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Apple non punta più sull’iPhone e scricchiola il valore di mercato di mille miliardi di dollari

Il valore in Borsa di Apple non più stabile a mille miliardi di dollari, record raggiunto ad agosto scorso. Scricchiola. Venerdì scorso il titolo a Wall Street ha perso il 6,6%, il peggior calo da gennaio 2014. Le azioni sono scese fino a un valore di 208,50 dollari, polverizzando in poche ore 67 miliardi. Poi ha recuperato ritornando al valore sopra mille miliardi. Ma anche questa mattina la performance è iniziata male. Il motivo? La decisione della società di non comunicare più i dati delle vendite dell’iPhone, e anche di iPad e Mac, preoccupa gli investitori, secondo i quali si è raggiunto il picco del melafonino e la società punta sui servizi digitali (Apple Music, iCloud, Apple Tv, ecc..).

Apple: “non comunicheremo più il numero di iPhone, iPad e Mac venduti”. Cambia la comunicazione finanziaria

“Le vendite” dei singoli prodotti ”non sono rilevanti per noi a questo punto” ha dichiarato il chief financial officer di Cupertino, Luca Maestri, mettendo in evidenza come il numero di unità dei dispositivi di punta vendute in ogni trimestre non è rappresentativo della performance della società.

Questo è un po’ come se andassi al mercato e spingi il tuo carrello fino alla cassa e la cassiera di domanda “Quante unità hai lì dentro?“, ha detto il CEO Tim Cook. “Non importa quante unità ci sono, ma è importante il valore complessivo di ciò che è nel carrello.”

Ma la cassiera per fare il totale della spesa deve conteggiare le singole unità, pezzo per pezzo. Infatti agli investitori e agli analisti piace quest’ultimo metodo tradizionale e non la vendita ‘piatta’ degli iPhone e soprattutto l’avvio di una comunicazione finanziaria non più trasparente sulle vendite dei singoli dispositivi, come invece Apple da sempre era abituata a fare.

Cupertino ha previsto che i ricavi degli ultimi tre mesi dell’anno, quelli che includono il Natale, si attesteranno fra gli 89 e i 93 miliardi di dollari, sotto le stime degli analisti. Nel terzo trimestre Apple ha registrato ricavi in crescita del 20% a 62,9 miliardi di dollari, con un utile netto in aumento del 32% a 14,2 miliardi di dollari. I ricavi dai servizi sono cresciuti del 17% a 10 miliardi di dollari. Fra luglio e settembre Cupertino ha venduto 46,89 milioni di iPhone contro i 47,5 milioni previsti. Un andamento pressoché piatto come emerso nei trimestri precedenti e che Apple ‘combatte’ con l’aumento dei prezzi.

Ma anche, come detto, abolendo le comunicazioni sulle vendite dei singoli dispositivi: iPhone, iPad e Mac. Per 20 anni sia gli analisti sia gli investitori hanno utilizzato questi dati per calcolare il prezzo medio di vendita dei dispositivi Apple e per misurare la salute finanziaria dell’azienda. La decisione di sospendere l’informazione è stata interpretata come un segnale di arrivo per l’iPhone, si è raggiunto il picco del melafonino e la società punta sui servizi digitali, come confermano da Maestri: “I clienti non acquistano più solo telefoni, ma acquistano anche cuffie o abbonamenti wireless allo stesso tempo”. “Di conseguenza, gli azionisti dovrebbero concentrarsi sui ricavi e sui margini di profitto”, ha aggiunto il CFO italiano di Cupertino.

I nuovi modelli di business di Apple

Dunque il valore azionario di Apple oscilla perché la società ha iniziato a cambiare il suo modello di business: guarda agli abbonamenti digitali. L’iPhone, nonostante i nuovi modelli, non è più la punta di diamante, non sfonda più le vendite sia perché costa sempre di più sia perché i consumatori, oggi, hanno nuove esigenze: musica e video in streaming in primis. Non a caso Apple ora punta molto su questi servizi, Music, Apple Tv. Più Cloud. L’altro trend del prossimo futuro.

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