la lodevole iniziativa

Amazon tassata a Seattle per aiutare i senzatetto. La società del multimiliardario Bezos insorge

Per aiutare i senzatetto il consiglio comunale di Seattle ha dato l’ok al contributo di 275 dollari, per ogni impiegato a tempo pieno, da parte delle aziende della città che raggiungono i 20 milioni di fatturato annui. La lodevole iniziativa non piace a Amazon, che solo nell’ultimo trimestre ha guadagnato 1 miliardo. È una tassa, ma deve essere vista come responsabilità sociale d’impresa.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |

Amazon ha perso una grande occasione sia per dimostrarsi rispettosa delle decisioni prese, democraticamente, dal Comune di Seattle, sia per fornire un contributo concreto alla comunità nella quale sorge il suo quartier generale. Il colosso, non solo dell’eCommerce, ma anche del cloud, solo per citare i suoi principali business, guidato dal multimiliardario e AD Jeff Bezos, è insorto contro il voto unanime, nove a zero, del consiglio comunale per tassare le aziende medio-grandi della città a favore dei senzatetto.

Il voto dei consiglieri è già frutto di un compromesso che ha portato alla riduzione della trattenuta a 275 dollari, per ogni impiegato a tempo pieno, da parte delle aziende della città che raggiungono i 20 milioni di fatturato annui. Inizialmente il contributo di ‘solidarietà’ era stato fissato a 500 dollari. Subito, però, si è scatenata la reazione di Amazon e degli altri leader di 131 aziende con sede a Seattle, tra cui i Ceo e cofondatori di ExpediaAlaska Airlines e Payscale, che hanno firmato una lettera congiunta per esprimere le loro obiezioni all’iniziativa legislativa. Questa pressione ha fatto abbassare la quota dell’imposta, ma non il coraggio dei consiglieri che sono andati avanti nella loro battaglia. Ora il testo può diventare ordinanza solo con la firma della sindaca, Jenny Durkan. La prima cittadina, però, ha espresso già dubbi sulla sua efficacia e ha dichiarato che sta pensando di esercitare il suo diritto di veto. Se Durkan non si facesse ammaliare dalle ‘buone ragioni’ delle grandi aziende di Seattle, allora l’ordinanza scatterebbe da gennaio 2019 per interessare il 3% delle aziende presenti sul territorio della città. La tassa, prevista solo per 5 anni, farebbe incassare al Comune circa 44,7 milioni di dollari annui destinati alla costruzione di case popolari e al finanziamento di progetti di assistenza ai senzatetto.

Amazon minaccia di lasciare Seattle

“Siamo molto preoccupati per il futuro creato dall’approccio e dalla retorica ostile del consiglio comunale nei confronti delle aziende più grandi che ci costringono a mettere in discussione la nostra crescita qui”, ha tuonato in una nota il vice presidente di Amazon, Drew Herdener. “La città non ha un problema di ricavi”, ha attaccato, “ha un problema di efficienza nelle spese”. Quando nel consiglio comunale di Seattle è iniziato il dibattito sull’introduzione di quella che è stata ribattezzata la “Amazon tax”, la società di Bezos ha immediatamente sospeso i lavori per l’ampliamento della sua sede, ora ripresi.

Amazon, che sicuramente rischia di essere la più esposta alla nuova tassa, perché a Seattle dà lavoro a circa 45mila persone, non esce bene da questa vicenda. Avrebbe potuto coglierla per dar vita a uno storytelling a proprio favore, “i nostri soldi per i senzatetto”, “aiutiamo volentieri la comunità con una parte importante di risorse economiche”. Invece la società si è scagliata contro la decisione del consiglio comunale. È una tassa, ma deve essere vista come una responsabilità sociale d’impresa, che molte aziende oggi fanno quotidianamente. Per dare un dato, solo nell’ultimo trimestre Amazon ha sfondato il tetto del miliardo di dollari di ricavi.

Per saperne di più su: Amazon

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