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Anagrafe Nazionale, ok del Governo al nuovo regolamento. Ora si aspetta il decreto

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Via libera dal Consiglio dei Ministri al nuovo regolamento sull’Anagrafe. Il provvedimento, approvato venerdì dal CDM che sarà adottato con Decreto del Presidente della Repubblica, adegua le vecchie disposizioni alla successiva disciplina che ha istituito l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR).

In una nota il governo spiega che l’istituzione di un’unica struttura per la gestione dei dati anagrafici che subentra all’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA), all’Anagrafe della Popolazione Italiana Residente all’Estero (AIRE) e, gradualmente, alle Anagrafi curate dai comuni, si inquadra all’interno del programma di accelerazione del processo di informatizzazione della pubblica amministrazione e di razionalizzazione e di semplificazione dell’azione amministrativa e implica la necessità di aggiornare la disciplina che regola la materia degli adempimenti anagrafici.

“Il regolamento approvato – si legge nella nota – mira quindi a rendere coerenti le norme del regolamento anagrafico con questa recente innovazione di sistema, modificando il quadro normativo per assicurare il corretto svolgimento degli adempimenti anagrafici anche all’interno del nuovo assetto”.

Il testo approvato in via definitiva è stato modificato rispetto a quello già approvato in via preliminare lo scorso 30 ottobre per recepire le osservazioni formulate dal Garante per la protezione dei dati personali e dal Consiglio di Stato.

Il Regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio scorso fissa una roadmap di 32 settimane per il completamento delle operazioni che permetteranno di stabilire un’Anagrafe nazionale della popolazione residente.

Ci sarà quindi un’unica banca dati che sostituirà le attuali 8 mila esistenti.

Si parte con i Comuni più piccoli (sotto ai 100 mila abitanti) per poi chiudere con le grosse città.

Nell’Anagrafe nazionale è inserito anche il “domicilio digitale”, ovvero l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) che il cittadino può anche scegliere come canale esclusivo di comunicazione con la PA.

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