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Antitrust Ue: non solo i ricavi, anche i dati asset da valutare nelle fusioni

La Commissione Europea sta valutando se introdurre i dati personali degli utenti come criterio di valutazione delle fusioni aziendali con potenziali risvolti soprattutto per le società del settore tecnologico.

Margrethe Vestager, commissario europeo alla Concorrenza, ha detto che i dati degli utenti sono un fattore cruciale nei casi antitrust e che dovrebbero essere esaminati in maniera più approfondita dai regolatori.

Bruxelles sta già valutando in maniera approfondita l’acquisizione da parte di Microsoft per 26 miliardi di dollari di LinkedIn, il social network dei professionisti che conta circa 500 milioni di utenti.

“I dati potrebbero essere un fattore importante sulle conseguenze di una fusione per la concorrenza”, ha detto Vestager, secondo cui una società potrebbe decidere di acquisirne un’altra soltanto per accaparrarsi i suoi dati, anche se non è ancora riuscita a trasformare il suo bacino di dati in moneta sonante.

“Per questo stiamo valutando se non sia necessario cominciare ad esaminare le fusioni e acquisizioni che coinvolgono dati preziosi, a prescindere dal fatturato dell’azienda che li possiede”, aggiunge Vestager.

C’è da dire che ad oggi la Commissione Europea può intervenire su una fusione soltanto al superamento di un determinato tetto di fatturato. Ma in base al nuovo progetto ventilato dalla Vestager, la Commissione potrebbe assumere nuove competenze legate alla quantità di dati coinvolti e alle dimensioni dell’operazione.

La svolta arriva dopo una serie di operazioni nel settore tecnologico che hanno coinvolto il passaggio di mano di grossi quantitativi di dati da parte di aziende con fatturati non particolarmente brillanti. Un esempio per tutti è l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook per 19 miliardi di dollari nonostante i ricavi minimi del servizio di messaggistica.

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