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Anche la guerra diventa green? Uno studio della NATO: “Più forti e autonomi con le rinnovabili”

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Un nuovo modello più orientato alle rinnovabili per rafforzare autonomia e sicurezza energetica di basi e avamposti militari. Lo studio.

Uno studio del Centro per la sicurezza energetica della NATO spiega perché è fondamentale puntare sulle rinnovabili

Un modello energetico più orientato alle fonti energetiche rinnovabili e alternative ai combustibili fossili porterebbe a una drastica “riduzione della dipendenza da carburanti tradizionali“, a un “aumento del 20% dell’efficienza energetica” e a “un miglioramento del 35% dell’autonomia energetica“.

Questi sono alcuni dei numeri chiave dello studio realizzato dall’Energy Security Centre of Excellence della NATO in Lituania, che illustra la necessità di valutare un nuovo mix energetico per la sicurezza operativa delle missioni dell’Alleanza atlantica, in termini di prontezza, autonomia, operatività ed efficienza.

La NATO opera in diversi contesti climatici e geografici e non ovunque è possibile impiegare i vecchi sistemi di alimentazione energetica degli impianti utilizzati per alimentare le basi militari, dalla logistica base alle strutture in essi contenuti, fino agli avamposti.

La guerra in Iran e la crisi del Golfo nel suo insieme ha messo in difficoltà anche gli apparati militari dell’Alleanza atlantica, stimolando un confronto interno tra i partner sul modo migliore di superare i vecchi modelli energetici e sviluppare nuove fonti e tecnologie.

Transizione energetica green più per l’autonomia energetica che per l’ambiente

Probabilmente la transizione energetica, in questo caso, è più vista in termini di miglioramento dell’efficienza e della sicurezza, che di decarbonizzazione o attenzione alla questione ambientale.
Questo approccio risponde a minacce ibride, dipendenze da fornitori instabili e alla transizione energetica globale.

Investire in fonti rinnovabili e pulite, o comunque alternative a petrolio e gas, “rafforza la capacità di risposta militare”, secondo i ricercatori del Centro NATO. Sfruttare nuove tecnologie legate al solare e all’eolico, ma anche all’idrogeno e al biodiesel, consente di abbandonare i tradizionali generatori diesel, ad esempio, che presentano “notevoli svantaggi logistici”, si legge nello studio.

In futuro, si prevede un’ampia elettrificazione dei sistemi dei campi e un utilizzo notevolmente maggiore delle fonti di energia rinnovabile“, si legge nel documento, in cui è sottolineato come “i pannelli solari integrati con l’energia eolica potrebbero rappresentare una delle soluzioni di prossima generazione più facilmente impiegabili in diversi scenari”.

Tutti d’accordo sulle rinnovabili? Sicuramente non gli Stati Uniti

Lo studio indica certamente una direzione, ma non da conto delle posizioni dei singoli alleati. In Europa l’orientamento green è più marcato, ma di certo non è condiviso dagli Stati Uniti, che a più riprese con l’amministrazione Trump hanno messo in discussione la transizione energetica, ostacolandola concretamente soprattutto nell’ultimo anno (almeno a livello federale, in numeri Stati invece le rinnovabili stanno avanzando).

L’amministrazione Trump ha revocato sussidi IRA (Inflation Reduction Act), cancellato prestiti per oltre 83 miliardi di dollari in progetti solari, eolici e storage, e promosso il ricorso ai combustibili fossili con “Drill baby drill”. Washington è inoltre uscita dagli Accordi di Parigi, bloccando nuovi permessi per progetti eolici onshore/offshore, ritardando valutazioni ambientali e contestando le posizioni dell’IEA che definiscono i combustibili fossili come dannosi. Risultato: le installazioni solari sono calate del 14% nel 2025 rispetto al 2024.

Primi test di carburanti alternativi

Anche in termini di carburanti per gli aerei militari, sia d’attacco, sia da trasporto materiali e truppe, si guarda con grande interesse a soluzioni alternative. In un articolo su politico.eu, si riporta che la Norvegia ha già utilizzato carburante sintetico sostenibile per l’aviazione sul caccia F-35, mentre la Francia l’ha testato sugli elicotteri da combattimento.

Le difficoltà degli approvvigionamenti di carburante in aree di guerra, come in Ucraina, hanno spinto i vertici militari a sperimentare nuove soluzioni. Le truppe di Kiev si sono trovare più volte, anche sulla linea del fronte, a dover sopperire con urgenza alla mancanza di carburante per alimentare i propri mezzi, fino al razionamento. Una condizione insostenibile durante un conflitto, che mette a repentaglio strategie e tattiche.

La NATO ha già adottato il Climate Change and Security Action Plan (2021), che promuove efficienza energetica, micro-reti ibride e soluzioni autonome per le forze armate, riducendo la dipendenza da combustibili fossili logistici vulnerabili.

Proprio in Italia, a Taranto, il Centro operativo Sud NATO ha messo a punto una strategia orientata alla neutralità energetica, con impianto fotovoltaico da 240 kW e sistemi di accumulo, primo progetto pilota globale della “NATO Green Energy Initiative”.

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