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AI, Trump vuole testare i modelli più potenti prima del lancio sul mercato

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L’amministrazione Trump lancia un programma volontario di collaborazione con OpenAI, Google e Anthropic per testare i modelli di AI più avanzati prima del rilascio. Obiettivo: rafforzare la sicurezza nazionale, prevenire minacce informatiche e tutelare la competitività tecnologica degli Stati Uniti.

Testare e valutare i modelli AI più potenti per rafforzare la sicurezza nazionale, l’ordine esecutivo firmato da Trump

Non sarà un obbligo imposto alle Big Tech come OpenAI, Google oAnthropic, ma un meccanismo volontario di collaborazione con il Governo degli Stati Uniti. È quanto prevede l’ultimo ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che pone le basi per una nuova fase di sperimentazione e valutazione dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati a livello federale.

Ufficialmente, come si legge nel documento pubblicato dalla Casa Bianca, l’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i principali dipartimenti federali, dal Dipartimento della Difesa a quello del Tesoro, passando per la Sicurezza Nazionale e l’Homeland Security, per potenziare la protezione informatica del Paese e delle infrastrutture critiche.

Prima dell’implementazione e del rilascio sul mercato dei modelli AI più potenti, l’amministrazione Trump ha dunque espresso la volontà di valutarne preventivamente gli aspetti di sicurezza, con l’obiettivo dichiarato di tutelare gli interessi nazionali.

Le capacità avanzate dell’intelligenza artificiale rendono la nostra nazione più forte, ma introducono anche nuove implicazioni per la sicurezza nazionale che richiedono un’azione coordinata tra dipartimenti e agenzie esecutive”, si legge nell’ordine esecutivo. Il documento sottolinea inoltre che l’amministrazione Trump “lavorerà a stretto contatto con l’industria per garantire che le tecnologie più avanzate e sicure vengano implementate rapidamente per contrastare qualsiasi minaccia al Paese”.

Firma posticipata di 10 giorni per no danneggiare le Big Tech?

Secondo quanto riportato da NBC News, il decreto avrebbe dovuto essere firmato il 21 maggio nel corso di una cerimonia pubblica alla presenza degli amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche statunitensi. All’ultimo momento, tuttavia, Trump avrebbe annullato l’evento, rinviando la firma del provvedimento, poi avvenuta ieri a porte chiuse.

Una scelta che, secondo l’emittente americana, sarebbe stata motivata dal timore di penalizzare le stesse Big Tech e di compromettere la competitività dell’industria tecnologica statunitense nei confronti della Cina.

Non solo. Il rinvio potrebbe aver consentito all’amministrazione di introdurre modifiche sostanziali al testo. L’ordinanza stabilisce infatti che il programma di test volontario consentirà al Governo federale di accedere ai modelli di intelligenza artificiale di frontiera fino a 30 giorni prima della loro distribuzione ad altri partner considerati affidabili, rispetto ai 90 giorni previsti nella bozza iniziale.

Il documento dispone inoltre che i procuratori generali attribuiscano priorità ai procedimenti che coinvolgono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione agli agenti AI e ai sistemi autonomi impiegati in attività di criminalità informatica.

In questo contesto, il caso Mythos di Anthropic potrebbe aver contribuito ad accelerare un processo interno di maggiore attenzione da parte del Governo federale ai temi della cybersecurity nazionale.

Se l’AI finisce nelle mani sbagliate …

Se da un lato il modello potrebbe rappresentare uno strumento utile per aiutare aziende e organizzazioni a individuare vulnerabilità nei propri sistemi di sicurezza informatica, dall’altro diversi esperti, così come numerosi esponenti dell’amministrazione, temono che tali capacità possano essere sfruttate da attori malevoli per identificare e colpire debolezze presenti nei software e nelle infrastrutture digitali.

È relativamente raro che l’amministrazione Trump intervenga con misure che introducono forme di supervisione sulle tecnologie più avanzate. Finora, infatti, l’approccio è stato prevalentemente orientato nella direzione opposta, con una forte opposizione sia alle proposte normative federali sia alle iniziative legislative dei singoli Stati che, secondo la Casa Bianca, rischierebbero di rallentare l’innovazione americana nel settore dell’intelligenza artificiale.

Dalla partecipazione volontaria a quella obbligatoria?

Non mancano, tuttavia, le critiche all’approccio adottato dalla Casa Bianca, come riportato da Politico. Caleb Knapp, responsabile senior delle politiche dell’Alliance for Secure AI, ha definito l’ordinanza “un buon punto di partenza per costruire le capacità istituzionali necessarie a una supervisione efficace dei modelli di intelligenza artificiale avanzata“.
Secondo Knapp, però, un sistema basato esclusivamente sulla partecipazione volontaria delle aziende non sarebbe sufficiente a garantire un controllo adeguato delle tecnologie più potenti. Per questo motivo ha invitato il Congresso a intervenire con una normativa più stringente, introducendo l’obbligo per gli sviluppatori di sottoporre i propri modelli a una revisione governativa prima del rilascio. Una posizione che evidenzia il dibattito in corso negli Stati Uniti tra chi ritiene necessario rafforzare gli strumenti di vigilanza e chi teme che un eccesso di regolamentazione possa rallentare l’innovazione.

Anche Caleb Max, presidente e CEO della National Artificial Intelligence Association, ha sottolineato come le iniziative volontarie rappresentino spesso soltanto una prima fase del processo normativo: “Raramente il governo adotta misure destinate a rimanere esclusivamente volontarie. In genere, le regole tendono a diventare più restrittive nel tempo, non più permissive“.

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