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Allarme Netflix in Francia: ‘Cambiare le regole per salvare il cinema’

Netflix

L’arrivo di Netflix in Francia, previsto per il prossimo 15 settembre, fa tremare il mercato audiovisivo.

Dopo i broadcaster, stavolta a scendere in campo è l’università ParisTech che ha presentato un Rapporto duro secondo il quale lo sbarco oltralpe del servizio americano di video streaming potrebbe far perdere al mercato del cinema fino al 22% dei finanziamenti entro il 2017 (rispetto al 2012). Una flessione che per la fiction televisiva potrebbe arrivare fino al 24%.

Troppo facile, indica la facoltà di Scienze e Tecnologie guidata da Olivier Bomsel, per gli attori globali operare sottraendosi alle rigide regole imposte all’industria audiovisiva e cinematografica francesi.

Ebbene sì, perché Netflix avrà la sua sede ad Amsterdam e non dovrà quindi attenersi alle stringenti condizioni che devono invece rispettare i player d’oltralpe.

Crisi del sistema

Il calo, secondo ParisTech, è dovuto al fatto che Netflix inciderà sulle entrate pubblicitarie e su quelle da abbonamento con i quali i broadcaster fanno già i conti da diverso tempo.

E mentre il mercato audiovisivo è in piena trasformazione, l’arrivo di Netflix scombina le carte e mette i player in stato di agitazione.

Nel Rapporto ParisTech sottolinea che “Il sistema degli obblighi di produzione, nato storicamente dalla volontà di mantenere mercati crescenti e protetti, perde rilevanza e legittimità”.

Gli studiosi spiegano che “Di fronte alla nuova concorrenza, come quella del digitale terrestre, dei nuovi servizi o dell’internazionalizzazione della distribuzione audiovisiva, il mercato audiovisivo cessa d’essere protetto”.

Le condizioni stringenti fissate per i broadcaster li spingono verso l’affannosa ricerca della massimizzazione del pubblico nazionale ma l’arrivo di nuove e più convenienti offerte da parte delle web company straniere potrebbe determinare una lunga recessione.

Il Rapporto evidenzia anche il rischio della crisi dell’attuale sistema normativo francese per quanto riguarda il finanziamento del cinema, che risale alla Seconda Guerra Mondiale, e della fiction televisiva, fissato nella metà degli anni ’80 insieme alle prime misure per la liberalizzazione dell’audiovisivo.

 

Integrazione verticale

Per rispondere a queste nuove sfide, si evidenzia nel Rapporto, sarà pertanto necessario rivedere profondamente il sistema di finanziamento del cinema e della fiction e aprirsi ad altri mercati.

Ciò significa in particolare che bisognerà aumentare le esportazioni, dove cinema e fiction non sono mai state sostenute.

Sarà inoltre necessario procedere con una maggiore integrazione verticale nel settore audiovisivo, attraverso la possibilità per i distributori d’avere una parte nella coproduzioni delle opere che finanziano.

Il Rapporto plaude all’apertura a nuovi attori e alla necessità di accollarsi i rischi purché, si sottolinea, tutti giochino alle stesse condizioni.

“Il paradosso dell’attuale sistema – osserva ParisTech – è che per via della disintegrazione verticale, dovuta al decreto Tasca, il finanziamento regolamentato non spinge a valorizzare i diritti di sfruttamento al di fuori dei confini nazionali e quindi orienta la produzione audiovisiva a orientarsi verso prodotti poco esportabili mentre aumenta la dipendenza verso l’importazione”.

Il governo è già al lavoro dallo scorso anno su nuove norme di settore, ma bisogna renderle al più presto operative per mettere l’industria nella condizione di assorbire l’impatto Netflix.

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