Una corte d’appello federale di Washington dovrà giudicare lo scontro in atto tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa USA: è stato un “clamoroso eccesso di potere”?
La battaglia tra Anthropic e il Pentagono entra in una fase decisiva e rischia di diventare uno dei casi simbolo del nuovo rapporto, sempre più complesso, tra Washington e le grandi aziende dell’intelligenza artificiale (AI). Una corte d’appello federale di Washington DC ha infatti ascoltato le argomentazioni relative alla causa con cui la startup guidata da Dario Amodei contesta il proprio inserimento nella blacklist del Dipartimento della Difesa (o della Guerra) statunitense, una misura normalmente riservata a soggetti considerati una minaccia per la sicurezza nazionale americana.
Il caso nasce a marzo, quando il Dipartimento della Difesa e il segretario in persona Pete Hegseth hanno classificato Anthropic come “supply chain risk”, cioè un rischio per la catena di approvvigionamento militare. La conseguenza pratica è molto pesante: i contractor della difesa devono certificare di non utilizzare i modelli Claude sviluppati dalla società nei loro programmi legati al Pentagono. Una decisione che Anthropic considera illegittima e sproporzionata, tanto da aver avviato immediatamente un’azione legale contro il governo federale.
Durante l’udienza davanti alla corte d’appello del District of Columbia, composta dai giudici Karen Henderson, Gregory Katsas e Neomi Rao, il tono è apparso tutt’altro che favorevole al Pentagono. Henderson ha parlato apertamente di un possibile “spettacolare eccesso di potere” da parte del Dipartimento della Difesa, osservando che l’amministrazione non avrebbe dimostrato in modo convincente l’esistenza di un rischio concreto legato ad Anthropic.

Chi controlla l’AI e perchè i militari americani protestano
Il cuore dello scontro riguarda il controllo dei modelli di intelligenza artificiale in ambito militare. Secondo il Dipartimento della Difesa, Anthropic potrebbe teoricamente inserire limitazioni operative nei propri sistemi AI, impedendo o condizionando l’uso dei modelli durante operazioni sensibili. Sharon Swingle, l’avvocato del Dipartimento di Giustizia che rappresenta il governo, ha sostenuto davanti alla corte che Anthropic possiede “la capacità tecnica di interferire o persino impedire” l’utilizzo dell’AI da parte delle forze armate americane.
Anthropic respinge però questa ricostruzione. L’avvocato Kelly Dunbar ha spiegato che non esiste alcuna prova che l’azienda abbia introdotto “backdoor” o limitazioni nascoste nei sistemi Claude destinati all’ambiente militare. Ha inoltre sottolineato che, una volta distribuiti in contesti classificati, i modelli AI non sono più controllabili dall’azienda stessa. Per Anthropic, il conflitto sarebbe in realtà una controversia contrattuale degenerata in uno scontro politico.
Dietro la vicenda c’è infatti il fallimento di mesi di negoziati tra il Pentagono e la società di San Francisco. Il DoD pretendeva un accesso praticamente illimitato ai modelli di Anthropic per qualsiasi utilizzo ritenuto legale, mentre l’azienda chiedeva precise garanzie sul fatto che Claude non sarebbe stato impiegato per sistemi d’arma completamente autonomi o per programmi di sorveglianza di massa sul territorio americano. L’accordo non è mai stato raggiunto e Hegseth ha deciso di procedere con il provvedimento di blacklist, attaccando pubblicamente l’azienda anche sui social network.
Anthropic punta al primo trilione di dollari. I fratelli Amodei inaugurano gli uffici di Milano
Il caso assume un peso ancora maggiore perché il governo statunitense continua, paradossalmente, a utilizzare le tecnologie di Anthropic in alcune operazioni militari. Secondo quanto emerso negli ultimi mesi, i modelli della società sarebbero stati impiegati anche in attività legate alle operazioni americane contro l’Iran. Lo stesso Donald Trump ha dichiarato alla CNBC che un futuro accordo tra Anthropic e il Pentagono “resta possibile”.
L’intera vicenda arriva in un momento di crescita straordinaria per la startup fondata da Dario Amodei. Anthropic ha dichiarato di aver raggiunto 30 miliardi di dollari di ricavi annualizzati, dopo aver generato circa 10 miliardi di dollari di fatturato nel 2025. La società starebbe inoltre trattando un nuovo round di finanziamento a una valutazione di circa 900 miliardi di dollari, superiore persino a quella attribuita oggi a OpenAI.
Nonostante alcune aziende della difesa abbiano interrotto la collaborazione per conformarsi alle direttive del Pentagono, la domanda privata per i modelli Claude e per gli strumenti di AI coding continua infatti a crescere rapidamente.
È notizia di queste ore che Dario e Daniela Amodei, i cofondatori di Anthropic, saranno in Italia per l’inaugurazione dei nuovi uffici di Milano il 28 maggio prossimo.
Secondo quanto riportato da Micol Sarfatti sul Corriere della Sera, la società di intelligenza artificiale starebbe assumendo “professionisti per supportare l’adozione dei suoi sistemi di AI nelle aziende italiane”.

Per la sua AI, Anthropic verserà a SpaceX 1,25 miliardi di dollari al mese fino al 2029
È proprio questa esplosione della domanda a spiegare l’altra grande notizia che riguarda Anthropic: l’accordo gigantesco siglato con SpaceX per l’acquisto di potenza di calcolo destinata all’intelligenza artificiale. Secondo i documenti finanziari collegati all’S-1 depositato da SpaceX in vista della sua futura quotazione, Anthropic pagherà alla società di Elon Musk circa 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029.
Se il contratto resterà valido per l’intera durata prevista, SpaceX potrebbe incassare oltre 40 miliardi di dollari complessivi. L’intesa prevede che Anthropic utilizzi la capacità computazionale dei data center Colossus e Colossus 2, le gigantesche infrastrutture AI costruite da SpaceX in Tennessee.
Tom Brown, responsabile compute di Anthropic, ha spiegato che questa potenza di calcolo sarà utilizzata principalmente per l’inference, cioè la fase in cui i modelli AI elaborano richieste e generano risposte per gli utenti finali. È un segmento che richiede enormi quantità di GPU avanzate e che sta diventando uno dei mercati più redditizi dell’intero ecosistema tecnologico americano.
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