Bonus cultura

Amazon, Piacentini e il conflitto di interessi. L’Istituto Bruno Leoni in difesa di un malinteso liberismo

L’Istituto Bruno Leoni risponde ai dubbi su Amazon e bonus cultura sollevati dall’articolo di Francesco Boccia sull'Huffington Post in modo asimmetrico e senza tenere conto del testo originario.

di Raffaele Barberio | @rafbarberio |
Raffaele Barberio

Questa mattina ho ricevuto una comunicazione dell’Istituto Bruno Leoni in risposta all’uscita di Francesco Boccia sull’Huffington Post di domenica scorsa (Bonus ai diciottenni e Business per Amazon).

In essa, l’Istituto risponde ai dubbi sollevati dall’articolo, ma in modo del tutto asimmetrico e, mi pare, senza tenere in alcun conto il testo originario. Sorge francamente il dubbio se l’estensore dell’Istituto Bruno Leoni abbia letto o meno l’articolo in questione.

In quell’articolo, dedicato ai 500 euro assegnati ai diciottenni per spese in ambito culturale, il presidente della Commissione Bilancio avanzava gravi riserve sulla triangolazione Bonus Cultura /Amazon/Piacentini.

Come è noto Diego Piacentini, Vice presidente di Amazon e oggi in aspettativa dal colosso americano è (per due anni) Commissario Straordinario sul digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come è noto Diego Piacentini non si è dimesso dalla sua azienda (come si fa in questi casi negli USA, paese da cui Piacentini viene), perché lì ritornerà alla fine del suo mandato.

Come è noto Diego Piacentini ha rinunciato a qualunque emolumento dalla Presidenza del Consiglio.

Come è meno noto, Diego Piacentini non avrà quindi per due anni il suo modico stipendio da 175.000 dollari annui, ma mantiene intatta la sua quota azionaria di Stock Option che si aggirerebbe oggi (secondo gli analisti di Guggenheim) intorno a poco meno di 90 milioni di dollari (novantamilionididollari), che continueranno a crescere se Amazon continuerà a crescere nel mondo (Italia compresa, che rappresenta una entratura formidabile per la UE, con l’attuale posizione di Piacentini nel governo italiano). Ed è proprio di oggi la notizia che Amazon si pone al primo posto al mondo tra le società digitali con un fatturato di 98,3 miliardi di euro (+20,2% sul 2014 in valuta locale) e precedendo Microsoft, Google, Oracle.

 

Questo il contesto da cui parte l’articolo di Boccia, che scrive, testualmente:

Ma vi pare normale che Amazon, azienda leader mondiale nel commercio elettronico, fornisca la vendita di beni e servizi connessi al bonus cultura di 500 euro erogati dallo Stato per i diciottenni? Lo farà gratis? Penso proprio di no. Ovviamente continuando sui servizi che eroga a non pagare le imposte dovute in Italia. E con uno dei principali azionisti privati (Diego Piacentini) che lavora per il governo. Almeno si risparmi l’offesa all’intelligenza media degli italiani nel ribadire che lavora gratis.

Qui il problema non è cosa fa Piacentini, ma se ci sembra normale che i dati dai nostri ragazzi debbano essere anche nelle mani di privati (Spid, sistema pubblico di identità digitale è già un fallimento per costi e tempi, ma il tema delicato per me è connesso a chi possiede e utilizza le informazioni: i gestori privati di identità Spid).”

Segue quindi un testo di pari lunghezza sulle considerazioni politiche del caso.

 

E cosa fa l’Istituto Bruno Leoni?

Travisa le parole, come si usa fare tra politici di provincia avvezzi a farei furbetti:

In un articolo pubblicato sull’Huffington Post a proposito del bonus diciottenni, l’on. Francesco Boccia ha espresso con indignazione il dubbio che Amazon non fornirà gratuitamente la vendita di beni e servizi acquistati col bonus.

Vi pare che Boccia abbia scritto questo (se non ricorrendo ad una figura retorica dando per scontata la risposta negativa)?

 

Non pago (è il caso di dire), il Bruno Leoni prosegue:

Boccia potrebbe tuttavia aver voluto dire che l’uso del bonus darà ad Amazon l’occasione di lucrare sul possesso dei dati dei giovani diciottenni, facendo tesoro delle informazioni trasmesse. 

Un’insinuazione simile tradisce il più ancestrale pregiudizio verso il mercato, per cui chi segue il motivo del profitto è per forza un disonesto.

Tutti gli esercenti che hanno aderito all’iniziativa del bonus per i diciottenni ottengono informazioni sul loro conto, si tratti della libreria di paese o di Amazon. Tutti, quindi, potrebbero idealmente usare le informazioni ricevute per scopi ulteriori rispetto al bonus, ad esempio usare la mail dei ragazzi per mandare loro informazioni promozionali.

 

Qui all’estensore ignoto dell’Istituto Bruno Leoni (quella mancanza di firma trasforma il testo in una velina) fa piacere far finta di non riuscire a intendere che il caso di specie indicato da Boccia solleva un problema ben più generale e cioè: Perché in Italia SPID è stato dato in gestione a soggetti privati (che possono così disporre di dati personali di milioni di persone, cosa che non trova riscontri in altri paesi europei di riferimento)?

Mentre il testo diffuso dall’Istituto Bruno Leoni sembra sguainare una ingiustificata, perché fuori contesto, voglia di liberismo e ignora completamente il cuore delle osservazioni politiche espresse nell’articolo dell’Huffington Post.

Insomma invece di entrare nel merito, si preoccupa di incornare a testa bassa un manichino che non ha nulla a che fare con il succo delle osservazioni contenute nell’articolo.

 

Prosegue poi il Bruno Leoni con un riferimento netto alle problematiche di protezione dei dati personali espressi nell’articolo, sottolineando:

Il trattamento dei dati dei diciottenni non è questione di purezza o meno. La legislazione italiana ha disciplinato già ampiamente l’uso illecito dei dati, in qualunque modo e a chiunque trasmessi.”

Qui occorre ricordare all’anonimo estensore che le leggi non sono come le tavole di Mosè perché, specialmente quando sottoposte a stress tecnologico, sono costrette a continui adeguamenti per effetto di nuove soluzioni che possono favorirne l’elusione.

Pensare che “la legislazione italiana ha disciplinato già ampiamente” e che quindi non occorra nulla altro, è una sciocchezza che si commenta da sola.

È per questo che esistono le autorità regolatorie o dobbiamo abolire anche quelle? Ce lo dica l’Istituto Bruno Leoni.

 

Ma la chiusura della velina è il top:

Pensare che Amazon, solo perché impresa grande e, peggio ancora, non (la negazione è, ahimè, presente nel testo originale, ndr.) americana, possa disonestamente trarre profitto da quei dati più di quanto non possa fare qualsiasi altro esercente che ha aderito all’iniziativa del bonus è, anche questo, un’offesa all’intelligenza degli italiani”.

Francamente non sappiamo a quale IQ o a quale intelligenza l’anonimo estensore faccia riferimento, né a quale tipologia di italiano medio si riferisca.

Ma, per quanto ci riguarda, dal momento che ci consideriamo sufficientemente intelligenti (anche se, ci rendiamo conto, la valutazione va considerata come del tutto soggettiva) e siamo certamente italiani, ci sentiamo, noi sì, inequivocabilmente offesi nella nostra intelligenza dall’anonima velina dell’Istituto Bruno Leoni.

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