le accuse sono corruzione, riciclaggio di denaro, frode e cospirazione. Il canale televisivo israeliano “Canale 2” ha provato a ricostruire la vicenda: Ganor avrebbe corrotto il capo della Marina Eliezer Marom, arrestato a sua volta dopo il congelamento del suo conto bancario. Ganor avrebbe ricevuto da Thyssen circa 11 milioni di euro per corrompere il presidente del Consiglio nazionale di sicurezza Avriel Bar-Yosef, cosi’ da ottenere la commessa dei sottomarini. Contrario all’acquisto invece era il ministro della Difesa Mosche Yaalon, dimessosi nel maggio del 2016 per i contrasti sorti con Netanyahu. L’acquisto venne approvato poco dopo le sue dimissioni. Secondo Margalit, quanto emerso fino a questo momento basta a chiedere le dimissioni del primo ministro. Il Consiglio di Sicurezza federale tedesco ha approvato la vendita dei sottomarini due settimane fa. Tuttavia l’accordo tra la Germania e Israele prevede la clausola di annullamento nel caso in cui le accuse di corruzione dovessero essere confermate dal tribunale. Netanyahu per il momento non risulta coinvolto personalmente, almeno sul piano formale: non e’ stato convocato dagli investigatori ed ha respinto tutte le accuse.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Germania-Francia, la difesa in cima all’agenda della cooperazione

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Germania e Francia intendono rafforzare la cooperazione nel campo della Difesa. Lo hanno affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron a margine del loro incontro all’Eliseo giovedi’. I due paesi hanno concordato di schierare uno squadrone franco-tedesco di velivoli C-130 Hercules presso la base aerea di 105 Evreux, in Normandia. I C-130 prodotti da Lockheed Martin sostituiranno gli obsoleti Transall tedeschi, che verranno completamente dismessi entro il 2021. Gli aerei da trasporto tattico A400M di Airbus ordinati dalla Germania sono in enorme ritardo sui tempi di consegna e afflitti da numerosi problemi tecnici, e inoltre sono troppo grandi infatti per essere utilizzati su molte piste d’atterraggio esistenti. La cooperazione franco-tedesca permettera’ anche di ridurre i costi e gli oneri operativi per entrambi i paesi. Si tratta, ricorda la “Frankfurter Allgemeine zeitung”, di un aspetto importante per la Francia, il cui governo intende operare drastici tagli della spesa estesi anche alla Difesa: gli 850 milioni di euro di tagli previsti per le Forze armate hanno spinto il capo di stato maggiore, il generale Pierre de Villiers, a ventilare le dimissioni. Il generale reclama in particolare 450 milioni di euro per le impegnative missioni all’estero che vedono coinvolto l’Esercito francese. Parigi, pero’,ha margini strettissimi per rispettare il vincolo del rapporto deficit-pil al 3 per cento nel 2017. “La Francia si assumera’ una gran parte degli oneri per la difesa europea, sia partecipando alla coalizione anti-terrorismo, sia con le operazioni nel Sahel”, ha dichiarato Macron al giornale “Ouest-France”. “Si dimentica spesso, nel dibattito europeo, che la Francia protegge l’Europa in molti luoghi”, ha detto il presidente. La Germania non ha la stessa capacita’ d’intervento, pur avendo maggiori possibilita’ finanziarie e materiali. Per questa ragione Parigi ha chiesto alla Germania di intervenire piu’ massicciamente a sostegno dei paesi del Sahel (G5): un impegno che potrebbe anche servire a ridurre l’afflusso di profughi verso l’Europa. Il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen (Cdu) ha criticato in una dichiarazione rilasciata alla “Rheinische Post” l’Europa per la sua politica della Difesa: “Sarebbe molto piu’ saggio se noi usassimo attrezzature di prossima generazione e sviluppassimo nuova tecnologia, di aria, di terra o di mare. Si tratta di grandi progetti che da soli non e’ possibile sviluppare”. La Germania e la Francia hanno gia’ intrapreso lo sviluppo di un drone europeo. Il Presidente francese, che oggi ospita il suo omologo statunitense Donald Trump, ha tuttavia sottolineato: “Abbiamo bisogno anche degli Stati Uniti d’America. L’America e’ il nostro partner piu’ importante in termini di intelligence, di cooperazione militare e nella lotta contro il terrorismo”. Macron ha ribadito che la Francia si impegna a raggiungere l’obiettivo del 2 per cento sul Pil alla Difesa entro il 2025.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Italia, il cantiere della politica dopo lo scacco del Partito democratico alle elezioni comunali

14 lug 11:04 – (Agenzia Nova) – Il quotidiano francese di sinistra “Libe’ration” ha pubblicato un intervento sulla situazione politica in Italia scritto dal professore Marc Lazar, direttore del Centro di Storia dell’Universita’ di Scienze politiche di Parigi (Sciences Po), presidente della School of government dell’Universita’ Luiss di Roma ed esperto associato alla Fondazione Jean-Jaure’s. Lazar passa in rassegna lo stato dei diversi partiti e movimenti politici italiani dopo la tenuta delle elezioni comunali dello scorso mese di giugno in cui il Partito democratico (Pd) ha perso alcuni suoi feudi storici: secondo il politologo francese, il leader Pd Matteo Renzi e’ indebolito, ma resta senza rivali interni; anche perche’, spiega, i suoi oppositori di sinistra restano assai divisi. Quanto al centro-destra, nonostante i successi alle comunali esso resta senza una linea politica precisa e soprattutto senza un vero leader, a causa della tarda eta’ di S‎ilvio Berusconi e dell’interdizione dai pubblici uffici che gli e’ stata comminata dalla magistratura. Il quadro politico italiano, nota Lazar, e’ diventato tripolare con l’ascesa del Movimento 5 stelle (M5s) di Beppe Grillo e, se non ci sara’ una sostanziale modifica della legge elettorale, dalle elezioni della primavera 2018 non dovrebbe uscire nessun chiaro vincitore: per questo motivo il cantiere della politica italiana in questa estate e’ tutto incentrato sulle possibili alleanze post-elettorali per dar vita ad una maggioranza in grado di governare il paese. In ogni caso, secondo lo storico francese, il futuro governo italiano rischia di essere debole ed incapace di avviare le riforme necessarie in un momento in cui in Italia si intensifica la diffidenza degli elettori nei confronti della politica, la situazione economica e finanziaria italiana resta problematica soprattutto a causa della fragilita’ del sistema bancario ed il malessere sociale e’ reale. Il futuro dell’Italia, afferma il professor Lazar, e’ dunque poco prevedibile e questo preoccupa il paese e l’intera Europa.

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Exit mobile version