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Alla radice della guerra e delle sopraffazioni del mercato c’è la volontà di distruggere Popoli e arricchire gli speculatori

La criminale aggressione di Putin all’Ucraina, con il conseguente aiuto di armi micidiali alla stessa, soprattutto da parte degli USA, si trova ora, dopo 60 giorni, in uno stato di stallo, che spinge a ritenere che purtroppo ormai il mondo intero è entrato nella terza guerra mondiale tra Russia e Cina da una parte e Stati Uniti e Occidente dall’altra.

Si tratta di una guerra della quale non si vede la fine e che per ora è portata avanti per procura, nell’ambito del territorio ucraino, provocando distruzioni totali e una molteplicità enorme di vittime umane, soprattutto indifese, come i bambini. Un vero orrore.

Come ho più volte detto la soluzione non sta nell’invio delle armi, il cui esito finale potrebbe essere il ricorso di Putin alla bomba atomica, ma nella urgente trasformazione, alla quale dovrebbero prender parte tutti i Popoli di buona volontà, della comunità internazionale, che esiste di fatto, senza alcuna regolamentazione giuridica valida, al punto da essere definita da Croce come costituita da un insieme di leviatani (gli Stati) con le viscere di bronzo, in una comunità giuridica nella quale prevalga il principio maggioritario, cancellando l’inammissibile diritto di veto previsto dal consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il motivo più profondo della lotta sul piano internazionale risiede per altro anche nella lotta, interna agli Stati, tra multinazionali e singoli, nonché fra Stati più forti e Stati più deboli, a causa del globale radicamento del sistema economico predatorio neoliberista.

Voglio dire che, come è necessario portare un ordine giuridico nella comunità internazionale, è altrettanto necessario e primario portare un ordine giuridico all’interno del mercato generale, il quale agisce senza regole e fa in modo che persone senza scrupoli, siano essi magnati russi o le multinazionali e la finanza occidentali, in sostanza tolgono ricchezza ai popoli impossessandosi dei loro beni per i loro fini personali.

È quanto sta avvenendo in Italia a proposito della illecita concessione a privati della gestione dei profitti dei servizi pubblici essenziali (autostrade, trasporto aereo, telecomunicazioni, ecc.) a privati speculatori nazionali ed esteri, i quali comprano e vendono queste società di gestione aumentando i loro profitti ai danni della collettività, infatti detti servizi pubblici sono molto lucrativi e questa immensa ricchezza che essi producono, anziché finire nel bilancio dello Stato italiano, finisce nelle tasche di detti speculatori.

Devo precisare che questa situazione viola in modo eclatante l’articolo 42, primo comma, prima alinea, della Costituzione, nel quale si legge che: “la proprietà è pubblica o privata”, intendendo per proprietà pubblica la proprietà del Popolo, che è originaria, cioè coeva alla costituzione dello Stato-Comunità, illimitata (a differenza della proprietà privata per la quale sono previsti importanti limiti) e soprattutto piena, nel senso che la proprietà pubblica del bene di cui si tratta (ad esempio le autostrade) non può essere svuotata del suo contenuto, consistente nel servizio pubblico, in modo da creare l’assurdo di una proprietà pubblica “nuda” la cui fruizione e i cui profitti sarebbero dati, mediante le concessioni, a singoli speculatori privati. Insomma l’articolo 42 della Costituzione afferma chiaramente che la proprietà pubblica di un bene implica inscindibilmente la sua fruizione e gestione..

Questo scempio deve finire e il Parlamento ha il dovere di bloccare questo saccheggio del patrimonio pubblico con una legge che vieti la concessione dei servizi pubblici essenziali e ammetta soltanto lo svolgimento da parte di privati di singole e determinate attività per il tempo richiesto dallo svolgimento delle attività stesse.

L’abolizione delle concessioni dei servizi pubblici è una necessità inderogabile per salvare posti di lavoro, impedire che le fonti di produzione di ricchezza vadano all’estero e, in una parola, salvare il Popolo italiano da un inevitabile e totale immiserimento.

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