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AI, Trump impone nuovi standard a Congresso e singoli Stati. Un favore alle Big Tech?

La nuova proposta di quadro normativo per lo sviluppo dell’AI negli USA

Un’America AI-ready passa per poche ma semplici regole, che garantiscano sempre un’innovazione tecnologica veloce e competitiva. La Casa Bianca la vede così: per vincere la guerra delle nuove tecnologie e affermare la supremazia degli Stati Uniti bisogna lasciar fare alle grandi aziende tecnologiche, le Big Tech, cercando, allo stesso tempo, di garantire le tutele minime ai cittadini e in particolare ai soggetti più fragili.

Oggi il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso pubblico sul sito della White House un documento quadroper promuovere e favorire una politica nazionale unica sull’intelligenza artificiale (AI) che sia propedeutica ad una nuova era di prosperità, crescita e sicurezza nazionale e del popolo americano”.

Un nuovo standard normativo che consenta all’industria e alle amministrazioni locali di “superare incertezze e criticità”, quindi minacce e problematiche di ogni genere, legate a questa “tecnologica rivoluzionaria, che è destinata non solo a rimanere, ma a favorire il benessere dei propri cari e l’affermarsi di una economica prospera”.

Inizia così il documento presentato dal Presidente degli Stati Uniti in cui sono esposti i sei obiettivi chiave della sua amministrazione su questo tema strategico: proteggere i bambini e responsabilizzare i genitori; tutela e rafforzamento delle comunità americane; rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e sostegno ai creatori; prevenire la censura e proteggere la libertà di parola; promuovere l’innovazione e garantire il primato americano nell’AI; formazione dei cittadini americani e sviluppo di una forza lavoro pronta per l’AI.

Trump impone la sua visione tecnologica al Congresso e ai singoli Stati americani

La nuova proposta di quadro normativo è rivolta direttamente al Congresso, con cui l’amministrazione Trump “non vede l’ora di collaborare nei prossimi mesi”, si legge nel comunicato che accompagna la pubblicazione, “per trasformare questo quadro normativo in una legge”, che il Presidente sarà felice di firmare.

Come spiegato da Cheyenne Haslett e Gabby Miller su Politico, il documento esorta il Congresso ad annullare tutte le leggi sull’intelligenza artificiale adottate dai singoli Stati americani, perché secondo la Casa Bianca “impongono oneri eccessivi” e “minano la capacità del Paese di innovare e di essere leader nella corsa globale all’AI”.

L’amministrazione Trump lavora da circa un anno per affermare la superiorità normativa della legge federale su quelle statali in materia di intelligenza artificiale. Lo sta facendo sia attraverso il Congresso, sia con decreti esecutivi, sostenendo che la frammentazione normativa rappresenti un freno all’innovazione nel settore.

Il quadro proposto invita esplicitamente il Congresso a prevalere su eventuali leggi statali che regolino lo sviluppo dei modelli o che penalizzino le aziende per l’uso che terzi fanno delle loro tecnologie di AI. Allo stesso tempo, sollecita i legislatori a non istituire nuove agenzie federali dedicate alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.

Dalla tutela dei minori alla protezione del copyright, fino alla libertà di parola

I sei punti chiave sono brevemente illustrati nel comunicato di presentazione della nuova proposta di quadro regolatorio federale dell’AI e abbracciano diversi argomenti molto sensibili, sia dal punto di vista etico e morale, sia regolatorio e dei diritti di proprietà.

Trump mette al primo posto le famiglie e i minori, che in quanto soggetti fragili devono essere tutelati dai rischi di esposizione prolungata e senza regole chiare a tecnologie potenti come l’AI: “i genitori sono i più indicati per gestire l’ambiente digitale e l’educazione dei propri figli”, ma per far questo il Congresso deve fornire “strumenti efficaci per farlo, come ad esempio i controlli degli account per proteggere la privacy dei figli e gestire il loro utilizzo dei dispositivi”.

Alle aziende tecnologiche il compito di “implementare funzionalità per ridurre il rischio di sfruttamento sessuale dei bambini o di incitamento all’autolesionismo”.

Sempre per favorire un rapporto più sicuro e meno diffidente delle famiglie con l’AI, l’amministrazione Trump farà in modo che “i contribuenti non debbano farsi carico dei costi dei data center” e quindi non debbano subire eventuali ricadute dei prezzi dell’energia in bolletta, per questo chiede al Congresso di “semplificare le procedure di autorizzazione affinché i data center possano generare energia in loco, migliorando l’affidabilità della rete elettrica”.

Sulla tutela del copyright la disposizione normativa è piuttosto vaga, perché se da un lato dice che “le opere creative e le identità uniche degli innovatori, dei creatori e degli editori americani devono essere rispettate”, dall’altro propone un approccio generico ed equilibrato in cui da una parte si da spazio alle necessità di addestramento dell’AI e dall’altro si assicura sostegno ai creatori e ai detentori dei diritti di proprietà intellettuale.

Contro la censura e a difesa del Primo emendamento, infine, la nuova proposta di quadro regolatorio impedirà “che i sistemi di intelligenza artificiale vengano utilizzati per mettere a tacere o censurare espressioni politiche o dissenso lecito”.

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