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AI, tre pericoli secondo Lagarde (Bce): “Il boom del debito, la disoccupazione e la dipendenza”

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Lagarde invita l’Europa ad accelerare su investimenti, infrastrutture e competenze, mentre resta aperta la sfida sull’occupazione e sulla capacità di costruire una maggiore autonomia tecnologica.

L’audizione della Presidente della Bce Christine Lagarde al Parlamento europeo su AI, rischi e opportunità per l’Ue

L’intelligenza artificiale (AI) promette di aumentare la produttività, ridurre i costi e trasformare interi settori dell’economia. Ma dietro la corsa globale agli investimenti sta emergendo un rischio sempre più rilevante per la stabilità finanziaria: valutazioni azionarie concentrate su poche società tecnologiche e un crescente ricorso al debito per finanziare data center, chip e infrastrutture AI.

È il punto più delicato dell’intervento della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, durante l’audizione alla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.

“L’attività di investimento nell’AI dipenderà anche dall’andamento dei mercati finanziari e dall’eventuale concretizzarsi dei rischi associati al boom dei finanziamenti nel settore”, ha avvertito Lagarde, aggiungendo: “Una brusca revisione delle prospettive delle società di AI e della sostenibilità del loro debito potrebbe innescare correzioni di mercato e ripercuotersi sugli investitori dell’area dell’euro e sull’economia nel suo complesso”.

Dal boom dell’AI al rischio finanziario

Il problema non riguarda soltanto quanto denaro viene investito nell’intelligenza artificiale, ma come viene finanziata questa espansione. Per anni i maggiori gruppi tecnologici americani hanno potuto sostenere gli investimenti attraverso gli enormi flussi di cassa generati dalle proprie attività.

La dimensione della nuova corsa infrastrutturale sta però modificando questo modello: gli hyperscaler stanno ricorrendo sempre più ai mercati obbligazionari e ad altre forme di finanziamento.

La stessa Bce ha recentemente rilevato che le Big Tech stanno aumentando la loro presenza anche sul mercato obbligazionario dell’area euro. Questo può accrescere la concentrazione degli investimenti e l’esposizione europea al settore tecnologico statunitense.

Il rischio è un meccanismo a catena. Se le aspettative sui profitti futuri dell’AI venissero ridimensionate, la correzione potrebbe non fermarsi alle azioni tecnologiche. Potrebbe coinvolgere obbligazioni, credito privato e investitori esposti direttamente o indirettamente al boom.

La BCE sottolinea infatti che la combinazione tra forte crescita delle quotazioni azionarie e aumento dell’indebitamento merita particolare attenzione dal punto di vista della stabilità finanziaria.

Europa indietro negli investimenti

Il paradosso è che l’Europa deve contemporaneamente proteggersi dai rischi finanziari dell’AI e investire molto di più nella stessa tecnologia.

Secondo Lagarde, alla fine del 2025 il 38% delle imprese dell’area euro dichiarava almeno un utilizzo moderato dell’intelligenza artificiale, ma appena il 7% ne faceva un uso significativo.

Per colmare il divario con gli Stati Uniti non basta finanziare startup o acquistare software. Servono capacità di calcolo, data center, energia, capitale, formazione dei lavoratori e una trasformazione dei processi aziendali. Le imprese europee stanno aumentando gli investimenti: secondo una recente indagine BCE, il 49% prevede investimenti in tecnologie e strumenti AI, il 46% nella formazione dei dipendenti e il 40% in dati e infrastrutture.

Lagarde richiama quindi iniziative come InvestAI, lo Scaleup Europe Fund e i 30 miliardi di euro destinati alle AI Gigafactories. Ma il nodo strutturale rimane la capacità europea di trasformare ricerca e innovazione in imprese capaci di crescere su scala globale.

AI e lavoro: dipende da come viene utilizzata

La seconda grande incognita riguarda l’occupazione, ha affermato Lagarde: “oltre la metà dei lavoratori utilizza già strumenti di AI nel proprio lavoro”.

Finora non emerge un effetto generalizzato di distruzione dei posti di lavoro. Anzi, le aziende che utilizzano maggiormente l’AI tendono nella fase di transizione ad assumere di più. Ma la finalità dell’investimento fa la differenza.

“Le imprese che impiegano l’intelligenza artificiale per ricerca, innovazione e sviluppo di nuovi prodotti tendono ad aumentare l’occupazione; quelle che la adottano principalmente per ridurre il costo del lavoro mostrano invece una maggiore propensione a tagliare personale”, si legge nel testo pubblicato dalla Bce.

La domanda decisiva, secondo Lagarde, resta quindi aperta: “L’AI diventerà prevalentemente un complemento del lavoro umano oppure un suo sostituto?“.
Intanto, secondo una nuova ricerca pubblicata da McKinsey, per colpa dell’AI più di 11 milioni di lavoratori americani dovranno cercare un’occupazione diversa da quella attuale nei prossimi 10 anni.

La strategia europea: innovare, essere indipendenti, utilizzare l’AI

La risposta indicata dalla presidente della Bce poggia infine su tre direttrici: innovazione, indipendenza e diffusione intensiva dell’intelligenza artificiale.

L’Europa deve “ridurre la frammentazione del mercato unico”, sviluppare “mercati dei capitali più profondi”, aumentare la “disponibilità di energia e capacità di calcolo” e rafforzare le componenti critiche della filiera tecnologica.

L’obiettivo, precisa Lagarde, “non è l’autosufficienza, ma garantire che le funzioni strategiche possano continuare a operare anche in condizioni avverse”.

La sfida europea assume così una doppia dimensione: Bruxelles deve evitare di restare spettatrice di una rivoluzione tecnologica finanziata e controllata altrove, senza però ignorare che proprio la velocità e la quantità di capitale riversate sull’AI stanno creando “nuove vulnerabilità”.

Per l’Europa, dunque, investire nell’intelligenza artificiale non basta, ha sottolineato la Presidente della Banca centrale, la questione diventa riuscire a farlo senza trasformare la corsa tecnologica di oggi nel rischio finanziario di domani.

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