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Architettura ed estetica del progresso, la Cina fa i conti con le ‘stranezze’ del boom economico

Cina, il bisogno di affermazione di un popolo attraverso l’architettura dello strano e del bizzarro

Edifici a forma di bottiglie di vino, o di ciambella, di divinità tradizionali popolari, di bambola babushka (da noi più conosciuta come Matrioska), di lingotto d’oro, di violino, di granchio persino, quella della brutta architettura è una storia lunga in Cina, soprattutto negli ultimi 30 anni circa.

Non c’è dubbio che l’identità di un popolo e lo stesso progresso siano spesso rappresentati tramite grandiosi progetti architettonici, ma nell’immenso Paese asiatico le cose sono, per così dire, sfuggite di mano un po’ a tutti.

Sono tante le ‘stranezze’ edilizie che negli anni sono spuntate qua e là in Cina. Dal centro commerciale che riproduce i giardini pensili di Babilonia di Shanghai, ai palazzi di Anhui che ricordano un uomo al gabinetto, fino al teatro dell’opera di Guangxi, che ricorda un fiore metallico, e al Tianzi Hotel a Langfang, nella provincia di Hebei, che prende la forma delle divinità cinesi Fu, Lu e Shou (che vediamo nell’immagine di copertina).

Tutti esempi di tempi frenetici, caratterizzati da crescita rapida, facili guadagni e bisogno di trovare un simbolo della propria affermazione nel/sul mondo.

Un sondaggio annuale ‘premia’ le costruzioni più brutte in Cina

C’è un sondaggio annuale che stabilisce quali sono le nuove opere architettoniche ed edilizie più brutte del Paese, la “Ugliest Buildings Survey”, effettuato dal sito web di uno studio di architettura con sede a Pechino, Archcy.com.

Così come negli anni ’50 del secolo scorso il brutalismo metteva in risalto la funzione degli edifici e la forza delle forme rispetto all’estetica classica (o “capitalista”), così il “bruttismo” cinese ha simboleggiato la crescita impetuosa dell’economia cinese con un’immensa colata continentale di cemento.

La mancanza di regole chiare nei piani urbanistici ha favorito un aumento delle costruzioni in Cina mai visto prima – ha spiegato in un saggio Zhou Rong, professore associato di Architettura della Tsinghua University – è stato come correre con gli occhi bendati verso il futuro, senza prendere in considerazione uno stile preciso e il punto di vista degli stessi abitanti, andando incontro ad un crollo culturale”.

Per questo l’Ugliest Buildings Survey col tempo è diventato molto popolare in tutto il Paese. Se ne sono accorti anche a Pechino, tanto che il Presidente cinese Xi Jinping ha chiesto formalmente già dal 2014 la fine delle stranezze architettoniche a livello nazionale.

Il problema è che il bruttismo è ancora un chiaro segno distintivo dell’architettura cinese. Al limite, come ha spiegato Zhou, “è cambiata la forma” degli edifici più strani e bizzarri., ma non il fatto che sono brutti.

“Quando le amministrazioni locali vogliono sviluppare le città, l’economia locale e soprattutto il turismo, si chiamano spesso società edili creative, in grado di realizzare edifici esclusivi”, ha spiegato Wu Weiping, professore di pianificazione urbana alla Columbia University.

Tornare al sobrio e all’efficienza, la nuova tendenza delle amministrazioni locali

Le Olimpiadi di Pechino del 2008 hanno rappresentato un palcoscenico mondiale per mostrare a tutti i progressi della Cina in ogni settore, anche quello delle costruzioni. Saper costruire cose strane fa rima con bravura.

Negli ultimi venti anni poi le opere architettoniche più brutte sono state firmate spesso da architetti stranieri. Basti pensare al “Tin An 1.000 trees”, un centro commerciale nel centro di Shanghai, progettato dall’architetto britannico Thomas Heatherwick, che assomiglia ad una tomba tradizionale cinese, premiato come edificio più brutto del paese per il 2022 secondo il celebre sondaggio.

Seguendo le indicazioni del Presidente Xi, oggi in Cina molte amministrazioni locali premiano il sobrio in architettura, l’efficiente e il frugale, un cambiamento che se dovesse proseguire sarebbe storico.

D’altronde, anche per la Cina valgono le stesse parole d’ordine che risuonano in Occidente: efficienza energetica, abbattimento delle emissioni inquinanti, riduzione dei consumi, sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Oggi nel grande Paese asiatico si incoraggia non più la corsa al progresso (e alla ricchezza individuale) ma l’impegno per la prosperità comune. Una Cina che diventa più patriottica e misurata nelle manifestazioni pubbliche, di cui l’architettura ne è testimonianza diretta, anche più cauta a dare mano libera alle smanie di grandezza degli imprenditori stranieri e delle loro archistar (più o meno tali).

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