Key4biz

Anche Disney dice stop alla pubblicità su Facebook

Continua il boicottaggio di Facebook. L’azienda di Mark Zuckerberg è stata scaricata nelle ultime settimane da alcuni tra i suoi più grandi inserzionisti con l’accusa di non fare abbastanza per contrastare il fenomeno dell’hate speech.

L’ultima società ad essersi unita alla lista degli investitori che hanno fatto un passo indietro è Disney, che ha deciso di tagliare drasticamente la sua spesa pubblicitaria sulle piattaforme di Menlo Park.

Facebook e il boicottaggio

A causa del movimento #BlackLivesMatter in tanti hanno criticato la posizione di pseudo neutralità assunta da Zuckerberg a seguito di alcune affermazioni del presidente Trump che altri social hanno etichettato come fake news.

Così, sotto la spinta dell’opinione pubblica, oltre cinquecento grandi marchi (l’elenco comprende, oltre a Coca Cola, Starbuks, Adidas, Unilever, HP, Patagonia, Honda e Microsoft) hanno aderito alla campagnaStop Hate For Profit, lanciata da Anti-Defamation League e NAACP, organizzazioni capofila di una vasta rete di associazioni e gruppi antirazzisti e per la difesa dei diritti civili, in risposta al tipo di comunicazione violenta che viene permesso sui social.

Disney nel 2020 ha speso 210 milioni di dollari

Secondo il Wall Street Journal non è chiaro per quanto tempo Disney ha intenzione di sospendere la pianificazione, anche perché a differenza di molte altre società, il colosso dell’entertainement non ha annunciato pubblicamente le decisione, procedendo invece con uno slittamento silenzioso dei piani di investimento.

Al momento risulta sospeso l’advertising relativo a Disney+, piattaforma streaming per cui secondo le stime della società di ricerca Pathmatics, nel primo semestre dell’anno, Disney ha speso all’incirca 210 milioni di dollari su Facebook. Cifra che l’hanno resa il principale investitore pubblicitario nel periodo.

Chi sono gli inserzionisti in rivolta e il ruolo dei “piccoli”

L’anno passato Facebook ha raccolto in advertising quasi 70 miliardi di dollari, cioè il 98% delle sue entrate annuali.

Una miniera d’oro che si compone non solo dei giganti dell’economia e della finanza, ma anche di una miriade di piccole e medie imprese che sul social investono molto.

Con 8 milioni di inserzionisti sulla piattaforma, di questi, i 100 marchi più grandi hanno speso 4,2 miliardi in spesa pubblicitaria, cioè solamente il 6% del totale, secondo dati Pathmatics. Quindi anche sei i grandi marchi decidono di portare avanti la campagna di protesta, il problema è nel comportamento dei più piccoli: saranno inoltre capaci di sopravvivere senza gli annunci pubblicitari?

La stessa Facebook nel 2019 dichiarò ufficialmente che i primi 100 inserzionisti pubblicitari rappresentavano meno del 20% delle entrate.

La realtà sarà nel mezzo, come spesso accade, ma di certo il dato è indicativo: a contare non sono sempre i big, ma anche i più piccoli nel loro insieme.

Martin Sorrell: ‘Facebook? I social sono editori e devono essere responsabili dei contenuti’

Ho sempre ritenuto che i social network fossero editori e per questo devono essere responsabili dei contenuti ospitati sulle loro piattaforme“.

A dirlo è Sir Martin Sorrell, fondatore ed ex capo del WPP, uno dei più grandi gruppi pubblicitari del mondo, in un’intervista al The Guardian.

Chiamato a dire la sua sul boicottaggio dell’advertising su Facebook che sta coinvolgendo le multinazionali più grandi al mondo con la campagna “Stop Hate for Profit”, Sorrell ha dichiarato nell’intervista che considera i social network come editori, per questo hanno la responsabilità di sorvegliare ciò che gli utenti caricano.

Dicono tutti che sono aziende tecnologiche. Ho sempre ritenuto invece il contrario. Sono editori e devono agire come editori ed essere responsabili dei loro contenuti “.

Sorrell inoltre non pensa che il boicottaggio sia stato l’approccio giusto per forzare il cambiamento di Facebook. “Non credo che il boicottaggio sia la strada giusta da percorrere“, ha affermato. “Il modo migliore per gli inserzionisti di affrontare questo è di avere una conversazione diretta con loro. 

Sorrell ha trascorso più di trent’anni al WPP prima di essere “cacciato” nel 2018. Dopo l’uscita da WPP ha fondato una nuova società di comunicazione focalizzata sui media chiamata S4 Capital, che recentemente ha raggiunto una valutazione di mercato di 1,5 miliardi di sterline.

Exit mobile version