Per i 70 anni dei Trattati di Roma, il Pd lancia il manifesto degli Stati Uniti d’Europa
È l’ora degli Stati Uniti d’Europa. È questo il titolo del manifesto presentato dal Partito democratico al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria. La scelta non è casuale. A Strasburgo gli eurodeputati si stanno confrontando su nodi particolarmente delicati riguardo al futuro della nostra Unione.
Certo, i Dem l’hanno presa un po’ larga, visto che il manifesto è dedicato al settantesimo anniversario dei “Trattati di Roma”, che ricorrerà nel marzo del 2027. Una ricorrenza storica importante, visto che quel trattato del 1957 gettava le basi dell’Unione europea, le stesse basi che oggi, a quanto pare, qualcuno vorrebbe rimettere in discussione.
In sostanza, secondo il Partito democratico in Europa la situazione è grave e bisogna muoversi rapidamente, richiamando lo spirito dei padri europei depositato in quei trattati. C’è da decidere in che modo procedere tutti insieme, soprattutto alla luce dell’ormai celebre Rapporto Draghi, ma anche della forte instabilità politica che ormai circonda la Commissione europea e gli scenari geopolitici resi oltremodo difficili dalle politiche aggressive dell’alleato statunitense.
“L’Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino”, inizia così il testo del manifesto, che poi è quanto dichiarato più volte dall’ex premier italiano Mario Draghi (e dallo stesso ex premier Enrico Letta).
AI, Spazio, green, Difesa: “Serve sviluppare un’autonomia stragica“
Riferendosi allo stato attuale dell’Unione, il manifesto esprime forti dubbi e timori sul livello di efficacie e sicurezza dell’integrazione politica, economica e produttiva raggiunta. Un livello ritenuto non sufficiente a “sviluppare un’autonomia strategica nei campi fondamentali dello sviluppo”.
I soliti campi: “Pensiamo alle sfide tecnologiche per rilanciare la nostra competitività nel campo del digitale, dall’intelligenza artificiale, all’aerospazio, alla transizione ecologica e all’autonomia strategica nella Difesa”.
“Su questi temi – è precisato nel manifesto – noi non produciamo più innovazione: la regoliamo. Altri producono, ci vendono i prodotti, e crescono loro mentre noi paghiamo. Regolare per tutelare persone e pianeta è giusto, ma da solo non crea PIL né lavoro. Senza investimenti pubblici comuni ricchezza e occupazione vanno altrove”.
Siamo quindi al punto critico: serve il “compra europeo”, il “buy european”, servono investimenti infrastrutturali e servono strategie chiare e condivise su come andare avanti.
“C’è un’unica America e un’unica Cina. A quando un’unica Europa?“
“È il momento di agire. C’è un’unica America e un’unica Cina. Per arrivare a un’unica Europa servono scelte coraggiose: il superamento delle decisioni all’unanimità e del diritto di vero, un fondo europeo da 750 miliardi per produttività, intelligenza artificiale e transizione verde, nuovi trattati commerciali e una vera difesa comune. Come nel 1957, serve coraggio per cambiare”, ha dichiarato in una nota Stefano Bonaccini, eurodeputato del Partito democratico (S&D).
“Il contenuto del nostro manifesto in vista dei 70 anni dei Trattati di Roma è la necessità di investire, promuovere il mercato unico, rilanciare le cooperazioni rafforzate, ridiscutere il diritto di veto, garantire la coesione sociale, aumentare il bilancio ricorrendo anche a debito comune”, ha commentato il capodelegazione PD al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti.
“Le nostre proposte per la federazione europea rappresentano l’unica rotta da percorrere per salvare l’Europa dall’irrilevanza e farla contare davvero in un mondo instabile, dove alleati tradizionali come gli Stati Uniti rimangono imprevedibili e le tensioni globali crescono ovunque”, ha affermato Brando Benifei, eurodeputato Pd.
Parola chiave: competitività. Vincerà il ‘made in Eu’ o la necessità di deregolamentare?
Il manifesto presentato dal Pd cerca di attirare l’attenzione su una parola chiave: competitività. Nei settori tecnologici strategici, come detto, ma anche nella Difesa, nella Space Economy e nella transizione energetica. Ma su questo punto si sono affermate due visioni diverse: da una parte c’è chi chiede la scelta europea, il made in Eu, dall’altra chi predilige invece maggiore deregolamentazione e semplificazione. Ma le due proposte sono veramente incompatibili?
Oggi ad Anversa un migliaio di capitani d’industria si riunirà per fare il punto del settore in Europa, per avanzare richieste concrete alla Commissione europea e stilare i punti chiave di quello che potrebbe essere un vero e proprio Industry deal.
Ne ha parlato anche il Presidente francese, Emmanuel Macron, lanciando un appello per una nuova dottrina economica europea da proporre al vertice degli industriali di Anversa, ma anche al prevertice con riunione dei capi di stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, che si terrà sempre oggi.
In un’intervista rilasciata a Le Monde e altri 6 giornali europei fra i quali Il Sole 24 Ore, Macron parla di “un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale”. Una strada che pare condivisa dai dem nel loro manifesto e allo steso tempo rifiutata dal nuovo asse Roma-Berlino.
Una strategia francese che punta a maggiore unità, al compra europeo, all’indipendenza e all’autonomia tecnologica, ma che non troverà una sponda amica né in Germania, né in Italia, che da qualche tempo, soprattutto dopo il recente bilaterale a Roma fra Merz e Meloni, hanno sempre più allineato le loro visioni per l’Unione. Lo scrive Politico, aggiungendo che entrambi sono scettici sui grandi progetti del presidente francese e stanno raccogliendo sostegno per un programma diverso, con una maggiore enfasi sul libero scambio e sul commercio.
Trattati ancora validi, ma ancora condivisi da tutti oggi?
I Trattati di Roma, firmati il 25 marzo 1957 da sei paesi fondatori (Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi), istituirono la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), ponendo le basi per l’attuale Unione Europea. Entrati in vigore il 1° gennaio 1958, crearono un mercato comune basato sulle quattro libertà (circolazione di merci, persone, servizi e capitali) e l’unione doganale.
Quei trattati sono stati modificati e attualizzati più volte nel tempo (nel 1992 con il trattato di Maastricht, nel 1997 con il trattato di Amsterdam, nel 2002 con il trattato di Nizza), ma gli obiettivi sono sempre rimasti gli stessi nei decenni.
Una visione davvero avanzata per quei tempi, dettata dall’urgenza di rialzarsi dalle macerie della Seconda guerra mondiale e dalla necessità di impedire che in futuro i Paesi europei tornassero a distruggersi a vicenda. Tutti volevano ricostruire settant’anni fa. Oggi tutti sembrano più impegnati a distruggere quanto fatto finora.
