La denuncia

Appello Donne e Media: ‘Caro Renzi la crisi dei talk show è la crisi della tv italiana’

di Gabriella Cims, Promotrice Appello Donne e Media |

Da tempo l’Appello Donne e Media porta avanti la battaglia per la parità di genere in Tv. Il 22 dicembre ha inviato a Renzi e al Governo una Lettera Aperta di denuncia della crisi della televisione italiana. E’ ora che il Premier agisca.

“Trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri: basta una sera alla Tv e finalmente capisci la crisi dei talk show in Italia”, ha twittato la scorsa sera il premier, mentre andavano in onda «Quinta Colonna» su Retequattro e «Piazzapulita» su La7 (sulle elezioni greche).

Caro Renzi, “la crisi dei talk show in Italia” è il riflesso della crisi della tv tout court in Italia. La crisi dei media in Italia. La crisi dei contenuti in Italia.

Il livello di becerismo che trasuda è così capillare, diffuso e sistematico sulle diverse piattaforme tecnologiche che potrebbe sembrare deciso scientificamente a tavolino da un team di detrattori delle grandi origini culturali, storiche, artistiche della gens italica.

Ma dov’è il talento, la competenza, l’analisi critica e di approfondimento del dibattito nazionale?

Qual è la narrazione collettiva che si trae delle donne e degli uomini, dei giovani che nel nostro paese vivono, crescono, si impegnano in tutti i settori della società?

A parte rare oasi di serio giornalismo e di affermazione della competenza, sembriamo un popolo dedito a tentar la fortuna di qualche metaforico quiz o pacco o isola in tempesta.

Sembriamo usciti dall’incredibile Babilonia di Jorge Luis Borges, il paese vertiginoso dove la lotteria è parte principale della realtà.

Naturalmente il sistema è fallimentare “poiché la virtù morale delle lotterie è nulla”. Non si rivolgono a tutte le facoltà dell’uomo: solo alla sua speranza.

Quali modelli escono vincenti dal racconto mediatico della nostra società?

Chi urla o chi analizza?

Chi protesta o chi propone?

Chi ha competenza o chi ha le giuste amicizie?

L’eleganza o la volgarità?

Ma siamo proprio noi quegli stessi italiani del Rinascimento?

Siamo ancora noi i Leonardo, i Michelangelo, i Raffaello che venivano apprezzati e finanziati da intuitivi mecenati, governanti e sponsor ante litteram?

Quanti ragazzi e ragazze che incontro scoraggiati e amareggiati perché sentono che la partita è truccata. I modelli di riferimento raccontati come vincenti e idolatrati dai mezzi di comunicazione, in questo meccanismo assai inquietante, sono forse i ricercatori condannati al precariato?

Sono forse coloro che puntano sull’impegno, sul lavoro e sull’onestà, sono forse le eccellenze che poi trovano spazio e credito più facilmente in paesi lontani?

Attenzione perché in una fase di scarsità di risorse economiche, come quella lunghissima che stiamo vivendo, proprio sui meccanismi premiali messi a disposizione dai media in termini di affermazione, notorietà, visibilità, una classe dirigente potrebbe puntare valide strategie per riaccendere la fiducia collettiva nel futuro: la legittima speranza di ciascun cittadino di credere di potere migliorare la propria condizione economica e sociale, a patto di meritarlo.

Merito e successo: è questo il binomio spezzato nell’animo degli italiani. Questo è il sacro legame da riallacciare con urgenza attraverso un ambizioso progetto politico culturale che esula dagli schemi dei talk show, dell’intrattenimento fine a se stesso, del gossip o della volgarità.

Siamo in zona cesarini, quasi fuori tempo massimo perché la fiducia degli italiani è sotto alla soglia minima. Quando minorenni dei quartieri bene delle grandi capitali arrivano a prostituirsi pur di poter subito comprare i gadget necessari ad assomigliare alle starlette della tv, che ora importiamo pure dall’estero come se non bastassero le nostrane, occorre l’ambulanza per soccorrere il moribondo agonizzante: la capacità di reazione dei singoli, dettata dalla fiducia di farcela.

Su questo, caro Renzi, sarebbe interessante capire cosa il governo ne pensi della proposta articolata, sottoscritta da autorevoli rappresentanze professionali e associazioni attive nelle policy di genere, che abbiamo inviato con la Lettera Aperta di Natale dalla redazione di key4biz, nonché per raccomandata, proprio al premier e a molti ministri tra i quali quello della Cultura, dell’Università e Ricerca, dello Sviluppo economico, delle Riforme e al management Rai.

“Trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri”, scrive Renzi su Twitter, a proposito dei talk show. Ma a Babilonia gli scribi prestano giuramento segreto di omettere, di interpolare, di variare. Anche si esercita la menzogna indiretta”.

Scongiuriamo che la narrazione dell’Italia e il Paese stesso finiscano come nel monito veggente di Borges, dove “questo funzionamento silenzioso provoca ogni sorta di congetture…poiché Babilonia, essa stessa, non è altro che un infinito gioco d’azzardo”.

Chiediamo fiduciosi (per quanto?) una risposta.

 

Lettera Aperta al Premier Renzi

Sottoscrivi la lettera a Renzi

Hanno Firmato l’Appello

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